Teniamo fuori l’autismo dagli stili verbali, anche nel food

Teniamo fuori l’autismo dagli stili verbali, anche nel food.

Stamattina un articolo uscito sul magazine online Virtù Quotidiane con un’intervista al dott. Luciano Pignataro de Il Mattino titolava, con tanto di copertina, “La pizza gourmet? Esecuzioni autistiche, è destinata a sparire”.

Premetto due cose:

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A) Sono orgoglioso padre di Vincenzo, un ragazzo autistico di 16 anni che frequenta l’Istituto Alberghiero di Ottaviano;

B) Non ho altro modo, alla soglia dal conseguimento del tesserino di giornalista pubblicista, che scrivere queste poche righe, atteso che il dott. Pignataro mi ha bloccato su ogni social.

Certo, da avvocato quale sono, avrei potuto fare altro ma la vicenda non è focalizzata sull’offesa a mio figlio ed alle persone con sindrome dello spettro autistico ma, piuttosto, dalla leggerezza con la quale il celebre giornalista e scrittore ha adoperato la parola come una “diminutio” rispetto alla normalità.

Ci adoperiamo tanto per far sentire queste persone pari a noi, nelle scuole educhiamo gli studenti a considerarli e trattarli come pari e poi arriva una persona famosa e per dire che alcuni pizzaioli quando fanno le “pizze gourmet”, non essendo in grado, sono incapaci, definisce le loro esecuzioni “autistiche”.

Come a dire che qualcosa quando non la riesci a fare sei deficiente!

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Così arriva. Netto. Senza se e senza ma. E per padri e madri come me, sorelle e fratelli è un pugno secco allo stomaco.

Nei fatti il dott. Pignataro concordava con le considerazioni rilasciate dallo chef Igles Corelli, in un bell’articolo sulla testata abruzzese, peraltro nostra consorella con bellissimi articoli ogni domenica alle 11 che leggo con piacere sempre.

La questione dibatteva sull’uso del termine gourmet  correlato alla pizza e sul fatto che essa non ha futuro, auspicando ad un ritorno a pizze più essenziali ed uno stile riconoscibile, oltre ad aspetti più tecnici ed economici su cui non mi dilungo.

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Nulla da ridire nei contenuti e la loro ratio sui quali concordo in pieno ma il titolo e l’affermazione virgolettata del giornalista de Il Mattino è un clamoroso scivolone su una buccia di banana.

Perchè il termine autismo nell’articolo fa pensare a qualcosa di stereotipato, ripetitivo e a volte stucchevole, come è a volte la cosiddetta pizza gourmet.

Tant’è che nel primo post su instagram lo stesso Igles Corelli ed altre persone si sono lamentate dell’uso della parola autismo.

Premesso che l’autismo ( che voglio sempre ricordare, NON E’ UNA MALATTIA), è una neurodivergenza che si manifesta in diversi tipi di comportamenti, tant’è che si parla di “Spettro autistico”, va detto quanto segue.

La ripetitività e le stereotipie sono sicuramente alcuni aspetti comuni alle persone autistiche, ma c’è molto di più.

Le persone autistiche reagiscono al mondo e agli stimoli da esso provenienti in maniera differente dagli altri, ma hanno aspetti sorprendenti: messi di fronte agli stessi problemi il più delle volte reagiscono in maniera insolita e creativa, mostrando un senso di immaginazione molto più marcato rispetto al normale.

E’ il cosiddetto “paradosso della creatività dell’autismo”.

Altre volte la schematicità dei ragazzi autistici si è dimostrata la soluzione a problemi apparentemente difficili.

Usare il termine “autistico” o “autismo” in certi contesti, rischia di banalizzare e mostrare solo l’aspetto più problematico del disturbo dello spettro autistico, tralasciando le parti che permettono alle persone autistiche di mostrare la loro unicità.

Quindi per paradosso essere “autistici nella pizza gourmet” potrebbe significare esattamente l’opposto di quello che intendeva dire il giornalista professionista Luciano Pignataro. Mostrando così una scarsa conoscenza del problema e banalizzando un termine che afferisce a problemi serissimi.

Del resto, lo stesso Pignataro ha inserito il progetto Pizzaut di Nico Acampora ( che ricordiamo ha l’80% di dipendenti autistici assunti con contratto a tempo indeterminato), premiato dallo stesso Pignataro in 50Top Pizza, per cui l’affermazione fatta sembra poco continente e poco rispettosa rispetto ai soggetti autistici.

L’aver cancellato il post e riaggiustato il tiro non mette a posto le cose. Mi spiace.

Occorre che il dott. Pignataro faccia delle scuse (non al sottoscritto,  voglio sottolinearlo) pubbliche.

Ho chiesto al direttore di Di testa e di Gola se vi fosse disponibilità ad ospitare un chiarimento del dott. Pignataro, ovviamente di carattere resipiscente, e ho ottenuto piena disponibilità a una replica.

Ribadisco, comprensiva di scuse.

Credo sia dovuta.

 

 

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Avvocato, papà e amante della pizza e del buon cibo. Dopo aver aperto il suo blog personale si unisce nel 2016 alla squadra di Di Testa e di Gola.
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