Tra graniti e venti: alla scoperta del Vermentino di Gallura DOCG
Con la collaborazione del Consorzio di Tutela del Vermentino di Gallura DOCG, guidati dal Consigliere Nazionale ONAV e giornalista Alessandro Brizi, affiancato dalla Delegata Floriana Risuglia siamo andati alla scoperta del Vermentino di Gallura, il vitigno bianco per eccellenza della Sardegna: un vitigno versatile che ama il mare. La DOCG è riservata solo ai vini prodotti in un’area ristretta del nord-est dell’isola, prevalentemente in provincia di Sassari.
Il Vermentino in Italia suscita sempre una grande emozione e questo lo racconta Alessandro Brizi, insieme a Marco Piro, presidente del Consorzio Vermentino di Gallura.
Si dice che questo vitigno sia partito dalla Spagna, passato per Marsiglia, poi in Liguria e Corsica, ed è arrivato fino in Sardegna.
Come sappiamo, definire un vitigno autoctono è sempre un po’ relativo, però possiamo dire che in Sardegna Il Vermentino ha trovato il suo terreno di elezione.
Questa varietà è stata piantata in Piemonte dove ha preso il nome di Favorita, poi in Liguria dove è diventato Pigato e pian piano in tutta la penisola con qualche cenno anche nella zona dell’Etna.
Tutto vino di ottima qualità, però nella Gallura il Vermentino si esprime davvero in maniera egregia.
L’unica zona nella quale il Vermentino infatti riceve la DOCG.
I terreni scoscesi che dalle colline arrivano al mare con matrici geologiche differenti, quindi dal granito duro molto drenante, misto con l’argilla dove la pianta soffre la ricerca dell’acqua, per arrivare fino al mare dove gli allevamenti sono addirittura sulla sabbia.
Cosa fondamentale di questa regione è il vento, che è il maestrale molto forte dal nord e riesce ad asciugare le uve evitando le formazioni fungine e tanti parassiti.
Proprio per questo nelle zone marittime le viti sono ancora a piede franco, cioè si è evitato il porta innesto americano, questo perché sia il vento che la composizione del terreno rendono impossibile la vita alla fillossera.
Brizi che ha coordinato la spiegazione e la degustazione definisce il Vermentino di Gallura il vino più buono del mondo e certo non saremo noi a dargli torto.
È un vino che accontenta davvero tutti i palati.
Andando ad assaggiare i vini di diverse cantine possiamo trovare la versione più fruttata o quella più minerale, la versione secca o anche più glicerica, insomma è un vino pericoloso perché se scelto nella versione giusta, la bottiglia davvero finisce in un baleno.
È anche capace di migliorare nel tempo, infatti alcune cantine dedicano i loro prodotti all’invecchiamento.
Durante la serata abbiamo provato alcuni Vermentino di Gallura che andiamo a raccontare.
C’è un filo conduttore che collega tutti questi prodotti: troviamo sempre un’intensa caratteristica minerale oppure il frutto ma con un finale leggermente amaricante.
La differenza che esiste tra un vermentino e l’altro è prevalentemente il terreno.
Il primo assaggiato, annata 2024 Tenute Oskiros ed è prodotto su suoli granitici e sabbiosi.

All’olfattiva percepiamo i fiori bianchi, miele di acacia, frutta tropicale, con cenni di erbe mediterranee, gusto sapido e fresco con note di mandorla finale.
Buona la persistenza.
A seguire Cantina Giogantinu, Lughente 2024 da uve prodotte nei vigneti a conduzione biologica nella zona di Berchidda.

Il colore è un giallo con riflessi verdolini, sintomo di una gioventù fragrante, i cenni sono fruttati a polpa gialla, non mancano l’agrume e sbuffi erbacei.
Al palato la freschezza è bilanciata da caratteristiche gliceriche.
La persistenza anche in questo caso è ottima.
Andiamo a uno dei più noti, il vermentino di Funtanaliras sempre annata 2024, dove l’impatto olfattivo è molto intenso con espressioni fruttate e molto fresche.

I cenni sono minerali ma si intensificano di pietra focaia.
Al gusto ha sempre ha una buona acidità, interessante la vena sapida, molto equilibrato grazie a tocchi di miele, la persistenza è lunga.
Della stessa cantina Anghiloja annata 2024, il ventaglio di profumi è ampio, floreale e fruttato e anche una delicata mineralità è molto coerente al gusto con le note olfattive.

Con la cantina Li Duni assaggiamo Renabianca 2024, la caratteristica è la posizione dei vigneti molto vicini alla costa, su terreni fondamentalmente sabbiosi.
Le note fruttate sono intense, la pesca si arrotonda ed è tabacchiera, percepiamo note di pera sempre con cenni intensi minerali e anche di idrocarburo.
Il gusto è molto sapido quasi salato con una decisa vena agrumata, la persistenza è molto lunga.
Tenute Campianatu 2023. Ha una piena espressione in toni floreali ed erbe aromatiche, molto fresco, si veste di macchia mediterranea, meno frutto.
Le note sono vegetali e balsamiche.
Il sorso è salmastro, iodato, si ammorbidisce con una parte glicerica che porta a una lunghezza gustativa notevole.
Arriviamo a un’altra azienda molto nota che è Capichera con Vign’Angena 2022, un vino che si esprime in pieno con profumi molto floreali, dall’iris alla ginestra, al biancospino e poi si evolve in toni fruttati.

In bocca è fresco e avvolgente, la sapidità stimola molto la salivazione e il sorso, la persistenza è lunga.
Photo Credit: Onav





