“Sassari antigga”, sapori e costumi di un tempo lontano

“Sassari antigga”, sapori e costumi di un tempo lontano

Presso il  parco di Monserrato ,nell’immediata periferia di Sassari, si è messa in moto la  “macchina del tempo” dell’Associazione Quiteria per la promozione storica e culturale supportata in questa occasione  da un gruppo di amici rievocatori di Cagliari.

un viaggio nel tempo
un viaggio nel tempo

L’associazione si occupa ormai da anni di ricreare ambientazioni d’epoca curate nel minimo dettaglio e di operare una riscoperta delle antiche tradizioni gastronomiche e di ospitalità riproponendo antiche ricette.

Monumenti Aoerti 2026 a Sassari
Monumenti Aperti 2026 a Sassari

Ospiti per una giornata  di Marietta Giordano, antica proprietaria di questo luogo meraviglioso accompagnata  da alcuni  suoi amici.

Laura Lanza rievoca la figura di Marietta Giordano
Laura Lanza rievoca la figura di Marietta Giordano

I rievocatoti hanno  ricostruito una giornata di fine ottocento della famiglia di Giovanni Antonio Sanna, imprenditore e collezionista cui si deve il Museo Archeologico cittadino.

Per poter accettare questo prestigioso invito ho con piacere dovuto rispettare il rigido “dress code”: abiti, gioielli e accessori d’epoca e rispetto fin nel minimo dettaglio delle abitudini antiche per un vero “Dejeuner sur l’herbe” di epoca Liberty organizzato  in occasione della manifestazione  “Sardegna Monumenti Aperti” di  Imago Mundi.

Ospiti con il “dress code” dell’epoca
Ospiti con il “dress code” dell’epoca

Il programma del “Dejeuner sur l’herbe”

“Dejeuner sur l’herbe”
“Dejeuner sur l’herbe”

In apertura,  nell’area conferenze sopra lo splendido ninfeo: la storia del parco raccontata dalla professoressa  Maria Rita Piras e allestimento del picnic in abito d’epoca.

La promenade
La promenade

La partenza poi della “Promenade” guidata da Marietta Giordano alla scoperta dei monumenti del parco.  

La promenade
La promenade

Ed eccoci poi all’ora del pranzo accolti dal  Picnic Liberty con ricostruzione di un momento conviviale sull’erba dei primi del ‘900. 

Un pic nic liberty
Un picnic liberty

Nel pomeriggio ancora  passeggiate e “tableau vivants “in abito storico negli  angoli più suggestivi del parco.

Giungiamo poi all’ora del tè,  servito  presso il ninfeo con oggetti e porcellane d’epoca.

La cerimonia è  accompagnata da  racconti e aneddoti sulla tradizione tra Sardegna ed Europa, a cura delle professoresse Maria Rita Piras e Laura Lanza, vere esperte e appassionate rievocartici.

la cerimonia del tè
la cerimonia del tè
ragazza che beve il tè
ragazza che beve il tè

Il parco di Monserrato 

il parco di Monserrato
il parco di Monserrato

I primi documenti sul futuro Parco di Monserrato risalgono alla seconda metà del 1600, quando la proprietà apparteneva alla famiglia spagnola Navarro.

Nel 1758 la tenuta passò alla famiglia Deliperi: Giacomo, in particolare, fu anche il primo sindaco della città.

Nel 1856 la proprietà  dell’area passò poi  a Giommaria Ladu di Ozieri.

il parco
il parco

All’epoca risultava già presente la scritta “Monserrato” sull’antico portale che oggi permane in via Budapest, inglobato nella zolla spartitraffico.

Il 1866 rappresentò una svolta: con l’acquisto da parte di Giovanni Antonio Sanna, uomo ricchissimo e appassionato d’arte, titolare delle importanti miniere di Montevecchio.

Monserrato divenne così a tutti gli effetti un parco, con fontane e migliorie in stile neoclassico sul modello fiorentino, pur continuando a rappresentare un’ottima fonte di rendita grazie a oliveti, vigneti, agrumeti e coltivazioni variegate.

Alla morte di Sanna, il parco fu amministrato dal genero Giuseppe Giordano Apostoli che prediligeva lo stile neogotico, di cui rimane impronta nella torretta di caccia.

altra prospettiva del parco di Monserrato
altra prospettiva del parco di Monserrato

Gli ultimi proprietari dell’area, ai quali Giordano vendette nel 1921, furono i marchesi di Suni della Planargia. A partire dagli anni Settanta, infine, i quasi venti ettari che costituivano la tenuta vennero divisi conservando, dello storico parco, il nucleo portante che oggi conosciamo.

Il picnic

tutto è pronto per il pic nic
tutto è pronto per il picnic

A perfetto corollario della rievocazione  un appetitoso buffet dolce  e salato realizzato dalla Pasticceria Vanali di Sassari, composto da tradizionali specialità “finger food”, accompagnate da bevande dal gusto un pò retrò, quali cedrata e limonata servite nelle antiche bottiglie d’epoca.

bevande servite nei contenitori d’epoca
bevande servite nei contenitori d’epoca

A seguire una deliziosa scelta di dolci per il tè realizzati dalla professoressa Piras, una vera esperta ed appassionata della riscoperta di antiche delizie in tema con l’epoca dello “storico picnic”:

la  bavarese alle fragole e cioccolato, la  torta di pere e amaretti e la “ bundt cake” alla vaniglia e cacao con glassa al rum

Gli interventi delle prof Piras e Lanza

  • Prof. Maria Rita Piras: la cucina sassarese
l’intervento della Prof. Piras
l’intervento della Prof. Piras

Il cibo

La cucina tipica sassarese è ricca e variegata, composta da molti piatti fortemente legati alla tradizione contadina, a base di verdure, legumi e parti meno pregiate degli animali da macello, in particolare agnello, vitello e maiale.

Un  commercio molto fiorente  di vegetali e legumi, lattughe e verdure in foglia legò Sassari a Genova e Pisa.

Questo commercio divenne una voce importante nell’ambito dell’economia cittadina.

Tutti gli orti attorno a Sassari producevano verdure e legumi, soprattutto lenticchie, ceci, melanzane, cavoli in tutte le loro declinazioni. Questo tipo di coltivazioni determinarono  la nascita delle tradizionali ricette locali.

Tipica è la ricetta nota con il nome in lingua sassarese di “mirinzana in forru”.

Le melanzane alla  maniera sassarese sono molto saporite:  vengono condite con un trito di aglio, prezzemolo e peperoncino e cotte poi in forno a fuoco vivo.

La melanzana è sicuramente  ancora oggi uno degli ortaggi più apprezzati e popolari della cucina del capoluogo turritano, un  piatto identitario della tradizione divenuto  protagonista anche di una canzone popolare quasi un inno della città.

La vendita di generi alimentari

Fino al 1837 vigeva in città un divieto di costruzione di edifici al di fuori della cinta muraria.

Era  inoltre in vigore  un divieto che inibiva la presenza delle “tiendas” per la vendita anche di generi alimentari.

La struttura della città rendeva quindi i suoi abitanti dipendenti da figure professionali che rendevano possibile l’approvvigionamento trasportando ogni tipo di alimenti e derrate all’interno delle mura.

Ancor oggi in città sopravvive all’interno delle antiche corporazioni d’arti e mestieri, identificate con il termine “gremi”, l’antica corporazione dei Carrattuneri, oggi definiti con l’appellativo di “Gremio dei viandanti”.

Eredi appunto degli antichi carrettieri, trasportatori di merci su ruote, trainati da  cavalli, i quali garantivano l’approvvigionamento alla città.

I piatti

La vera specialità della cucina sassarese sono le lumache, preparate in modo diverso a seconda del tipo e della loro specie.

Tra I primi piatti un ruolo centrale hanno le zuppe e tra queste il primo posto lo merita sicuramente la “cauladda”, popolarissima zuppa, piatto talmente rinomato da conferire agli abitanti lo scherzoso appellativo di “magna caura”, mangiatori di  cavoli.

La zuppa comprende tra i vari ingredienti costata di manzo, salsiccia secca, verza, cipollotti, lardo.

specialità della cucina sassarese
specialità della cucina sassarese

Tra i primi piatti troviamo poi  la mineshtra e fasgiori o mineshtra e patati, una zuppa preparata con fagioli finocchietto selvatico.

La classica fabadda viene tradizionalmente preparata nel periodo di carnevale: è una zuppa molto densa a base di fave secche, cavolo, finocchi, cotenna e carne di maiale.

Tra i primi a base di pasta ricordiamo i cigioni, ossia gli gnocchi conditi con sugo di salsiccia.

Una piccola curiosità storica a proposito di questo piatto: in una lettera datata 1860, custodita nella pinacoteca di Sassari, scopriamo che al famoso imprenditore minerario Giovanni Antonio Sanna, divenuto poi proprietario del parco in cui ha avuto luogo la rievocazione,  uomo ricchissimo e all’epoca molto conosciuto, furono proposti in un antico menù i “cigioni cundiddi a la sassaresa”.

Altri piatti a base di verdure sono le fave cotte “a ribisari”, cioè lessate e condite con aglio e prezzemolo.

Anche i carciofi rivestono un ruolo importante nella cucina sassarese.

Preparati tradizionalmente con le patate (ischazzofa e patati) o consumati crudi, bagnandoli nel pinzimonio (intingolo di olio, sale e pepe), oppure cotti al tegame con aglio e prezzemolo, o infine come condimento dell’agnello.

Tra i secondi piatti ha un ruolo fondamentale  l’uso delle carni nelle parti “non nobili”

Tra i piatti a  base di carne, troviamo la cordula con piselli, un piatto preparato con le interiora dell’agnello avvolte nell’intestino e cotte con piselli,  cipolle e salsa di pomodoro; la trippa cotta nel sugo di pomodoro da mangiare spolverata di abbondante pecorino grattugiato;  I pedi d’agnoni, ovvero i piedini dell’agnello cotti in salsa di pomodoro oppure con solo aglio e prezzemolo.

piatto tipico estremamente popolare e apprezzato è lo ziminu, cotto in grabiglia: le interiora del vitello come diaframma (parasangu), intestino (cannaculu), cuore, fegato e milza, cotte in graticola sulla brace.

Non essendo Sassari un centro costiero non presenta una  grande tradizione nella preparazione di piatti a base di pesce.

Fanno però eccezione l’anguilla e le sardine.

Per quel che riguarda infine i dolci possiamo dire che, tranne un paio di eccezioni, non ha un dolce tipico ma mutua quelli della Sardegna settentrionale.

i dolci sassaresi
i dolci sassaresi

Tra questi si possono ricordare papassini, tiricche e seadas.

Proprie della città e dei dintorni le frittelle lunghe “li frisgiori longhi” preparate principalmente durante il carnevale, sono fatte di un impasto di farina, acqua, zucchero, anice e scorza d’arancia grattugiata, fritto in forma di lunghi cordoni.

Altro  dolce tipico proprio della città è il croccante preparato  con gli avanzi dei biscotti che un tempo veniva venduto nei caffè e nelle pasticceria, una specialità “di riciclo” a basso costo, molto amato dai piccoli.

  • Prof. Laura Lanza: Il tè ed il caffè nella Sassari ottocentesca
l’intervento della Prof. Laura Lanza
l’intervento della Prof. Laura Lanza

Il tè

Il consumo di tè in Sardegna all’inizio del XX secolo non era diffuso, era una bevanda riservata all’élite, ai salotti aristocratici e borghesi.

il tè nella penisola ha avuto il suo primo assaggio grazie agli scambi commerciali con l’Oriente durante il Rinascimento.

Il tè  tuttavia non ha goduto di grande popolarità fino al XIX secolo, quando il commercio con l’Estremo Oriente si è intensificato.

Primi importatori di tè in Italia furono mercanti olandesi e inglesi che lo introdussero in alcune città portuali come Genova, Venezia e nello Stato Pontificio.

una tazza di tè
una tazza di tè

Fu solo dopo la Guerra di Crimea, quando il Regno di Sardegna entrò nel conflitto nel 1855, che gli ufficiali italiani iniziarono a bere il tè.

Negli anni successivi, intorno al 1891, Pellegrino Artusi, scrittore, gastronomo e critico letterario italiano, consacrò l’utilizzo del tè nei salotti aristocratici e borghesi italiani con il suggerimento di gustarne una tazza con una fettina di limone.

Il tè si diffuse tra la popolazione comune solo con l’arrivo della versione in bustina-filtro, portata dagli americani durante la Seconda Guerra Mondiale.

tè e caffè
tè e caffè

Il caffè

In Sardegna  quindi all’inizio del ‘900 si beveva principalmente il caffè.

i primi bar a Cagliari, ad esempio, aprirono già nel secolo precedente, ma fu con l’arrivo di esperti svizzeri che il caffè si affermò come bevanda di ritrovo sociale e culturale.

Per quel che riguarda i locali a Sassari si distinsero il “Caffè Sassarese”, il “Caffè Sechi” e nel 1887 il “Caffè Italia”, il caffè “Bossalino”, “Roma”, il caffè “Svizzero” ed altri ancora.

Dallo scrittore Enrico Costa, grande conoscitore della realtà sassarese, apprendiamo una descrizione della realtà dei caffè:

“non si sentì la necessità e non furono in uso che negli ultimi tempi. Il caffè si prendeva da tutti nella propria casa, o in quella dove si andava a far visita, e i sassaresi dei tempi passati si sarebbero vergognati di andare a berlo in un luogo pubblico”.

Uno dei primi Caffè sassaresi di cui si trova notizia fu quello di Nicolò Volpi, di fronte a Palazzo Civico.

oggetti d’epoca
oggetti d’epoca

Risalendo il Corso e arrivando in piazza Azuni, sul lato sinistro della chiesa di Santa Caterina, che oggi non esiste più, vi era il caffè dei fratelli Bossalino.

Ritrovo dei letterati e avvocati ma anche di studenti, era là il luogo dove si apprendevano le notizie e dove si riunivano i giovani con ideali risorgimentali.

Altro Caffè molto conosciuto fu col caffè Mortara che si trovava in piazza Castello, un locale elegante decorato con colonne e cristalli.

Varie gestioni vi si susseguirono tra cui quella di Antonio Tola.

Venne poi aperto nuovamente con il nome di “Caffè Sassarese” nel 1880.

Al Tola seguì Antonio Manunta e poi ancora la ditta Martini.

Fu in fine trasformato in una Offelleria svizzera.

una tavola sassarese d’epoca
una tavola sassarese d’epoca

Il più rinomato fu il Caffè Manunta, messo con gusto verso il 1830; era nella Carra piccola, attuale via Cesare Battisti.

Raimondo Manunta chiese poi al Municipio il permesso di riaprire una bottega di Caffè in piazza Santa Caterina, con il nome di “Caffè Azuni”.

Nell’attuale Palazzo di San Saturnino s’impiantò l’elegantissimo Caffè Marinelli che a seguire si traslocò nel palazzo di San Sebastiano.

Photo Credits: Anna Maria Giordo, Fabio Ladinetti.

Contatti:

  • Associazione Quiteria per la promozione storica e culturale

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/share/18bFXzPSfi/?mibextid=wwXIfr

gruppoquiteria@gmail.com

  • Pasticceria Artigianale  Vanali

Via Mura, 20 – 07100 Li Punti (SS) – Tel. 079.398841 Fax 079.3026387

Piazza S. Maria, 33 – 07100 Sassari (SS) – Tel. 079.2014031

Email: info@vanali.it

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Laura Manunta, è nata a Roma da famiglia con antiche origini che si dipanano tra diverse aree geografiche della Sardegna, le cui tracce documentali trovano riscontro sul territorio già dal XV secolo. All'isola è profondamente legata e suddivide il suo tempo vivendo a cavallo tra la città di Sassari e la capitale. È custode e conservatrice di un antico archivio documentale e fotografico che comprende testimonianze relative a molteplici contesti storici e tradizionali sardi. In questo ambito collabora con istituzioni e associazioni dedite all’approfondimento di tematiche culturali, alla rievocazione storica e alla conservazione del patrimonio delle antiche corporazioni d’arti e mestieri della città di Sassari. I suoi studi si sono svolti presso la facoltà di farmacia dell’università La Sapienza di Roma dove ha effettuato una tesi sperimentale in metodi fisici in chimica organica con lunga esperienza di laboratorio e di preparazione farmaceutica. La lunga pratica in ambito musicale la ha condotta all'approfondimento della musica antica rinascimentale, barocca e dell’antica tradizione persiana, perfezionandosi presso il conservatorio “Alfredo Casella" dell'Aquila. Numerosi viaggi la hanno portata a conoscere e approfondire le culture di molteplici paesi, tra cui in particolare quella del sud est asiatico connessa con la tradizione del tè in tutte le sue declinazioni. La passione per le culture orientali la ha condotta poi ad ottenere attestati relativi alla degustazione e alla conoscenza del tè e a fondare nel centro storico della capitale la sala da tè Fiorditè, specializzata nella somministrazione e nella vendita del tè in foglia. Luogo vocato alla promozione della cultura e della conoscenza di questa bevanda, punto di riferimento per esperti e amatori, nei circa vent’anni di attività è stata insignita di numerosi premi e riconoscimenti da parte della stampa e di organizzazioni del settore. Si è dedicata inoltre alla promozione e alla conoscenza del mondo del cioccolato e del caffè "d'autore" ricevendo formazione specifica, ospitando e promuovendo molteplici iniziative di divulgazione e approfondimento.
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