Tra talismani ed elisir di felicità culinaria
Di solito si scrivono recensioni su romanzi, racconti, saggi o sillogi appena pubblicati o che sono dei veri best seller da consigliare al grande pubblico; questo articolo, invece, è dedicato alla dodicesima edizione di un testo che ha la veneranda età di 80 anni, le cui pagine sono tutte ingiallite, qua e là macchiate e da maneggiare con cura. Avverto i lettori che snocciolerò a spizzichi e bocconi – del resto, Di Testa e Di Gola pure di questo scrive, no? – indizi per arrivare gradualmente al volume che è al centro di questo articolo.
La prima edizione risale al lontano 1929 ed è anche vero ero è che è stato ripubblicato per 22 volte fino al 1999. Delle ristampe con revisioni ed aggiunte si perde, invece, il numero.
A leggerne il titolo, ignorando genere e contenuto, potrebbe essere tranquillamente scambiato per un romanzo di Paulo Coelho che ha scritto titoli di successo come “L’alchimista”, “Manuale del guerriero della luce” o “Aleph”. Di sicuro nel 1946, vero è che si era in pieno dopoguerra, quest’opera monumentale di ben 860 pagine era un best seller e un vero cult che, come scrive l’autrice, tutte le famiglie dovevano possedere perché era un vero e proprio talismano della felicità.
Il talismano della felicità
Il talismano, infatti, termine che deriva dal greco télesma, è un oggetto che attira fortuna, favorisce amore, salute, ricchezza, fertilità oppure allontana il malocchio. Come il corno rosso o il ferro di cavallo, è un portafortuna da portare dietro o da tenere in certi punti della casa, che alimenta serenità, benessere, ricchezza e felicità del singolo e della sua casa e famiglia. Secondo l’autrice, della quale tra poco il nome sarà svelato, talismano è questo libro di…ricette. E‘ un testo che è stato addirittura premiato alla IV mostra internazionale dell’economia domestica e che, nella prima pagina, recava questa curiosissima annotazione (monito):

“Il presente volume non potrà essere ceduto in vendita a librai e rivenditori che si trovino a nord di Firenze inclusa e fino agli attuali confini“.
E‘ un monito (annotazione) che desta curiosità e sulla quale la scrivente ha voluto indagare: nel 1946 è da poco terminata la Seconda Guerra Mondiale e ci troviamo in un momento storico di risistemazione territoriale con reti distributive editoriali ancora in ricostruzione e spesso organizzate territorialmente. Magari c’erano distributori che lavoravano solo al Nord Italia, altri solo al Sud e nelle Isole e si voleva evitare la concorrenza interna.
L’editore
La casa editrice di questo monumentale ricettario è Edizioni della Rivista Preziosa, una delle più importanti riviste femminili italiane del primo Novecento dedicate all’economia domestica, alla cucina, al galateo e alla gestione della casa fondata da Enrico Boni e da sua moglie Ada, l’autrice del ricettario al centro di questo articolo intitolato “Il talismano della felicità“.

Strappa un sorriso che questo grande ricettario sia stato scritto sia per elogiare la cucina nazionale italiana che, ai primi del Novecento era adombrata da quella francese; sia per essere donato alle signorine in età da marito o alle signore che vogliono imparare a cucinare bene perché, come scriveva la famosa giornalista gastronomica Ada Boni, “non vi può essere una vera felicità là dove viene trascurata una parte così essenziale della nostra vita di tutti i giorni: l’alimentazione“.
L’importanza dell’opera
Questo speciale talismano è l’importante specchio di un‘epoca storica ormai perduta dove i ruoli familiari erano ben definiti: per essi, l’uomo usciva di casa per i suoi affari e il suo impiego al mattino e tornando la sera voleva trovare una moglie che aveva accudito casa e figli e cucinato prelibatezze con manine care in modo da aumentare l’attrazione del marito nei suoi confronti ma, soprattutto, alimentare la pace della famiglia.
“Il talismano della felicità“ è un volume enciclopedico che riunisce ricette italiane e regionali ma dedica anche ampio spazio alla cucina internazionale. Dopo un capitolo dedicato alle nozioni fondamentali di cucina utili a preparare, ad esempio, il brodo, la gelatina, le mineste o le panature o vari tipi di salse, Ada Boni scrive di antipasti, primi, soprattutto risotti, frittate, secondi di carne e di pesce e di pasticceria.
Una delle ricette
Alcune ricette sono assai note come i maccheroncini e broccoli alla siciliana, le tagliatelle alla bolognese o l’uovo al tegamino o la pizza rustica o la cassata; altre sono assai particolari e per palati decisamente forti.

Solo per riportare un esempio di ricetta, ecco come sugeriva di preparere i piccioni selvatici all’uso di Amelia.
Dopo avere spiumato i piccioni si infilzano nella spiedo senza avere eliminato il gozzo e gli intestini e si fanno girare sul girarrosto per dieci minuti in modo che perdano umidità.
Nel frattempo, per ogni piccione si mette sul fuoco una casseruola con un quarto di litro di vino rosso, cinque grani di pepe, un chiodo di garofano, uno spicchio d’aglio e una scorza di limone.
Appena il vino bolle, vi si accende la fiamma e si pone nella leccarda sotto i piccioni.
Dopo i dieci minuti di cottura a secco, si cominciano a spalmare con un decilitro d’olio ciascuno e si salano.
Man mano che l’olio cade sul vino aromatizzato, si continuano a spalmare i piccioni con olio e vino per circa un’ora a fiamma bassa.
Terminata questa fase si tolgono i piccioni cotti dallo spiedo, si aprono e si spezzettano in modo da privarli di intestini e gozzo che non saranno ridotti in poltiglia e mescolati con il liquido nella leccarda.
Questa salsa, privata di aglio, chiodo di garofano e scorza di limone sarà poi versata sui piccioni posti su un piatto da portata e serviti a chi vorrà e… riuscirà a mangiarli.



