Sui sentieri della Moravia

Vigneto Moravia

Articolo di Mariusz Kapczyńskisu Rynki Alkoholowe – Traduzione e introduzione di Mario Crosta

Eccovi la traduzione di un bel reportage dell’Aprile 2014 sui vini di Moravia che il nostro “Kapka” dedica stavolta ai vini naturali. Anche in Cechia si stanno affermando e sia il nostro wineglobetrotter sia la rivista specializzata polacca Rynki Alkoholowe hanno ritenuto di cominciare a fare la dovuta attenzione, invitandoci a visitare il posto, che è anche molto bello e non è molto lontano, circa 6 ore di autostrada da Udine via Vienna. Ma non vi annoio oltre e vi lascio subito alle parole di Mariusz.

Sui sentieri della Moravia

Vale la pena girare per la Moravia, vale la pena conoscere la Moravia del vino. Vi avvengono cose interessanti e non mancano vitivinicoltori che, con i loro vini, sorprenderanno il vostro palato.

In pinot veritas…

Ho cominciato la mia ultima visita da Jaroslav Springer, un personaggio non comune, un individualista gioviale, eccentrico, ma un vero asso dell’enologia morava. Ne avevo già parlato qualche anno fa sulle pagine di Rynki Alkoholowe. Jaro conduce la cantina Stapleton & Springer e gli amanti del vino della Moravia sanno che dalle sue mani nascono dei Pinot Noir perfetti. Un quadro appeso a una parete di questa cantina proclama: In Pinot veritas… e Jaro si è avviluppato in questo vitigno come in nessun altro, ovviamente con lo sguardo rivolto alla Borgogna (in etichetta utilizza solo il nome di Pinot Noir e non il corrispondente moravo Rulandské Modré).

Questa cantina è stata fondata nel 2004 e i proprietari sono tre: l’ex ambasciatore degli Stati Uniti in Cechia, Craig Stapleton, l’avvocato Benjamin Stapleton e anche il nostro Jaroslav Springer, responsabile della parte enologica di questo progetto. Si coltivano Pinot Noir, St. Laurent e Blauer Portugieser, sebbene in futuro vogliono avere nei vigneti soltanto Chardonnay e Pinot Noir, come ci ha detto Jaro. La coltivazione di quest’ultimo vitigno si concentra in tre parcelle principali: Čtvrtě, Trkmansko, Terasy. Ne dirò qualcosa fra un momento. La premessa di base del progetto è la qualità senza compromessi: solo i vini migliori. E si riesce davvero a realizzare quest’idea. La cantina si sta sviluppando. Negli ultimi tempi hanno acquistato 3 ettari di nuovi vigneti e tra poco dovrebbe essere aperto un ristorante.

Jaro usa botti piccole come le barrique, ma anche quelle molto più grandi, di qualche migliaio di litri; il modo e il periodo di maturazione dipendono dalla combinazione di quello che ha in mente l’enologo con quello che avverte il suo palato. Lui stesso dice che non vuole fare vini che vengono pronti (ma soltanto in apparenza) già il secondo anno dopo la vinificazione, sa che bisogna aspettare ed è cosciente che i suoi vini sono disponibili in buona forma soltanto dopo 5 anni, e raggiungono la pienezza dopo circa 15 anni. Abbiamo iniziato la degustazione. Jaro ha qualche riserva sul lavoro dei giornalisti del vino: «schioccate la lingua, bevete rumorosamente, memorizzate, ma poi sputate fuori tutto» – dice, ridendo. Non facciamo caso alle frecciatine e degustiamo.

Da Jaro, l’annata 2012 promette di essere buona, classica e, a mio avviso, migliore di quella del 2011. All’inizio mi ha sorpreso il Blanc de Noir 2012 (4+), un vino bianco dal colore leggermente aranciato e corposo, dagli aromi di mela, delicato (anche se di buona struttura). È vispo, con note di noci e di cantina. Poi abbiamo confrontato i pinot di parcelle differenti: Trkmańska 2012 (5-), da un vigneto grande, quasi 9 ettari di terreni d’argilla con calcare e arenaria, un vino che già in questa fase mostra eleganza e razza. Note di marmellata di castagne, è carnoso, speziato, piccante. Si sviluppa meravigliosamente negli aromi e nel sapore.

Il Pinot di Čtvrtě 2012 (5-), da un vigneto di 3 ettari tra le località di Bořetice e Vrbice (a 206 m sul livello del mare, suoli di argilla e di loess, ideali per i vitigni rossi), si è mostrato molto più austero, ma anche con una struttura più mite, più morbida. Ha bisogno di tempo per sistemarsi a puntino, ma possiede già ha una bella atmosfera autunnale e un’attraente veste di lampone.

Il Pinot Noir Haltýřky 2011 (4) è speziato, gli manca un po’ della delicatezza e dell’eleganza tipiche dei Pinot Noir, ma è potente, denso, grintoso, asprigno, piccante.

Il Rouci 2011 (5-),con un’aggiunta del 30% di St. Laurent, sa di ginepro e di frutti di bosco, ha una buona acidità, si sentono note di terra e di salamini affumicati. Il finale è piccante, marcato.

Il Pinot della vigna Terasy 2011 (5-) siè mostrato molto speziato, sa di buona pelle e di prugna, è equilibrato, ricco di tannini ed erbe aromatiche. Il vino della parcella Trkmańska 2009 (5-) ha mostrato in modo fantastico quanto guadagnino nel tempo questi vini. Diventano più “leggeri”, trasparenti, raffinati, con l’eleganza e la finezza dei Pinot. In essi c’era una complessità, una razza che sussurrano: «Bevimi con quaglie, fagiani e tutti gli uccelli selvatici… ». E questo è proprio quello che farò, perché mi piace bere un vino ben invecchiato di Springer, soprattutto uno di quelli sottoposti a lungo invecchiamento in botti grandi e senza la “colorazione” del St. Laurent. Mi piace il vino di Terasy per gli aromi straordinari e quello di Trkmańska per la finezza del sapore. Ho avuto l’occasione di poterli confrontare, perché Jaro ha prelevato dalle botti diversi campioni e ha tirato fuori delle altre bottiglie. Abbiamo analizzato, ci siamo “destreggiati” fra combinazioni di annate e di stili. Ho permesso ai colori, ai profumi e ai sapori di trasportarmi. Jaro ha alzato lo sguardo dal calice e mi ha strizzato l’occhiolino, con un sorriso beffardo.

Il naturalista Riccardo

Richard Stávek (foto di proprietà dell’autore)

Un altro punto riguarda la visita in un posto molto interessante. In località Němčički sono stato ospitato in casa sua da Richard Stávek, un grande individualista, un personaggio famoso dell’enologia morava. Qualche anno fa era redattore della rivista “Vinařský Obzor”, forse il periodico più antico d’Europa dedicato al vino. La strada scelta da Richard è andata verso la produzione di vino in uno stile completamente biologico. Si può dire che è arrivato alla completa naturalezza. Prendiamo ad esempio la fattoria del suo cascinale: è la prova di uno stile di vita radicalmente ecologico e semplice (assenza completa di nuove tecnologie, semplicità degli strumenti, un cavallo, un gregge di capre, ecc.) e lo stesso Richard porta una barba lunga, contadinesca, vestiti di lino e cura le locali tradizioni popolari.

La moglie e i due figli partecipano attivamente a questa vita. Da Richard abbiamo degustato in cortile. Un profumo di fieno che proveniva dalla soffitta, di legno stagionato, di sacchi di grano e di argilla. Con il vino abbiamo mangiato il pane e il formaggio prodotti dalla famiglia. Richard Stávek ha le vigne in diverse parcelle (poco più di ettaro in totale) e alcune piccole cantinette  a Bořetic, Vrbic e Němčički. Dal 2012, l’azienda agricola di Stavek è passata alla fase transitoria di certificazione biologica per i terreni agricoli. Lui stesso dichiara che vuole radicare queste tendenze naturalistiche e passare alla coltura naturale. E il vino?

Lo Spigle Veselý-Bočky 2011 oranžové (5) appartiene alla categoria degli “orange-wines”, naturali, fermentati spontaneamente, macerati sulle bucce e non filtrati. Nasce da un uvaggio di vitigni diversi allevati negli stessi filari (la tecnica chiamata Gemischter Satz): Veltliner, Veltlínské červené, Müller-thurgau, Neuburské, Ryzlink vlašski (Riesling italiaco) e Muskat morawski. C’è abbondanza di aromi e di sapori. Foglie secche, camomilla, fiori secchi, albicocche. Questo buon vino fonde meravigliosamente una comprensibilissima semplicità con l’eleganza e ha un finale speziato e piccante.

Anche il secondo vino di Richard è ben riuscito: il Veselý-Bočky 2011 červené (5), un rosso che a sua volta è una composizione di Frankovka (50%), Svatovavřinecké, Modrý Portugal, Cabernet Moravia e André. È davvero un’espressione succosa di frutti di bosco (lamponi, more). È completato dalla mineralità e da una buona acidità. Mi sono piaciuti il suo stile trasparente e la sua leggerezza (alcool 11,5%).

Il vino successivo è stato il Frankovka / Zwegeltrebe 2008 (5+),sorprendente per l’eleganza e per un gioioso fruttato di lampone e fragoline di bosco che con il tempo conquista le tipicità più contadine dei Pinot. Un vino generoso, ben equilibrato. Finale fresco, morbido e seducente. Bisogna provarlo. Come pure il distillato maturato in botte per 7 anni. Non mi dilungherò sul suo stile, è sufficiente ricordare che lo abbiamo soprannominato “Super Stávek”.

Richard non ci ha presentato soltanto i suoi vini, ma anche i suoi colleghi del gruppo degli “autentici”, i vignaioli riuniti intorno a Bogdan Trojak, nato nella Slesia di Cieszyń, uno scrittore e traduttore che si occupa anche di vino. Trojak ha riunito amici vignaioli (in questo momento sono otto), che hanno cantine-boutique incentrate sulla produzione naturale e biologica al massimo livello.

Ota Ševčík di Bořetic (dove possiede una delle migliori località vitate) ha presentato due vini. Il Neuburské 2012 (4+) è un vino splendidamente autunnale, ci sono foglie secche, erba secca. In bocca risulta molto semplice, naturalmente; è minerale e ha una buona acidità. L’Hibernal 2012 (4+) di Ota Ševčík ha degli aromi dolciastri, uno stile denso, leggermente marmellatoso, tipico degli Hibernal. In bocca risulta aggraziato e grasso. Vino gustoso e e denso allo stesso tempo, sebbene in fondo mostri un po’ di alcool.

Il Neuburské 2011 (5-) di Zdeněk Vykoukal è sapido, iodato, sa molto di erbe officinali, con una lieve dolcezza e una vivace acidità. È maturato per otto mesi sui lieviti. È un bene che ci sia questo gruppo Autentisté, perché quasi non ci accorgiamo di quanto si è industrializzato il mondo del vino e di come si è allontanato fortemente “dalla terra”. Cosicché vale la pena recarsi da Richard Stávek a Němčički. I più impazienti possono acquistare il vino dal suo importatore polacco, la ditta Wino z Moraw.

L’ospitalità

Miroslav Volařík (foto di proprietà dell’autore)

Un passaggio a Mikulov per dare un’occhiata all’accoglienza di Vinařství Volařík, condotta da Miroslav Volařík. Quest’uomo intraprendente, oltre alla produzione di vino si occupa di qualche altra cosa: è proprietario di tre alberghi a Mikulov e titolare anche di una ditta di stampa digitale. Un bel giorno si è reso conto che la vitivinicoltura morava richiedeva un vero cambiamento, così ha deciso di realizzare conseguentemente un piano di produzione di vini di qualità. Ha acquistato i vigneti migliori, dove bisognava piantumare nuove viti, ha introdotto un moderno sistema di gestione delle vigne, ha cambiato la tecnologia, ha assunto un enologo e un agrotecnico. Attualmente possiede 85 ettari vitati e produce 250.000 bottiglie di vino (in futuro vuole raggiungere le 400.000).

Volařík può affermare di essere riuscito a realizzare con successo il piano che aveva concepito: nel 2011 gli hanno assegnato il titolo di enologo dell’anno. I suoi vini sono fatti molto bene, sono gustosi e lo stesso Volařík è un uomo simpatico e socievole. Chi vuole conoscere le possibilità di questa cantina provi i suoi vini aromatici da vendemmia tardiva, che brillano di freschezza come, ad esempio, il Riesling Vlašský Pozdní sběr 2012 (4+), un vino speziato, grasso, dalla piccante mineralità, oppure il Müller-Thurgau 2012 pozdni sběr (4 +), leggero e speziato, erbaceo, di buona acidità.

Questi vini sono disponibili a prezzi oscillanti intorno ai 7 €. Godono di successo e la cantina non ha grandi problemi a venderli. Congedatomi dall’ing. Volařík, sono riuscito a recarmi in un altro posto, moderno sotto tutti gli aspetti: la cantina Sonberk, situata nei pressi del villaggio di Popice. Sono più di 40 ettari di vigneti in posizioni molto buone. Il moderno edificio e gli arredi interni sono usciti dalla mano dell’architetto Josef Pleskot.

Qui, sotto lo sguardo della deliziosa signora Vladimíra Mrázová, ho avuto l’opportunità di provare un sacco di vini dolci, confrontare annate, verificare le loro potenzialità di sviluppo. Un’esperienza molto interessante.

Mi sono piaciuti di più: il Rýnský Pozdní sběr 2010 (4+), ben sviluppato, che sa di mandarino e di miele ed è carnoso; il Tramin 2011 pozdni sběr (4+), secco e misurato nell’aroma, senza le stucchevoli note di fiori dolci, affascinante, piacevolmente secco e con note speziate e buona acidità (che nei Traminer non è ovvia); il Tramin slámové 2006 (5-), 10% di alcool 10% e 213 g di zucchero residuo, un vino denso dagli aromi di fieno, spezie, mele essiccate e pere sciroppate, molta concentrazione e acidità. Consiglio questo posto. Qui non ci sono soltanto vini solidi e interessanti, ma è lo stesso ambiente a offrire un’esperienza unica: un bellissimo panorama con vista sulla Palava.

Kolby

In foto immagine aderente all’etichetta attualmente in commercio (foto di proprietà dell’autore)

Pouzdřany: è qui che nel 1997 è sorta la cantina Kolby. Dipendeva dal totalizzatore di lotterie Sazka e purtroppo il progetto non è stato adeguatamente curato e quindi è fallito (il totalizzatore si è preso l’80% della produzione di vino e l’ha sfruttato per il proprio tornaconto). Nel 2002 la cantina è stata acquistata dalla ditta Rosso, che si occupa di lavorazione dell’acciaio. Hanno dovuto ripartire da zero: avevano soltanto qualche vino di scorta e una struttura fatiscente. Fortunatamente, le persone che erano state responsabili della produzione di vino sono rimaste qui. Da allora, si sono acquistati terreni preziosi. Oggi Kolby ha più di 30 ettari di vigne (fra cui quelli a terrazze), alcuni dei quali in località storiche, come sulla collina di Kolby, dentro la riserva naturalistica nazionale Step Pouzdřanski-Kolby.

In questo posto, le più antiche documentazioni che riguardano la produzione di vino risalgono al 1244. Perciò a Kolby si ricorda questo contesto storico e si sottolinea quanto siano preziose queste parcelle. Si coltivano nove vitigni, tra cui il Ryzlink rýnský (Riesling renano), il Veltlinské zelené, il Ryzlink vlašský (Riesling italico) con i rossi Cabernet sauvignon e Modrý Portugal. Quest’anno cominceranno a vendere vini spumanti prodotti con il metodo classico.

Durante la degustazione ho provato un sacco di vini, anche di annate più vecchie. Il Ryzlink Rýnský 2011 (3+) è semplice, non pienamente trasparente e dall’aroma non molto intenso. In bocca è secco, sa di mela e leggermente di frutti tropicali e spezie. Si beve, ma non è del tutto pulito.

Il Ryzlink vlašský 2010 (4-) è abboccato,c’è fieno, mela matura, ribes bianco, uva spina. Un po’ vuoto, ma fresco, con acidità e una leggera mineralità.

Nel Ryzlink vlašský 2002 (5-) ci sono aromi di formaggio, burro, camomilla, fieno, fiori selvatici ed è un vino delicato, cremoso, leggermente minerale, equilibrato. Tra i rossi, il Cabernet sauvignon 2010 (4) è fresco, fruttato, molto più leggero, pulito e accessibile. Mantiene il carattere del vitigno e un fondo di cioccolata fondente.  Il Modrý Portugal 2009 (4) non è filtrato, è leggermente speziato, secco, sa di bosco, è leggermente resinoso e attraente.   

Nel botteghino dell’autentico


Jaroslav Osička (foto di proprietà dell’autore)

Ecco il finale della trasferta in Moravia: Velké Bílovice e la piccola cantina di Jaroslav Osička (anche lui uno degli “autentici”). Osička ha 3 ettari di vigneti: soddisfa tutti i requisiti di “autenticità”, utilizza un bioregime completo nel vigneto e in cantina. Lo stile dei vini è generoso, espressivo.

Alcuni maturano sulle fecce per un anno e mezzo, tutti superano la fermentazione malolattica. Dopo la degustazione non ho dubbi che da Osička sia lo Chardonnay la migliore espressione dei sapori naturali e del terroir. Oltre a questo vitigno, nelle vigne crescono Müller-thurgau, Rulandské šedé (Pinot grigio), Tramin.

Il Muller-thurgau 2012 (4+) è molto naturale, nell’aroma ci sono paglia, legno, patate lesse, pepe bianco e un buon nerbo acido. Il Sauvignon 2012 (5-) è vivace, aggraziato e attraente, con un fondo leggermente burroso. Il Ryšák 2012 (4+) è una cuvée (ryšák è l’antico termine moravo per definire la tecnica di coltivazione e di uvaggio Gemischter Satz). Questo vino ha un colore aranciato, un’interessante atmosfera autunnale (foglie secche, mele da vino, sorbo selvatico), è molto naturale e croccante.

Il Pinot Gris 2011 (5) è un “orange wine” naturale, con aromi delicati, morbidi e un’elegante struttura del sapore. È equilibrato e speziato. Lo Chardonnay 2008 (5+) è elegante ed erbaceo, ha dei sapori attraenti (torta appena sfornata, mele selvatiche) e una struttura levigata. Vera classe, con misura e pulizia di sapori. Da Osička abbiamo provato anche i vini di un altro “autentico”: il simpatico Milan Nestarec. Dei suoi vini mi hanno colpito di più quelli fatti dal vitigno Veltlínské zelené. Ehi! Com’è piccante!

La scala di giudizio

( 6 ) eccezionale, un vero capolavoro

( 5 ) ottimo, vino di gran classe

( 4 ) buono, interessante

( 3 ) onesto, dignitoso

( 2 ) debole

( 1 ) stare alla larga, vino con evidenti difetti

( – oppure + ) per togliere o aggiungere mezzo punto

La foto di copertina è di proprietà dell’autore.

mariu

Sono giornalista e critico enologico, sono stato collaboratore di Wine Magazine, Wine Time, Alcohol Markets, Kitchen, USTA Magazine, Top Class, SpaEden, AllInclusive, Internet Radio Polacca, Enotime, Wirtualna Polska e altri. Come giurato, prendo regolarmente parte a vari concorsi enologici e polacchi (tra cui Vinitaly, Concours Mondial de Bruxelles, Vinoforum, Vinaria, Vinul.ro, Enoexpo, Orszagos Borverseny, Clean Vodka Tasting). Faccio anche parte dell’organizzazione internazionale di giornalisti e specialisti dell’industria dell’alcool – International Federation of Wine and Spirits Journalists and Writers. Nel 2015 “Magazyn Wino” mi ha assegnato il Grand Prix nella categoria “promozione della cultura del vino in Polonia”. Nel 2018, mi è stato assegnato il capitolo del premio Saint Martin per “l’eccezionale servizio nel campo della promozione del vino polacco”.

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