Sos Pecorino Romano: “dopo guerra e virus, politica immobile”

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Sos per il Pecorino Romano: dopo la pandemia e la guerra, ora anche la politica.

Immobile, secondo i vertici del Consorzio di tutela. “Priva di strategie, concentrata a dividersi seggi e candidature ma totalmente assente sui problemi reali che gli operatori del settore vivono”, denuncia il presidente Gianni Maoddi.

“Gli interventi sull’agroalimentare, nonostante sia uno dei settori trainanti dell’economia italiana, vale il 15% del Pil nazionale, sono totalmente spariti dalle agende e dai programmi elettorali dei partiti – insiste Maoddi – nessuno parla delle difficoltà che ogni giorno vengono affrontate, non ci sono proposte concrete per risollevare il settore dopo la pandemia e la guerra, per contribuire a far fronte ai costi di produzione e trasformazione, ingigantiti da una speculazione senza precedenti come quelli di esportazione”.

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Secondo il presidente del Consorzio Tutela del Pecorino, la prima cosa da fare con urgenza è puntare sul ricambio generazionale, in modo da garantire un futuro alla produzione del Pecorino Romano che, nel sistema delle Dop, rappresenta il 52% dei prodotti derivanti dal latte ovino nell’Ue l’85% in Italia. Il Consorzio che lo tutela conta 12.000 aziende zootecniche, circa 25.000 addetti complessivi e 40 caseifici. Il valore alla produzione, 326mila quintali, è pari a 375 milioni di euro e al consumo di oltre 600 milioni.

“Si parla sempre di spopolamento delle zone interne, ma se ne parla e basta – dice ancora Maoddi – Mettere a punto politiche mirate per incentivare i giovani a restare nella loro terra e lavorare nel mondo dell’allevamento, a restare nelle aziende di famiglia, sarebbe uno dei modi più validi e concreti per evitare la grande fuga alla quale stiamo di nuovo assistendo. Spetta alla politica anche studiare strategie per migliorare le tecnologie, sostenere la valorizzazione delle produzioni, sostenere le imprese”

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