Spreco alimentare: Italia in testa per negli ultimi 20 anni

Cene, cenini, cenoni, pranzi, merende, aperitivi: il Natale si sa, con tutte le feste annesse e connesse, è il regno della buona tavola e dell’abbuffata. Tra stravizi e crisi di panico sulla bilancia, c’è però un tema che è sempre bene tenere ben presente: lo spreco alimentare, oltre che poco furbo, è anche immorale. Dunque, ben venga la buona tavola e l’allegria che si porta con sé, ma mi raccomando: le porzioni siano giuste e gli acquisiti congrui. Il peggio, infatti, che alla fine possa capitare non è tanto quell’etto o chiletto in più -che tanto si può smaltire- quanto il cibo che si va a perdere e magari gettare tra i rifiuti.

Una tradizione in cui purtroppo il nostro Paese brilla più della tradizionale stella cometa, con ben 272 milioni tonnellate di cibo buttate negli ultimi 20 anni. Cereali, pesce, frutta, carne, verdura, uova, patate, barbabietole da zucchero, prodotti lattiero-caseari, colture oleaginose e via dicendo. A metterlo in evidenza è l’antenna italiana della World Organization for International Relations. I numeri sono un’elaborazione basata sui dati pubblicati dal Centro Comune di Ricerca (JRC) della Commissione Europea ed utilizzano per la prima volta un metodo coerente che prende in considerazione tutta la filiera. In soldoni, dall’indagine risulta che l’Italia è il Paese più “sprecone” d’Europa. Dopo di noi la Spagna, con 235 milioni di tonnellate di cibo perso, e la Germania, che ne spreca 230 milioni di tonnellate.

spreco alimentare
Frutta e verdura sono gli alimenti maggiormente sprecati in Italia 

“Si tratta di una questione etica, ma lo sperpero di cibo porta anche ad un ingente danno economico e ad un irreparabile danno ambientale che innesca un effetto domino capace di produrre carestie ed eventi climatici estremi”, sottolinea Alejandro Gastón Jantus Lordi de Sobremonte, presidente e segretario generale della World Organization for International Relations. A livello globale, infatti, lo spreco alimentare è infatti responsabile di 5 miliardi di tonnellate di gas serra emessi in atmosfera e di un consumo di acqua pari a circa 200 miliardi di metri cubi, oltre che della denutrizione grave di circa 828 milioni di uomini, donne e bambini in ben 55 Paesi. Scendendo nel dettaglio, all’Italia va il primato assoluto nello spreco di frutta e verdura. Siamo invece secondi nelle colture oleaginose e di cereali, con 1 milione di tonnellate di spreco medio annuo, dopo la Germania che ne butta addirittura il doppio. L’Italia è poi terza (dopo Germania e Francia) per gli sprechi di prodotti caseari e uova (rispettivamente 800 mila e 188 mila tonnellate), e per lo spreco di pesce (400 mila tonnellate) oltre che di barbabietola da zucchero (280 mila tonnellate), dopo Spagna e Francia.

“Servono cambiamenti radicali nel modo in cui le società producono e consumano” affermano dalla World Organization for International Relations. Che non a caso ha proclamato il 2023 come “Anno del Cibo” (WOIR International Year of Food), sottolineando la necessità di focalizzare l’attenzione dei governi e dell’opinione pubblica su una tematica così importante per la sopravvivenza dell’intero pianeta. Ecco perché, proprio a partire da questi giorni di festa che precedono il nuovo anno, è fondamentale puntare sulla sostenibilità e sulle mosse utili per evitare sprechi. E non serve ingegnarsi poi troppo, basta seguire il decalogo di Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) che suggerisce di:

Italia Paese più sprecone d’Europa: 272 milioni tonnellate di cibo buttate negli ultimi 20 anni
  1. pianificare il reale quantitativo di cibo necessario per un pasto medio, prestando attenzione a quanti alimenti sono ancora presenti nel frigo;
  2. valutare durante la spesa le scadenze dei vari prodotti in modo da acquistare solo ciò che serve o ciò che può essere reimpiegato in seguito;
  3. porre attenzione alle informazioni su tecnologie o ingredienti nelle etichette che aiutano a limitare lo spreco, ponendo in avanti nel frigo gli alimenti che scadono prima;
  4. prediligere i prodotti di stagione e quelli che hanno indicato il destino del packaging a fine ciclo per ridurre la porzione indifferenziata dell’immondizia;
  5. provvedere al condimento di cibi freschi o crudi solo al momento di servirli, per conservarli eventualmente non fossero consumati al momento;
  6. valutare al momento della raccolta degli avanzi la quantità di cibo che si può riutilizzare, invitando anche gli ospiti a portarne parte con sé o congelandoli prima che si deteriorino;
  7. utilizzare gli avanzi di cucina per creare nuove pietanze e utilizzare la frutta e la verdura troppo matura o ammaccata per preparare frullati, zuppe o dolci;
  8. collaborare con le iniziative locali contro lo spreco alimentare;
  9. preferire cibi biologici in quanto prodotti con meno energia, meno emissioni di CO2 in atmosfera e meno fertilizzanti e fitosanitari di sintesi;
  10. conferire gli avanzi di cibo e gli shopper biodegradabili nella raccolta dell’umido per trasformarli in compost.

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