Scicchitano raddoppia: quando i social incontrano il mare di Napoli

Scicchitano

Scicchitano raddoppia: quando i social incontrano il mare di Napoli

Sul lungomare più bello del mondo apre il secondo ristorante dell’influencer-ristoratore.

Ma dietro i 2,5 milioni di follower, c’è davvero sostanza?

E’ la domanda che si fanno in molti. Giuseppe Scicchitano ha milioni di follower tra i vari social. Un numero che fa gola a molti, che garantisce visibilità. Ma la domanda che ogni buongustaio serio dovrebbe porsi è un’altra: tutto questo seguito digitale si traduce in qualità nel piatto? Napoli si ritrova con un nuovo indirizzo gastronomico da scoprire: Scicchitano apre in via Nazario Sauro 15, sul lungomare appena riaperto dopo i lavori di restauro, con vista sul Vesuvio. Il secondo locale dopo quello di via Foria 180.

Giuseppe Scicchitano, classe 1990, porta sulle spalle un cognome pesante. Terza generazione di ‘A Figlia d’o Marenaro, storico locale napoletano fondato nel 1943, ha ereditato dai nonni l’anima popolare della ristorazione partenopea, dal padre Nunzio la maestria nel maneggiare ostriche e frutti di mare, dalla madre Assunta Pacifico la passione per i sapori di casa.

Ma Giuseppe non è tipo da vivere di rendita sulle glorie familiari. Il suo progetto è diverso, dichiaratamente contemporaneo: trasformare la tradizione in show, infatti “Scicchitano è anche intrattenimento”, dice senza mezzi termini.

Il menu

Il menu promette piatti che sono già diventati “simboli. C’è il Pacchero alla Scicchitano, ispirato ai celebri Paccheri alla Vittorio dei fratelli Cerea: scampi, astice, gamberi, con astice sbriciolato. Un richiamo audace a uno dei piatti-icona dell’alta ristorazione italiana.
Il risultato è interessante.

pacchero
Il pacchero alla Scicchitano

E poi c’è Mare Fuoco, un antipasto che incarna perfettamente la filosofia Scicchitano: preparato al tavolo, davanti agli ospiti, un involtino con provola di Agerola affumicata, gambero rosso, maionese al lime, maionese al nero di seppia. Teatralità pura. Il servizio live con carrelli trasforma ogni portata in uno spettacolo: si viene per mangiare, certo, ma anche o forse soprattutto per vedere.

Mare Fuoco
Mare Fuoco

Non manca, naturalmente, l’insalata di mare, la zuppa di cozze e lo spaghetto alle vongole, dove sapientemente, direi, non c’è stata innovazione su piatti classici della famiglia, da sempre apprezzati, che non necessitano di essere reinterpretati.

 

Insalata di mare
Insalata di mare

La carta dei vini è curata con attenzione, con un occhio di riguardo per le bollicine e gli champagne. Il bar interno ha un ottimo bartender e una selezioni di cocktail interessante.

Con una brigata di cucina di 15 unità, più 15 in sala, il nuovo ristorante può ospitare 130 coperti, divisi tra i 70 della sala interna e l’area esterna affacciata sul golfo. Ma il vero gioiello è la sala privata firmata Laurent-Perrier: un unico tavolo da 8/10 posti, riservato, esclusivo, con vista mozzafiato. È il tipo di esperienza che fa notizia, che genera contenuti, che alimenta l’hype.

E qui torniamo al punto: Scicchitano ha capito perfettamente i meccanismi del nostro tempo. Sa che la cucina, oggi, non è solo gusto ma anche esperienza, narrazione, condivisione. Ha ospitato Willem Dafoe e Lorenzo Insigne. Ha costruito un impero digitale raccontando “tradizione, innovazione e spettacolo culinario”. La sua filosofia è cristallina: “Non conta solo ciò che fai, ma come lo fai e soprattutto come lo comunichi”.

la zuppa
La zuppa di cozze

Ed eccoci alla domanda iniziale. Per i puristi della cucina tradizionale, Scicchitano potrebbe sembrare l’ennesimo esempio di marketing che prevale sulla sostanza. Per i moderni evangelisti dell’esperienza gastronomica multisensoriale, invece, è un esempio perfetto di come si evolve la ristorazione nel 2026: non basta più cucinare bene, bisogna anche saperlo raccontare ed emozionare.

La verità, probabilmente, sta nel mezzo. Giuseppe Scicchitano non è un improvvisato: porta nel DNA tre generazioni di ristorazione napoletana, conosce il pescato del Golfo, sa cosa significa lavorare in cucina e a differenza di come appare sui social è un ragazzo umile. I piatti classici riproposti nel menù del nuovo ristorante sono buoni come quelli di via Foria.

Il mio consiglio? Andateci, assaggiate, giudicate con il palato. Lasciate a casa i pregiudizi (sia quelli contro gli influencer che quelli contro la tradizione). E poi fatevi la vostra idea. Perché la grande cucina, quella vera, non ha bisogno di like.

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Pino Coletti, ingegnere napoletano, esperto di tecnologia & food da oltre 20 anni, dopo una brillante carriera internazionale che lo porta a ricoprire ruoli manageriali in importanti multinazionali hi-tech, da IBM ad Apple, torna a Napoli e fonda Authentico, una startup che aiuta i consumatori a riconoscere il vero cibo italiano e supporta le aziende agroalimentari nell'intraprendere percorsi di trasparenza delle materie prime utilizzate con la tecnologia blockchain. Gli amici lo definiscono un “bon vivant” per la sua ricerca spasmodica del buono. Per lavoro e per passione ha girato i 7 continenti mangiando e bevendo praticamente ovunque, dai baracchini dello street food dei peggiori mercatini asiatici ai ristoranti stellati delle grandi capitali. È diplomato sommelier AIS dal 2003, ha seguito numerosi corsi di degustazione di oli, formaggi e caffè, ed è sempre più convinto di non sapere.
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