Trattoria Masella. I custodi della Mutria

Giustino Catalano
Acquasale con portulaca

Trattoria Masella. I custodi della Mutria.

Cosa c’è dopo questo paese? Nulla, la Mutria di qua e il Fortore di là. Nulla.

Se nella mia vita avessi dato ascolto a chi mi rispondeva così per decine di territori dell’entroterra oggi quella gente non avrebbe avuto nessuno che ne raccontava le tradizioni.

E il silenzio, l’oblio sono la morte delle tradizioni e della gente che le tramanda e se ne prende cura.

Personalmente difendo la terra dei miei padri ma lo faccio in maniera selettiva, astuta.

A chi non mi piace dico che non c’è nulla e si sta male ma, a chi mi piace tanto come persona, alle sue domande, apro il mio cuore e lascio che le passioni vengano tutte fuori.

Così come le vivo, le vedo, le sento.

La prima volta che ho provato la cucina di Dino Berardino è stato a “Gusta Sannio” un bellissimo evento che organizzano i fratelli D’Amico, patron di Locanda Radici a Melizzano, con sole finalità benefiche.

Lì tra tanti cuochi e nomi importanti c’era lui, con un pentolone e quella sua divisa bianca e rossa.

Sorriso stampato sul viso come se avesse fatto 13 un attimo prima, sguardo e phisique du role che ti ispirano fiducia subito.

Mi mise davanti una “zuppa de cocuzz“, una zuppa di zucchine per capirci.

Zuppa de cocuzz
Zuppa de cocuzz

A me? a me che avevo dovuto a casa dei nonni, nelle estati di altissima produzione, mangiare zucchine ogni santo giorno. In ogni maniera e preparazione, fatti salvi il caffè al mattino e il dolce alla domenica.

Partimmo male ma non lo diedi a vedere.

Il “colpo di fulmine”. Ecco, se dovessi spiegarlo direi che è come una zuppa de cucuzze!

Forte di questo “amorazzo” virile e gastronomico ho atteso pochi giorni e ho scritto in privato chiedendo il martedì cosa preparasse per il fine settimana.

E sì, perché per dove è ubicata, la Trattoria Masella apre solo il fine settimana fino a che non arriva l’estate quando è aperta, anche a pranzo, sempre anche durante la settimana ma su prenotazione.

La Trattoria si trova poco fuori il bellissimo centro di Cerreto Sannita ricostruito a “scacchiera” dopo che fu pressoché raso al suolo dal terremoto del 1686. La cittadina è deliziosa con belle piazze, chiese e palazzi nobiliari.

Inerpicandosi sulla collina a circa 700 mt di altitudine c’è il locale.

La sua storia è figlia proprio di tale ubicazione poiché verso la fine degli anni ’50 dello scorso secolo qui la tenenza che era di stanza a Cerreto organizzava il campo militare a poche centinaia di metri dalla casa dei Masella.

E fu allora che la nonna pensò bene di attare una stanza che aveva per stagionare e conservare i propri salumi e formaggi e farla diventare un luogo dove preparava colazioni per i militari.

Poi verso la fine degli anni ’60 arrivarono le prime regolamentazioni e nacque quella che è oggi la Trattoria, consacrata a nome di Ceniccola Filomena (la nonna di Dino) con licenza del 30/09/1975.

Su tale licenza, che all’epoca si conseguiva con esame orale, sopravvive ancora in famiglia un aneddoto sulla risposta alla domanda “quando si pagano i debiti?”.

La cara Filomena, anziché rispondere “alla scadenza”, avrebbe risposto come tutti i mezzadri dell’epoca: “ad agosto!”

Ma torniamo all’anima della Trattoria Masella che è determinata dall’intera famiglia Masella.

Il mantra, viva Dio, è la stagionalità, il ciclo della terra e la tradizione strettissima.

Così le carni vedono privilegiare gli abbuoti (che in tutto il sud hanno nomi che variano da mugliatielli a torcinelli e molto altro), le carni di agnello, pollo, coniglio, cinghiale ecc

Il resto è tutto il patrimonio vegetale spontaneo e non che dà la terra.

Che sia così lo specifica anche la targa esterna con tanto di accoglienza alla porta di Dino che mostra orgoglioso la griglia che è destinata alle carni, alle quali, per onestà intellettuale affermo subito di non esserci riuscito ad arrivare ma che farà parte di un secondo e forse terzo round.

Le prime cose che arrivano al tavolo, oltre l’acqua, sono un magnifico pane integrale e l’olio prodotto con le loro olive di Spinosa (“a spenella” come si chiama lì da loro).

Il nome dell’olio è Pinocchio perchè frutto di un olivo rinato da un palo di olivo adoperato in passato per fare da tutore alla vigna.

La Spinosa ha una importante quota vegetale e un finale amaro di foglia di carciofo che chiama le fette di pane scuro e profumato a sé senza alcuna difficoltà.

Si parte con acquasale, il cibo dei briganti che nascondendosi arrangiavano un piatto con pane raffermo bagnato, ortaggi rubati qua e là e piante spontanee.

Acquasale con portulaca
Acquasale con portulaca

Quella della Trattoria Masella è con pomodori, sedano e sormontata dalla portulaca che cresce spontanea e invasiva ogni dove nel Sannio.

A farle da supporto un tagliere con della pancetta di maiale, del prosciutto di cinghiale stagionato a Pietraroja 18 mesi e la ricotta infornata.

Pancetta di maiale, prosciutto di cingiale 18 mesi, ricotta infornata
Pancetta di maiale, prosciutto di cingiale 18 mesi, ricotta infornata

Il cinghiale è il responsabile del vino rosato che beviamo che è un Sangiovese ad etichetta casalinga (“Razzia”) con su le 3 figure femminili più importanti della famiglia e il nome di dedica alla mamma di Dino: Grazia

Un vino dal colore rosa delle caramelle della nonna, tenue nel gusto delicato, con netti sentori di frutta e fiori. Delicato per le 12 ore sulle bucce nel classico salasso toscano.

Dicevo delle responsabilità del cinghiale poiché l’aglianico non è sopravvissuto per diventare vino rosso e rosé grazie alle sue scorribande notturne.

Fatto sta che il papà di Dino è cacciatore e così beviamo Sangiovese rosato e mangiamo cinghiale ladro!

Arrivano poi i re della tavola sannita di questo periodo. Quelle che io chiamo “le ciliegie della terra”. I peperoni imbottiti. 

Fatti con pane, pomodoro e odori sono una delizia. Anche qui esistono tante ricette quante sono le famiglie sannite ma sono tutte buone.

Solo che la famiglia Masella ha l’arma segreta. E due portate dopo ci arrivano gli stessi peperoni ma cotti con  il pomodoro e l’origano fresco.

Una vera droga. Strepitosi. Da oggi adotterò anche questa ricetta semplice ma gustosissima.

E poi la volta della tradizionale ciambotta con peperoni, patate, sedano, pomodori e l’immancabile formaggio sopra che ho compreso è di tradizione a queste quote e in questi luoghi.

Ciambotta
Ciambotta

Segue la menzionata zuppa de cocuzz e poi arrivano i curiuli.

Uno spaghetto spesso simile a quelli alla chitarra  ma ricavato da una sfoglia lunga fino a due metri, ripiegata su se stessa 4 volte e poi tagliata con il coltello in modo da ottenere degli spaghetti doppi e lunghi fino a due metri.

Curiuli con fagiolini e caciocavallo
Curiuli con fagiolini e caciocavallo

Si servivano con i sughi di carne e lo si fa ancora e ne bastavano 2-3 a persona.

I nostri hanno un taglio moderato anche se glieli farò rifare da 2 metri e sono conditi con dei fagiolini, pomodorini e formaggio.

A chiudere un delicato savarin home made con guarnizione di gelato di gelsi (sfuggito alla foto per eccessiva ingordigia dello scrivente) del proprio albero e un semifreddo di anguria, menta e basilico.

Semifreddo all'aguria con salsa di mentuccia e basilico
Semifreddo all’aguria con salsa di mentuccia e basilico

Amaro e 24 euro medi a persona per essere felici e ringraziare Dio che esistono i Masella sulla faccia della terra.

Andateci.

Nel locale c’era anche una coppia di simpatici romani che avevano preferito lui a una tappa “fru fru“.

Intelligentia pauca.

 

Antica Trattoria Masella

 Via Pezzalonga, 42, 82032 Cerreto Sannita BN

Info e prenotazioni al 328 872 6313

Per gli orari consultare sempre la scheda Google qui

 

 

 

 

 

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Di formazione classica sono approdato al cibo per testa e per gola sin dall’infanzia. Un giorno, poi, a diciannove anni è scattata una molla improvvisa e mi sono ritrovato sempre con maggior impegno a provare prodotti, ad approfondire argomenti e categorie merceologiche, a conoscere produttori e ristoratori. Da questo mondo ho appreso molte cose ma più di ogni altra che esiste il cibo di qualità e il cibo spazzatura e che il secondo spesso si mistifica fin troppo bene nel primo. Infinitamente curioso cerco sempre qualcosa che mi dia quell’emozione che il cibo dovrebbe dare ad ognuno di noi, quel concetto o idea che dovrebbe essere ben leggibile dietro ogni piatto, quella produzione ormai dimenticata o sconosciuta. Quando ho immaginato questo sito non l’ho pensato per soddisfare un mio desiderio di visibilità ma per creare un contenitore di idee dove tutti coloro che avevano piacere di parteciparvi potessero apportare, secondo le proprie possibilità e conoscenze, un contributo alla conoscenza del cibo. Spero di esservi riuscito. Il mio è un viaggio continuo che ho consapevolezza non terminerà mai. Ma è il viaggio più bello che potessi fare.
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