SARZI AMADE’ PORTA BORDEAUX A ROMA
A Palazzo Brancaccio a Roma, il 31 marzo, abbiamo partecipato alla degustazione organizzata da Sarzi Amadè con i produttori di Bordeaux, in un evento che ha previsto banchi di assaggio e masterclass.

Bordeaux
Insieme alla Borgogna, la zona di Bordeaux è uno dei luoghi dove vengono fatti i vini tra i migliori del mondo. Due fiumi principali, Dordogna e Garonna, si uniscono verso la fine del loro percorso nell’estuario chiamato Gironda. Siamo sulla costa occidentale della Francia, affacciata sull’Oceano Atlantico.

La vicinanza di questi corsi d’acqua ha reso in passato la zona paludosa, ma grazie all’arrivo dei Romani, che riuscirono a bonificare i terreni, la coltivazione della vite divenne la regola e iniziò a seguire un andamento razionale.
Oggi questo territorio è principalmente suddiviso in due grandi zone chiamate Rive Gauche, ossia riva a sinistra del fiume Garonna, caratterizzata da terreni ghiaiosi, anche ricchi di ciottoli, e la Rive Droite, ossia a destra, del fiume Dordogna, composta da suoli più argillo-calcarei.
Non esistono vere e proprie colline e le altitudini si attestano a non più di 80 metri sul livello del mare. La struttura ciottolosa e ghiaiosa è data dai detriti trasportati dai fiumi e da quelli che si sono formati dallo sgretolamento dei Monti Pirenei. Le rive si differenziano per i suoli e di conseguenza diverse sono le varietà che vengono coltivate. Sulla Riva Sinistra (Gauche) prevale la presenza di taglio bordolese, cioè fatto di Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot, talvolta con un’aggiunta minima di Petit Verdot, in via eccezionale la presenza di Carmenere, ma è davvero meno frequente.

Chateau Petrus – Pomerol
Sulla Riva Destra (Droite), il Merlot è protagonista, come nel caso di Chateau Petrus a Pomerol, che vede la prevalenza di questa varietà, con un 5% di Cabernet Franc. Giusto per darne contezza, Petrus può essere definito un mito tra i miti. Nato da un terroir eccezionale e un savoir-faire unico che viene gelosamente custodito. Composto da un vigneto di undici ettari e mezzo, su una collinetta di 40 metri con terreni argillosi unici, composti da argille rosse e blu nel fondo, grazie a una ricca presenza di ferro.
Il vino viene affinato per 18/20 mesi in botti di rovere francese sempre nuove. Ha caratteristiche olfattive uniche, “profondo, robusto e seducente”, una fortuna poterlo assaggiare almeno una volta nella vita. Il prezzo è altissimo, sappiatelo, ma anche solo parlarne aiuta a sognare un po’. Precisiamo che non era presente all’evento ma ne abbiamo voluto raccontare perché è un unicum nel mondo enologico ed enoico, e parlare di Bordeaux senza citarlo, sarebbe stato un’omissione imperdonabile.

Mentre assaggiamo i vini di Bordeaux ci sovviene un’interessante considerazione da fare. Mentre i vignaioli della Borgogna si impegnano a far emergere la miglior qualità dall’unico vitigno a disposizione, il Pinot Nero, nel Bordeaux invece il vigneron si trasforma in un vero chef, che deve trovare la giusta combinazione tra le varietà a disposizione. Ogni vendemmia porta nuovi elementi e fattori diversi, che vanno interpretati, non si segue un percorso prestabilito. In questo modo la filosofia produttiva che segue questo sistema permette di produrre un blend che sia anche marchio dell’azienda. Difficilmente, infatti, troveremo le stesse percentuali di anno in anno.
Chateau La Conseillante – Pomerol
Sarzi Amadè, leader italiano nella distribuzione di prestigiosissime etichette, ha proposto nelle eleganti sale di Palazzo Brancaccio a Roma, una serie di banchi di assaggio dove i produttori bordolesi hanno raccontato il loro lavoro e il loro territorio. Abbiamo seguito per l’occasione una delle masterclass proposte, dedicata a Chateau La Conseillante a Pomerol, nella riva destra del fiume Dordogna.
Abbiamo assaggiato tre annate diverse, 2018, 2017, 2011, per una versione di Merlot almeno all’80%, che cresce su terreni, come abbiamo detto, in prevalenza argillosi. Il restante 20% è dedicato a Cabernet Franc, che dona longevità e un senso di snellezza e agilità. L’annata 2018 ci è sembrata corposa e intensa, anche se relativamente giovane al gusto. Questi sono vini che anche dopo cinque o sei anni hanno l’aria da adolescenti in fase di crescita, sono vini che non hanno tempo, destinati in un futuro prossimo difficile da determinare. L’annata 2011 si è rivelata elegante e pronta, grazie a un tannino che col tempo si è definito, in maniera netta, è un vino innegabilmente molto equilibrato.

I Vini dolci Sauternes
Un assaggio molto piacevole quello dei vini dolci, provenienti dalle zone a sud di Bordeaux e prodotti con uve Muscadelle, Sémillon e Sauvignon Blanc. Vini prodotti grazie all’attività della Botrytis Cinerea. Sono i famosi Sauternes, attaccati dalla cosiddetta muffa nobile che non arriva tutti gli anni a condizioni ottimali. I vini sono dunque rari e difficili da gestire e la cui produzione è molto limitata. La condizione ottimale è che al periodo di umidità che serve a produrre la Botrytis, segua un periodo secco e lungo, indispensabile alla disidratazione del chicco, alla diminuzione di acidi tartarico e malico e alla realizzazione di uve che rendono unico questo vino. L’uvaggio è 70% Sémillon, il resto Muscadelle e Sauvignon Blanc.

Il Sauternes ha un’ampiezza olfattiva impressionante. Al naso sentori di mela cotogna e agrumi, albicocca e pesca, nespola, accompagnati da cenni di spezie, come zafferano.
In bocca scivola con una suadenza rara, in un effluvio di miele, cera d’api, albicocche disidratate, lasciando il sorso lungo, mai stucchevole. Possono arrivare al secolo se conservati bene e il loro costo è altissimo. Vale tutto il lavoro che viene fatto nella scelta manuale, nella selezione, l’affinamento e la grandissima cura quasi maniacale tramandata nei decenni.
In Francia parla il territorio
Ci chiediamo perché i vini francesi sono buoni e spesso più buoni di quelli italiani. Perché i francesi si sono accorti prima del territorio, hanno subito unito le forze e a parlare è il suolo dove coltivano le uve, non sono i singoli vigneron che da soli non arriverebbero da alcuna parte. Ogni lotto, ogni vigna ha le sue caratteristiche che possono essere divise tra vari piccoli proprietari che però non sono mai protagonisti. Storicamente parlando, la classificazione dei vini a Bordeaux risale all’aprile del 1855, richiesta da Napoleone III in previsione dell’Esposizione Universale di Parigi. Da quell’anno è stata modificata in modo impercettibile (con la sola eccezione dell’inclusione di Château Cantemerle e la promozione di Château Mouton Rothschild), una classificazione stringente nella quale entrare, oggi, rappresenta un’azione eroica.
SARZI AMADE’
Sarzi Amadè, che quest’anno festeggia 60 anni di attività, vanta un catalogo di eccellenze che vede l’offerta francese al primo posto – 250 case vinicole – con il primato di Borgogna e Bordeaux. Il portfolio aziendale è considerato il più completo e qualificato in termini di disponibilità di vini Bordeaux in Italia: l’azienda è partner primario degli châteaux bordolesi che hanno scritto la storia vitivinicola della regione.
«Essere il punto di riferimento nella distribuzione delle grandi eccellenze bordolesi in Italia è per noi motivo di grande soddisfazione» commentano Alessandro e Claudia Sarzi Amadè. «Un evento come questo, cha ha riscosso un così grande successo anche nella sua seconda edizione, è il risultato di un lavoro costruito in questi 60 anni: sin dalla fondazione, la nostra famiglia ha instaurato rapporti solidi con gli châteaux di Bordeaux, muovendosi con competenza all’interno del loro articolato sistema distributivo. Collaborazioni di questo livello valorizzano il nostro know-how e ci permettono di consolidare relazioni esistenti e aprirne di nuove».
Photo Credit: in parte originali di Massimo Casali, in parte concesse dall’ufficio stampa e due create con AI






