Sicilia e Sardegna: due isole, due visioni. Il racconto di Go Wine.
Non serve raccontare cos’è un evento Go Wine: chi frequenta il mondo del vino sa che il format è ormai consolidato. Vale la pena, invece, osservare come Sicilia e Sardegna vengono raccontate oggi, quali voci emergono e quali modelli produttivi si confrontano nel calice.
Sicilia e Sardegna vengono spesso accostate nel racconto del vino, anche se solo alcune aree delle due isole possono condividere tratti climatici simili. Nel complesso, latitudine, assetto territoriale, escursioni termiche e influenze dei venti disegnano due realtà profondamente diverse. Ed è proprio questa differenza, più che le somiglianze, a rendere il confronto interessante.
L’evento Go Wine Sicilia e Sardegna – Vini e Terroir delle Grandi Isole Italiane del 9 febbraio scorso, non ha messo in scena un generico “Sud del vino”. Piuttosto due culture enologiche distinte, riconoscibili, che si esprimono in modo diverso nel calice.

La Sardegna ha parlato con una voce compatta, identitaria. Dal Sulcis, i Carignano della Cantina Sociale di Calasetta, Desèa e Bricco delle Piane Riserva, hanno restituito una lettura diretta di sabbia, vento e mare. Con una salinità evidente e una struttura mai forzata. Nella stessa area, la Cantina Santadi ha confermato il ruolo della cooperazione come presidio territoriale. Attraverso Villa Solais, Vermentino misurato e coerente, e Rocca Rubia, Carignano Riserva che unisce profondità e riconoscibilità.

Spostandosi verso l’interno, il Mandrolisai 100-Kent’Annos e il Bovale Omphalos della Cantina del Mandrolisai hanno cambiato completamente registro. Meno immediatezza, più struttura tannica, una Sardegna montana e austera, lontana da ogni stereotipo marino.
In Gallura, il Consorzio San Michele ha proposto Sinfonia Gallurese e Superbia, due Vermentino che parlano di suoli granitici e tensione più che di semplice mediterraneità. Da Usini, Carpante ha portato una Sardegna meno raccontata, fatta di precisione e pulizia espressiva.
Oliena, il Cannonau di Gostolai, con Nepente Classico e Sos Usos, ha mostrato vini forti e territoriali. Da Mamoiada, Sedilesu ha spinto il racconto del Cannonau ancora più in là presentando: Mamuthone e Ghirada Murruzzone. Vini non accomodanti, identitari, che richiedono attenzione e restituiscono profondità.

Il quadro sardo si è completato con la Barbera 2023 di Ferruccio Deiana, esempio riuscito di vitigno non autoctono ben calato nel territorio. Il Karmis Cuvée e la Vernaccia di Oristano Flor di Contini Attilio hanno introdotto il tema del tempo e dell’ossidazione come parte integrante dell’identità isolana.
La Sicilia ha risposto con una pluralità di voci. Da Camporeale, Alessandro di Camporeale con il Nero D’avola Donnatà , vino di personalità e di sorprendente facilità di beva segno di una struttura agile. Accanto l’ETNA Rosso Croceferro di una cantina emergente Generazione Alessandro che cerca di dare raffinatezza al Nerello Mascalese con l’affinamento in tonneau. Da Marsala, Donnafugata ha portato l’Etna nel calice con Sul Vulcano Etna Bianco, mentre Intorcia ha attraversato due registri opposti: il Grillo fermo e, soprattutto, il Marsala Vergine Secco Vintage 2004, che ha introdotto il tema del tempo, della memoria storica e dell’ossidazione controllata come patrimonio culturale.
Con Planeta, il percorso ha attraversato Grillo DOC con Terebinto , Chardonnay, Etna Bianco e Cerasuolo di Vittoria DOCG 2024, mostrando come un progetto strutturato possa adattarsi a territori diversi senza perdere coerenza.
Da Chiaramonte Gulfi, Poggio di Bortolone ha permesso di leggere il Cerasuolo di Vittoria su più livelli. Il Classico, più trasparente e territoriale, PIGI, più profondo e concentrato, e il Frappato, che conferma la vocazione alla finezza e alla sottrazione del vitigno.

Nel complesso, la Sardegna si è raccontata attraverso coerenza, identità e radici. La Sicilia invece ha mostrato la sua natura stratificata, fatta di territori, stili e interpretazioni diverse. Non è una differenza qualitativa, ma culturale: due modi distinti di intendere il rapporto tra vino, luogo e comunità.
La serata organizzata con meticolosità e scelta attenta delle cantine da Go Wine ha mostrato un racconto lontano dalle semplificazioni. Con il vino che torna ad essere ciò che dovrebbe sempre essere: espressione autentica di un territorio e delle persone che lo abitano.





