Tortellini, rock e libertà: a tavola con il Kom
- Introduzione
- Il Vasco che mangia bene
- Dieta ferrea in tour, a Zocca cambia tutto
- Tortellini: il suo appuntamento con casa
- Le focacce gourmet dedicate alle sue canzoni
- Il dolce? un grande classico
- Moto e merenda
- Sapori di casa anche oltreoceano
- Il Komandante senza effetti speciali
- Conclusione: il mio momento folle
Introduzione
C’è un soprannome che mi porto addosso da molti anni e che, più di qualsiasi curriculum, racconta chi sono: la Rockchef.
Me lo hanno dato i miei ragazzi in cucina. Mentre preparavamo la linea, tra pentole, coltelli, profumi e quella confusione che precede il servizio, dalla mia cucina arrivava sempre la musica. Non una musica qualunque: il rock. Vasco Rossi, soprattutto.
Lo ascoltavano tutti, anche ragazzi arrivati dall’altra parte del mondo, che parlavano lingue che spesso non conoscevo nemmeno. Eppure una cosa iniziò ad unirci: quelle canzoni. Bastavano le prime note, il loro pollice in su di gradimento e le differenze sparivano in un secondo. Eravamo tutti li, con le mani al lavoro e Vasco che cantava.
Per me Vasco non è mai stato soltanto un cantante. E’ una presenza. Un kom..pagno di viaggio. Durante gli anni trascorsi lontano dall’Italia, ci sono stati momenti in cui le sue parole sembravano arrivare esattamente dove servivano. Alcune canzoni sono entrate nella mia vita in momenti talmente precisi da sembrare scritte proprio per me.
Per questo faccio fatica a spiegare cosa rappresenti Vasco: certe persone non si ascoltano soltanto, si attraversano insieme alla propria vita. Allora capirete perchè, quando mi è venuta l’idea di raccontare Vasco a tavola, non ho potuto farlo soltanto da food writer: l’ho fatto anche da Rockchef.
Per anni Ho cercato di scoprire cosa amasse mangiare, quali sono i suoi piatti del cuore, chi ha avuto il privilegio di cucinare per lui, cosa porta nel piatto quando torna a Zocca e cosa sceglie quando si trova dall’altra parte dell’oceano. Finalmente, oggi, abbiamo molte più notizie che voglio condividere con voi. Scoprirete un Vasco molto diverso dal personaggio della “vita spericolata”.

Il Vasco che mangia bene
Tra i primi a raccontare le sue abitudini alimentari è stato Massimiliano Marinelli, chef dell’Hotel Panoramic di Zocca, che nel 2023 ha ricoperto anche il ruolo di cuoco personale di Vasco durante il periodo estivo.
Marinelli ha spiegato che Vasco tiene alla qualità del cibo e cerca un’alimentazione equilibrata. Tra le sue abitudini ci sono molte verdure, soprattutto bollite o grigliate, con una forte attenzione ai prodotti del territorio. E’ curioso, non particolarmente complicato e ama parlare di cucina. E’ molto sensibile al concetto di chilometro zero, alla provenienza dei prodotti ed è un buon conoscitore di vino.
E c’è una sorpresa: accanto alla tradizione emiliana, Vasco apprezza la cucina giapponese e non disdegna proposte innovative e gourmet. Insomma, il rocker che per decenni abbiamo immaginato tra eccessi e whisky, a tavola ha un lato decisamente disciplinato, soprattutto quando è in tournée.

Dieta ferrea in tour, a Zocca cambia tutto
La conferma arriva da una persona che conosce Vasco da una vita; l’amico fedele Otello “Otis” Righetti. Ultimamente, parlando delle loro abitudini, ha raccontato che durante i tour Vasco segue un’alimentazione molto controllata da sua moglie Laura ed un equipe medica e fisioterapica per consentirgli di mantenere la forma necessaria per i concerti.
Quando torna a Zocca, però, ritrova gli amici di sempre e anche i sapori della sua terra. Ed è qui che entrano in scena i grandi classici dell’appennino modenese: crescentine, borlenghi, tortellini, ciacci, gramigna con la salsiccia, gnocco fritto e costine. Righetti lo descrive come un vero curioso del cibo più che come un grande mangiatore: uno che assaggia, pilucca, osserva e vorrebbe provare tutto.
Ed è una definizione che mi piace moltissimo perchè il vero buongustaio non è quello che mangia di più ma quello che vuole sapere il cibo che sapore ha.

Tortellini: il suo appuntamento con casa
Se c’è un piatto che più di ogni altro ricorre nelle testimonianze, è lui: il tortellino.
All’hotel Panoramic di Zocca Vasco è solito ordinare i celebri Tortellini Panoramic, serviti con una crema di panna e parmigiano.
Il ripieno è a base di carne di maiale, mortadella e parmigiano mentre la pasta viene tirata particolarmente sottile, ciò che lo ha reso famoso. Altre testimonianze parlano di tortellini in brodo di gallina ma una cosa è certa: quando Vasco torna a casa, il tortellino non può mancare.
Il suo rapporto con il cibo, alla fine, sembra essere soprattutto un rapporto con la memoria, quella cucina che sa di infanzia, di ritorno a casa e di qualche libertà in più da concedersi lontano dal “fronte del palco”.
Le focacce gourmet dedicate alle sue canzoni
C’è poi una storia che sembra uscita da una cucina rock. Lo chef Marinelli non si è limitato a cucinare per Vasco: ha creato una serie di focacce gourmet ispirate alle sue canzoni. Ahimè, non c’è nessuna testimonianza fotografica.
Una di queste, “Ridere di te”, aveva particolarmente conquistato Vasco. La composizione? Abbastanza inusuale: Polpo, mozzarella di bufala e spinaci saltati in padella.
La seconda focaccia era dedicata alla celebre “Albachiara” con prosciutto crudo di Modena, pecorino del Parco di Pavullo e un esterificazione di aceto balsamico di Modena. Per finire, una pala romana dedicata a “Senza parole” con crema di parmigiano reggiano, fiori di zucca fritti, lardo di colonnata e aceto balsamico di Modena.
Da cuoca, devo ammetterlo, l’idea di trasformare le canzoni in piatti mi piace parecchio. Forse perchè, in fondo, una canzone e una ricetta hanno qualcosa in comune: entrambe devono lasciare un ricordo.

Il dolce? un grande classico
Dopo tanta cucina emiliana, niente dessert complicatissimi. Il dolce preferito dal Kom, raccontato dallo chef Marinelli, è il Gelato alla Crema. Anche questa scelta racconta qualcosa perché, a volte, il lusso non è avere cento ingredienti ma una crema fatta bene.
Moto e merenda
E poi c’è forse l’immagine più bella di tutte. Quando Vasco e Otis vanno in moto sull’Appennino, quest’ ultimo si occupa di preparare lo zaino con focaccia, mortadella, un frutto e acqua. Via i piatti costruiti, solo due amici, una moto, le montagne e qualcosa da mangiare. Sono certa che è proprio lì che si trova il vero Vasco.
Sapori di casa anche oltreoceano
Vasco trascorre buona parte dell’anno a Los Angeles e sembra che anche li il legame con la cucina italiana rimanga fortissimo. Lo chef Evan Funke, del Felix Trattoria di Venice, celebre per la sua pasta fresca tirata a mano, ha Vasco tra i suoi clienti e cosa ritrova nel suo ristorante? I tortelloni al burro e salvia. Può cambiare continente ma non cambia il bisogno di riconoscersi nei propri sapori. Una sorta di comfort food anche quando si trova oltreoceano.
Il Komandante senza effetti speciali
Alla fine della ricerca, quello che emerge non è il ritratto di un uomo che cerca il lusso gastronomico. E’ quello di un uomo curioso, attento alla qualità e legato alla tradizione.
Ama le grandi tavolate con parenti ed amici. Capace di apprezzare la cucina giapponese e la pasta fresca californiana, ma che quando torna a Zocca vuole soprattutto i sapori che conosce da sempre. La rockstar internazionale e il ragazzo di Zocca sembrano convivere perfettamente nello stesso piatto.

Conclusione: il mio momento folle
Ho iniziato questo articolo raccontandovi perchè mi chiamano la Rockchef. Lo voglio chiudere con il motivo per cui ho deciso di scriverlo: Io Vasco lo adoro. E’ semplicemente la verità.
Le sue canzoni hanno accompagnato quasi tutta la mia vita, sono state colonna sonora di mnomenti belli, di momenti difficili, di partenze, ritorni, solitudini e rinascite. Da emigrante, lontana per più di 30 anni dalla mia terra ed i miei affetti, le sue parole mi hanno fatto compagnia quando ne avevo più bisogno. Lo dico sempre:
✓ Vasco, se non ci fossi stato tu la mia “sopravvivenza” non sarebbe stata la stessa
Un caro amico scomparso di recente diceva: se lo puoi sognare, lo puoi fare. Il mio sogno più grande, gastronomicamente parlando, è molto semplice: conoscere Vasco e cucinare per lui. Non chiedetemi ancora cosa, quello lo deciderei guardandolo negli occhi. Perché cucinare per qualcuno è un gesto intimo, significa cercare di raccontargli qualcosa di sé attraverso un piatto ed io, per Vasco, avrei sicuramente qualcosa da raccontare.
Magari un giorno succederà e magari quest’articolo arriverà proprio davanti ai suoi occhi. Allora, Vasco, se per caso stai leggendo queste righe, sappi che a Napoli c’è una Rockchef che da anni vive, cucina e si ispira ascoltando le tue canzoni. Il rock lo metti tu. A cucinare, però, lasciami fare, almeno una volta.
Credit photos:
Foto copertina generata con AI
Pagine social dell’hotel Panoramic di Zocca
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