Tre strade per tre cuochi letterati
La toponomastica è anche un registro della memoria di una comunità, e dunque è stato un atto di grande sensibilità, intelligenza e costruzione della ulteriore testimonianza e grandezza della città, intitolare in pieno centro storico, tre vie – che nome non avevano, in quanto semplici vicoletti col numerale – ai tre granchi cuochi letterati della storia della cucina napoletana.
La cerimonia
Mercoledì 3 dicembre c’è stato lo svelamento delle lapidi con cui sono stati appunto dedicati tre vicoletti nella parte più alta dei Quartieri Spagnoli, tre strade che da oggi saranno appunto Via Antonio Latini, Via Vincenzo Corrado e Via Ippolito Cavalcanti: nel cuore di Napoli a Montecalvario dove è ancora conservato il cuore popolare della città, anche ora che, finalmente, la zona non è più off limits, né ai napoletani, né ai turisti.

Una cerimonia sobria, ma importante, con la Vice Sindaca (e Assessore all’Urbanistica) Laura Lieto, l’assessore al Turismo e alle Attività Produttive, Teresa Armato, il Consigliere proponente le intitolazioni Salvatore Toti Lange Consiglio e i vertici della Federazione Italiana Cuochi (con Rocco Pozzulo, il Presidente Nazionale, anche i responsabili regionale Luigi Vitiello, e della Provincia di Napoli, Giuseppe Sorrentino) a testimoniare la contemporaneità dei letterati cucinieri; momento emblematico più ancora della scopertura dell’insegna è stato l’intervento spontaneo di alcuni abitanti della nuova via Cavalcanti, incuriositi dai Vigili Urbani in alta uniforme.

E parlando con i cuochi e gli intervenuti la chiacchiera è sfociata nella scelta delle carni per il ragù, nel sedano sì/no in alcune preparazioni, nella scelta delle cipolle per la genovese; e mentre si concludeva la cerimonia con le foto di rito aleggiava un odore di soffritto, quasi a dare una quinta dimensione alla celebrazione.
Il libriccino
Ai tre personaggi della cucina e delle lettere napoletane è stato anche dedicato un libriccino con i contributi della Vice Sindaca e di Lange. Inolte ci sono poi le riflessioni di Tommaso Esposito, Claudio Novelli, Giustino Catalano e una considerazione storica sulla salsa genovese del veneto Otello Fabris, studioso di Storia della Gastronomia.

È importante che questa intitolazione sia avvenuta allo scorcio delle celebrazioni dei 2500 anni della città.
E siamo contemporaneamente alla vigilia della decisione finale per il riconoscimento come patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco.
Tre menti, Latini, Corrado e Cavalcanti, che hanno messo le basi teoriche alla tradizione millenaria del mangiare partenopeo, amalgamandola con i nuovi ingredienti e le novità, tecniche e sociali, dei loro rispettivi tempi.
Hanno dato così base letteraria a quello che a Napoli il cibo ha sempre rappresentato, abitudini comuni, socialità, biodiversità e condivisione.
Questi sono proprio gli elementi fulcro per la candidatura della nostra cucina nazionale a bene immateriale dell’umanità.
E se la cucina napoletana è un vanto nel mondo e un attrattore formidabile, nonostante la città multiculturale e dall’identità fortissima, lo scrigno di tesori dalle mura greche alle stazioni contemporanee dell’ANM, è stata un’azione intelligente e meritoria (non solo una specie di atto dovuto) ricordare, da oggi in poi, tre grandi manualisti di un fenomeno complesso, popolare e culturale, come il cibo napoletano.


