Toponomastica culinaria: da Palermo alla Soup Town

Toponomastica culinaria: da Palermo alla Soup Town

 

Toponomastica culinaria: da Palermo alla Soup Town

La toponomastica, ossia  il complesso dei toponimi di un’area geografica fisicamente o amministrativamente delimitata, ha sempre attirato l’attenzione di grandi studiosi e semplici appassionati perché ogni città del mondo in generale.

E a Palermo in particolare, ha sempre intitolato i suoi viali, le sue strade e i suoi vicoli, traendo spunto dalla storia nazionale – via della Libertà – o locale- via del 4 aprile è nota solo nel capoluogo siciliano ed è citata pure da Tomasi di Lampedusa ne Il Gattopardo – dai personaggi illustri e dalla letteratura, o da particolari usi e costumi aborigeni.

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Nel Centro Storico di Palermo ancora, il più grande d’Europa, molte strade, ad esempio, sono dedicate agli antichi mestieri praticati, in passato, proprio in quei luoghi, e che hanno segnato anche per interi secoli l’economia locale.

È, quindi, facile trovare, tra i vicoli della Vuccirianomen omen.

Via Pannieri, via Chiavettieri o via dei Materassai, la fantasmagorica via delle Sedie Volanti o, per focalizzarci meglio sulla toponomastica culinaria, l’antica calata maccarrunara, ossia la discesa dei Maccheronai.

Un tempo, infatti, in questa colorata via che collega Piazza San Domenico a piazza Caracciolo proprio nelle viscere della Vucciria, erano dislocate quasi tutte le putìe o antichi negozietti che producevano e vendevano pasta fresca.

Dopo averli impastati nelle loro grandi madie o maidde e messi ad essiccare all’aria aperta.

I pastai esponevano su dei banchi direttamente sulla strada i loro maccaruna, vermiceddi o tagghiarini prima di venderli ai loro abituali clienti, consegnandoli in economici, ma assai peculiari, coppi di carta.

Ovviamente questi negozi e chioschetti oggi hanno letteralmente chiuso bottega  e al loro posto oggi troviamo quasi esclusivamente locali e pub notturni, e di giorno le abbanniate sono state sostituite dal silenzio di una città dormiente.

La toponomastica culinaria non caratterizza solo Palermo ma anche un caratteristico quartiere della città di Tartu, in Estonia.

E non ci riferiamo al quartiere dove sorge il museo della birra estone intitolato ad Albert Le Coq, ma a Supilinn, un pittoresco rione del centro storico di Tartu, costituito da tante colorate case di legno a due o tre piani immerse nel verde, un verde che forse ricorda il colore delle zuppe.

Supilinn, infatti, in estone significa “citta della zuppa” perchè tutte le sue strade sono intitolate a degli ortaggi.

Esiste, infatti, una via del fagiolo od Oa, una via del baccello e una via dei piselli o Herne, una via delle patate o Kartuli e di certo non può mancare una via Kapsa, o via del cavolo (non dal cavolo!).

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Quasi certamente l’intitolazione delle strade di questa soup town è dovuta al fatto che, a fine Ottocento, era una baraccopoli che sorgeva a poca distanza dal fiume Emajõgi.

In una zona acquitrinosa della città, abitata dagli operai dei birrifici e da poveri contadini che vi si trasferivano attirati dal basso costo delle case in legno.

Oggi, un po’ come sta avvenendo nel centro storico di Palermo, Supilinn sta vivendo un rapido processo di gentrificazione, ovvero una fase di riqualificazione e di mutamento fisico e della sua composizione sociale.

Oggi ogni palazzina è stata ristrutturata e ridipinta e somiglia a una villa immersa nel verde.

Ogni strada è asfaltata e Supilinn è divenuto ormai un quartiere residenziale assai ambito dai liberi professionisti e con le sue case colorate non somiglia più a una baraccopoli.

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Più che una zuppa monocolore, pare forse somigliare più a un variegato e ghiotto minestrone cucinato da uno chef stellato.

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Sono un'antropologa culturale di formazione e, per passione verso l’arte, il dialetto e le tradizioni popolari siciliane, la cucina, l’enogastronomia, sono una social media manager e la blogger - con lo pseudonimo di Marga Rina - di Panormitania (https://panormitania.altervista.org/). Da qualche anno, sono pure diventata organizzatrice e curatrice di mostre d’arte: oltre a redigere tutti i testi e ad occuparmi della loro diffusione ai media, curo la grafica di ogni evento e la sua promozione sui social network. A marzo 2025, con Edizioni L’Arca di Noè, ho pubblicato il racconto breve in italiano e siciliano Minicu e lu re di Sicilia. Vivo a Palermo, dove sono nata e cresciuta.
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