Scarti di riso? No, grazie! O meglio… sì, ma con stile (e gusto!)

Gabriele Conte
riso grezzo

Scarti di riso? No, grazie! O meglio… sì, ma con stile (e gusto!)

Se ti dico riso, cosa ti viene in mente? Un buon risotto alla milanese? Un sushi perfetto? O magari una ciotola fumante di riso aromatico profumato? Qualsiasi sia la tua risposta, c’è una parte del riso che probabilmente non hai mai considerato: gli scarti.

Sì, proprio così: ogni volta che il riso viene lavorato, una buona parte del chicco – e tutto quello che lo circonda – viene separato e spesso scartato. Ma cosa succede a tutta quella roba apparentemente inutile? La risposta è sorprendente: può diventare qualcosa di molto utile… anche nel mondo del cibo e delle bevande!

La magia nascosta della lolla di riso

Partiamo dalla lolla di riso, quel sottile involucro che riveste il chicco crudo. Non si mangia, vero, ma è super versatile. Alcuni produttori la usano come biocombustibile naturale per alimentare i forni o i processi di essiccazione – zero sprechi, zero emissioni. Altri ancora la trasformano in contenitori compostabili per il food delivery: pensa a una ciotola per poké fatta… con gli scarti del riso. Geniale, no?

lolla di riso
lolla di riso (photo credit: Wikipedia)

Paglia di riso: dalla terra al piatto (senza passare dal bidone)

La paglia di riso – cioè ciò che rimane nei campi dopo la raccolta – viene spesso bruciata (ahimè). Ma oggi sempre più agricoltori scelgono di usarla per fare compost o come pacciamatura naturale per l’orto. E c’è anche chi la trasforma in stoviglie biodegradabili o packaging per prodotti alimentari. Sempre più brand di food stanno abbracciando questa soluzione: bello da vedere, sostenibile da usare.

L’acqua di lavaggio: non buttarla!

E se ti dicessimo che l’acqua del risciacquo del riso (quella che butti nel lavandino quando prepari il riso) è ricca di amido e può essere riutilizzata? Alcuni chef la impiegano per addensare salse o zuppe, oppure per cuocere verdure in modo naturale e delicato. In Giappone e Corea, viene persino usata come tonico naturale per la pelle. In agricoltura urbana, si usa per irrigare micro-orti perché nutre il terreno. Insomma: una miniera di possibilità!

Anche nel bicchiere: la birra di riso e non solo

Gli scarti del riso non finiscono solo nei campi o nei contenitori compostabili. C’è chi li usa anche per creare bevande alternative, come la birra di riso, il latte di riso fermentato o persino il sakè artigianale a base di lolla o crusca. Prodotti innovativi che stanno affascinando i mixologist e i bartender più creativi.

Una casa fatta… di riso?

E ora una chicca che forse non ti aspettavi: con gli scarti del riso si costruiscono case! In particolare, la bioedilizia – quell’architettura attenta all’ambiente – ha scoperto nella lolla di riso un alleato prezioso. Grazie alla sua capacità di isolamento termico e resistenza al fuoco, viene trasformata in pannelli naturali, intonaci ecologici o mattoni isolanti. In pratica: ciò che una volta veniva bruciato nei campi oggi può diventare parte di un’abitazione sostenibile. Bello pensare che il tuo piatto di riso possa aiutare anche a costruire un mondo migliore, vero?

Il gusto della sostenibilità

In un momento storico in cui parlare di spreco alimentare non è più un tabù, il mondo del riso ci offre un esempio chiaro: anche quello che scartiamo può avere un valore enorme. Non solo ambientale, ma anche gastronomico.

Quindi la prossima volta che prepari un piatto di riso, pensa a tutto quello che c’è dietro… e magari, prova a riutilizzare quell’acqua di lavaggio. La cucina sostenibile comincia proprio da lì: da piccole scelte quotidiane.

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Classe 1969, diploma di perito chimico e laurea in lettere moderne, Gabriele Conte, dopo gli studi, lavora per 10 anni in una multinazionale americana per poi dedicarsi al mondo dell'imprenditoria.. A partire dal 2008 è fondatore di aziende nel settore food. Per circa vent'anni si è occupato di produzione, trasformazione e commercializzazione di riso e prodotti derivati, gestendo la parte commerciale e marketing. Nel 2019 lancia sul mercato il primo sake prodotto in Italia utilizzando riso Italiano. È consulente marketing e comunicazione e formatore in ITS nel settore delle filiere agroalimentari. È founder di Infermento Spirits e Co-founder di Brillo aziende che operano nella produzione e commercializzazione di prodotti alcolici e non, sempre con un’attenzione particolare ai processi produttivi di qualità ed alla creazione di filiere agro-alimentari virtuose, con una predilezione per la materia prima riso.
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