Tra le pagine inebrianti della “Guida letteraria del vino”
In vino veritas è un proverbio latino ancora attuale e assai veritiero che si traduce con “nel vino la verità” perché, quando si è ebbri o del tutto ubriachi spariscono i freni inibitori e si tende a confessare segreti o pensieri che in sobrietà neanche sotto tortura diremmo. Verrebbe ironicamente da aggiungere cavete abstinentes, ovvero fate attenzione agli astemi.
Si è espresso di certo meglio Quinto Orazio Flacco, nella prima citazione riportata da Anna Maria Foli nella sua
“Guida letteraria del vino” (Terra Santa Edizioni, 2021):
Nessuna poesia scritta da bevitori d’acqua
può piacere o vivere a lungo.
Vino e letteratura
Questo passo introduce il connubio tra vino e letteratura che è al centro di questa speciale guida letteraria del vino, un tour narrativo dedicato alla più antica bevanda del mondo – ovviamente dopo l’acqua! – che riunisce pagine inebrianti tratte dalle letterature di ogni tempo. Dall’Epopea di Gilgames, dove il vino è celebrato come simbolo di immortalità, passando per i Greci e Latini che addirittura nel loro pantheon riconoscevano Dioniso e Bacco come divinità del vino o attraversando i testi sacri di ebraismo, islam e cristianesimo, fino ad arrivare ai grandi poemi e romanzi più recenti, il vino è riconosciuto come una bevanda dispensatrice di gioia e di vitalità, ma anche, quando si esagera col bere, di follia e trasgressione .
In particolare, nel Gargantua e Pantagruel, François Rabelais, con un gioco di parole ha scritto “Notate bene, amici, che di vino, divino si diventa, e non c’è verità più sicura né divinazione meno fallace”. Bere il vino riempie l’anima di ogni verità, di ogni sapere e filosofia e rende gli uomini delle “divinità”.
Anna Maria Foli
La raccolta letteraria tra questo tanto decantato connubio tra vino, poesia e letteratura di ogni epoca è stata minuziosamente curata da Anna Maria Foli, studiosa di tradizioni e storia della Chiesa ma soprattutto prolifica autrice che ha dedicato altri volumi sulle religioni a tavola o sulle ricette segrete dei monasteri e dei conventi. Ogni pagina inebriante, da sorseggiare senza moderazione, celebra tanti aspetti del bere e consumare il nettare degli dei. Ha, infatti, esplorato il mondo della vendemmia e del faticoso lavoro di lavorazione delle uve; ha indagato il mondo delle osterie, delle locande e di tutti i luoghi della convivialità citando anche il famoso brindisi del “Libiamo, libiam né lieti calici, che la bellezza infiora” de La Traviata; ha persino indagato tra le pagine di Matteo Bandello che ha elencato gli effetti collaterali dell’ubriachezza tra i quali le vertigini, tremore, letargia, frenesia, sordità e catarro.
Chiudiamo questa presentazione di “Guida letteraria del vino. Pagine inebrianti dai più grandi scrittori d’ogni tempo e latitudine” con questo canto tratto dai
Carmina Burana:
Salve, colore del vino scintillante,
salve, sapore senza eguali,
cerca di inebriarci con la tua forza.
Quale mirabile frutto
ha prodotto la pura vite,
ogni mensa si fa lieta, con la tua presenza.
Quale meraviglioso colore,
quale profumo fragrante,
quale sapore in bocca e dolce sulla lingua.
Felice il ventre in cui entrerai,
felice la gola che solcherai,
felice la bocca e le labbra che laverai.
Dunque, lodiamo il vino!
Cin cin!



