Spumanti per piacere e non per forza
Sono passate le feste, momento dell’anno in cui le bollicine passano, quasi, da essere un piacere a essere un obbligo. E quindi distrattamente si bevono Metodo Classico senza sapere né capire o Charmat perché ci sono stati distrattamente (e non sempre di prima mano) regalati.
Finite le feste, viva gli spumanti bevuti con consapevolezza, volontà a priori e, soprattutto, piacere inteso e intenso.
Un vino che si è conquistato il mondo, tappo dopo tappo, dopo che si era praticamente conquistato il lessico italiano, calice dopo calice.

Infatti: è il vino italiano (più prodotto e) più venduto nel mondo, e, grazie all’approssimazione di clienti e ristoratori-baristi-enotecari, è diventato una antonomasia del vino spumante, come se Prosecco, appunto fosse sinonimo (e non al limite emblema, direbbe un semiologo) di vino con le bollicine.
E però, diciamolo subito, esiste Prosecco e Prosecco: c’è una zona, come dire, della cronaca del Prosecco, quella che si estende in 9 province in due Regioni distinte.
Ed esiste la zona che potremmo definire della storia, che è quella tradizionalmente vocata, dedicata alla DOCG quasi esclusivamente e che si riferisce a soli 15 comuni, quella del Prosecco Superiore.

Poi c’è, come in tutte le zone vitivinicole del mondo, anzi: in tutte le attività umane, il fattore qualità del fare, e ancora di più l’intelligenza del pensiero a priori, del progetto.

La pazienza superiore a Progetti Divini
E già dal nome, Progetti Divini chiarisce che il loro intento è proiettarsi oltre, non solo essere quanto più accurati e precisi, ma in fondo essere curiosi di provare, quasi ambiziosi.
Così nascono i vini, nel cuore dell’area (storica) del Prosecco, nella splendida Villa Brandolini d’Adda, degli inizi del ‘900, è dal 2008 la sede della Cantina Progetti Divini.
Qui Martina Curato e Cristian Piazzetta gestiscono con passione, intraprendenza e competenza la Cantina, con i vigneti, ai piedi delle Prealpi Trevigiane, ad un’altitudine tra i 50 e 500 metri sul livello del mare, a far da corona alla Villa che è anche dimora ambita per organizzare eventi e feste, oltre le degustazioni e le wine experience sulle colline di Soligo e nella zona di Valdobbiadene.

I nomi dei vini della gamma sono semplici e seriali, Progetto Uno, Progetto Due, e così via, affiancati da vini anche senza Denominazione, spumanti di varietà diverse come un rosato di Merlot Extra Dry, un Moscato Dolce e una cuvée di più uve; esistono anche dei vini fermi, e infine un primo step di Progetti Speciali, lo “Zero”.

Ho assaggiato due di questi progetti, il Progetto Uno e, appunto, lo Zero della serie speciale.
Uno

Uno è un Valdobbiadene DOCG Prosecco Superiore extradry, quello che prima era il Prosecco per antonomasia.
Bel colore paglierino luminoso, perlage fitto, intenso al naso di frutta bianca (pera soprattutto e mela), ma anche floreale, e poi con qualche sentore erbaceo piacevole.
L’assaggio è completo, dinamico, anche con il dosaggio all’estremo massimo dell’extra dry, merito di una materia vinosa di qualità, con acidità e sapidità appunto notevoli e riequilibranti la parte dolce.
È un vino ottimo per gli happy hour fatti bene, e da berci anche meglio, e a tavola ottimo accompagnatore di pietanze molto sapide, o anche con la piccola pasticceria secca.
Zero

Il secondo assaggio è lo Zero dei “Progetti speciali”: qui si coglie bene, nitidamente, la capacità di progettare un vino, osando, senza sconsideratezze, strade nuove e attese inconsuete.
Osare il tipo Extra Brut, possibile per il disciplinare da pochi anni, e coniugarlo, con intelligenza, a una permanenza sui lieviti, sempre nelle autoclavi per lo Charmat, molto maggiore del consueto; sei mesi sulle fecce fini, su una materia che sembra inerte (a chi non sa), e che invece dona grandi benefici al vino.
Si perfezionano gli aromi, si arrotonda il gusto, e se l’uva di partenza è bella, il risultato è Zero.
Un vino notevole, intenso già dal colore, e con una catenella di bollicine molto bella; nitido e complesso nei profumi, note agrumate contendono il naso alla mela croccante e ai fiori gialli, e al tipico sentore di prato sfalciato.
L’assaggio è notevole, pieno, completo: il vino gira bene in bocca riempiendola e stimolandola tutta, morbido quasi, fresco e ben sapido, vivace nell’effervescenza e anche abbastanza lungo.
Un (Prosecco) Valdobbiadene a tutto pasto, ottimo compagno di moltissime pietanze, non solo di mare.
“La pazienza è la più eroica delle virtù, giusto perché non ha nessuna apparenza eroica”.
Così Giacomo Leopardi, che non parlava (forse) di vino, ma essendone un bevitore attento, chissà.
Così a Progetti di Vini, perché i programmi innovativi, hanno bisogno anche di tempo, e di pazienza.




