Sicilia, la brioscia cù tuppo

Gabriella Baggio
brioscia cù tuppo

Sicilia, la brioscia cù tuppo

Nelle belle giornate calde che troviamo ancora in autunno in Sicilia, tra una passeggiata e l’altra, possiamo trovare lei, la brioche con il tuppo, che è perfetta se accompagnata da una granita! Ma anche con il gelato si sposa bene, con la crema o aperta a metà con la marmellata.

brioscia con granita alla carruba
brioscia con granita alla carruba

Il purista la gusta anche solo così, semplice, al naturale.

La brioche, o brioscia siciliana, deve il suo nome alla forma che ricorda l’antica acconciatura delle donne siciliane, il tradizionale chignon basso.

Mangiare una brioscia senza partire dal tuppo significa non conoscere l’usanza del luogo.

La prima cosa che fa un siciliano quando ha in mano una brioche “cù tuppo” è infatti  rigorosamente quella di staccare il “tuppo” e affondarlo nella panna montata che ricopre la granita, o  nel gelato o nella crema (si usa il “tuppo” al posto del cucchiaino).

La “brioscia” fu inventata da Suor Teresa di Riva (in provincia di Messina), prendendo ispirazione dal seno di una donna.

La colazione tipica siciliana, consumata d’estate, consiste nella granita con la brioscia.

Può essere anche un sostituto del pranzo o della cena nelle giornate più calde.

La brioscia si apre a metà e la si serve farcita, con granita o gelato.

E per i più golosi, si  aggiunge  la panna montata al momento,  da qui anche denominata la “Chitiruba”.

A seconda della località si possono notare sostanziali differenze: nel messinese solitamente è più morbida e lievitata, mentre nel catanese ha una consistenza maggiore ed è meno lievitata.

brioscia con granita al melone
brioscia con granita al melone

Ricetta delle brioche siciliane col “tuppo”

La ricetta della brioche è semplice: farina, uova, strutto, scorza e aroma d’arancia, sempre con 2 lievitazioni.

Ingredienti per circa 8-10 brioche “cù tuppo”
  • 350 g di farina Manitoba (è una farina di grano tenero originaria della regione Canadese Manitoba, ricca di glutine ideale per impasti a lunga lievitazione)
  • 150 g farina 00
  • 80 g zucchero
  • 80 g strutto (ammorbidito)
  • 2 uova intere più un tuorlo (per spennellare)
  • 10 g di lievito di birra fresco (o 3 g secco)
  • 50 ml latte intero tiepido
  • 100 ml acqua tiepida
  • 1 cucchiaino di miele
  • 1 pizzico di sale
  • scorza grattugiata di 1 arancia amara e scorza grattugiata di 1 limone
  • 1 bustina di vanillina o un cucchiaino di estratto di vaniglia
  • (facoltativo) 1 cucchiaino di acqua di fiori d’arancio per un tocco più autentico
Procedimento:
  • Sciogliere il lievito nel latte e acqua tiepida con un cucchiaino di zucchero e 100 g di farina. Lasciare riposare 40 minuti.
  • Versare il resto della farina, zucchero, uova, miele, scorze agrumi, vaniglia e l’acqua d’arancio in una ciotola grande.
  • Impastare aggiungendo il latte o acqua rimanente, aggiungere lo strutto a pezzetti, e infine il sale, lavorare fino ad ottenere un impasto liscio  e leggermente appiccicoso.
  • Fare una palla coprirla e lievitarla per 2 – 3 ore finché non raddoppia.
  • Formare le brioche:  dividendo l’impasto in palline di circa 80/90 g. Tenere da parte un po’ d’impasto per formare i “tuppi” (palline piccole da 10/15 g). Schiacciare le palline grandi al centro e inserire il “tuppo”.

Seconda lievitazione

  • Disporre le brioche ben distanziate e coperte perché possano ancora lievitare per 1 – 1,5 ore.
  • Spennellare con il tuorlo d’uovo, infornare in forno statico preriscaldato a 180 gradi per 15/20 minuti, fino a doratura.
  • Servire con granita di mandorla o marmellata di gelsi, oppure con gelato.

Consiglio: il segreto è una lunga lievitazione, (anche in frigorifero). Una volta cotte e raffreddate si possono congelare.

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Nata tra le Dolomiti dell'Alto Adige, dove spicca il Catinaccio, noto come Rosengarten per il suo colore acceso al tramonto, mi sono appassionata alla degustazione dei vari piatti altoatesini, tra locande, masi, dove il profumo del fieno inebria la mia mente. Ho le mie radici famigliari nella Laguna di Venezia ma qui a Bolzano non mi manca nulla. A valle delle montagne ci sono laghi, prati in fiore, terrazzi  adornati da stupendi gerani. Per non parlare di meleti e di quei vigneti da cui provengono i pregiati vini altoatesini conosciuti in tutto il mondo.
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