Trieste e Napoli: due città, una stessa cultura del caffè
Era da tempo che volevo visitare Trieste. A Pasqua ho deciso di farlo.
Non c’ero mai stata, ma da napoletana mi è bastato poco per sentire una certa familiarità. Il mare, la luce e quel modo di vivere gli spazi che appartiene alle grandi città di mare.
Trieste e Napoli, più di quanto si possa immaginare, condividono molto. Sono entrambe città che nel corso dei secoli hanno accolto popoli, lingue e culture diverse, trasformando questa ricchezza nella propria identità.
Trieste è stata per secoli il porto dell’Impero asburgico, il principale sbocco sul Mediterraneo di Vienna e una delle città più importanti dell’Europa centrale. Grazie al porto franco, istituito nel Settecento, divenne uno dei maggiori centri commerciali del continente. Dove transitavano merci provenienti dall’Oriente e dal Mediterraneo dirette verso il cuore dell’Europa.
Napoli, nello stesso periodo, era una delle più grandi capitali europee, centro politico, economico e culturale del Regno delle Due Sicilie. Anche qui arrivavano merci, idee, persone e culture provenienti da tutto il Mediterraneo.
Non erano due mondi così lontani come potrebbe sembrare
I rapporti tra il Regno di Napoli e la Casa d’Asburgo erano continui e passavano anche attraverso i matrimoni tra le famiglie reali. Strumenti con cui si costruivano alleanze e si mantenevano gli equilibri politici europei. Basti pensare a Maria Carolina d’Austria, figlia di Maria Teresa d’Austria e sorella di Maria Antonietta, che sposò Ferdinando di Borbone diventando regina di Napoli.
Tra le tante cose che accomunano queste due città c’è anche la tradizione del caffè.
E io, che da napoletana pensavo di sapere tutto sul caffè, ho dovuto imparare una nuova lezione.
A Trieste il caffè non si ordina come nel resto d’Italia. Si entra in un bar e si chiede un nero, un capo, un gocciato. È un linguaggio che ogni triestino conosce e usa naturalmente, quasi fosse un dialetto del caffè.

I caffè storici
Ma la vera scoperta sono stati i caffè storici.
Non sono semplicemente locali eleganti. Sono luoghi che raccontano la storia della città. Per decenni sono stati punti d’incontro di scrittori, poeti, artisti, commercianti e intellettuali. Qui si leggeva il giornale, si discuteva di politica, si scrivevano libri, si concludevano affari. Erano salotti culturali prima ancora che bar.
Entrare oggi al Caffè degli Specchi, al Caffè San Marco o al Caffè Tommaseo significa respirare ancora quell’atmosfera mitteleuropea. Fatta di tavolini in marmo, grandi specchi, legni scuri e tempi lenti, dove il caffè non è mai qualcosa da bere in fretta ma un rito da vivere.
Ed è proprio qui che ho scoperto una tradizione che mi ha incuriosita.
In questi caffè, ancora oggi, con un euro viene servito il caffè in tazza accompagnato da un piccolo bicchierino di cioccolata.
Una consuetudine che richiama la tradizione del caffè viennese, dove caffè e cioccolato fanno parte della stessa preparazione. A Trieste questa tradizione è stata reinterpretata: il caffè resta nella tazza, mentre la cioccolata viene servita accanto.
Viviamo in un periodo in cui quasi ogni giorno leggiamo o vediamo sui social polemiche per uno scontrino. Per un semplice caffè pagato cifre spropositate o per conti che fanno discutere. Tutto sembra aumentare continuamente.
Eppure, nei caffè storici di Trieste questa tradizione continua a vivere. La famiglia Faggiotto, proprietaria di Peratoner ed alla guida del Caffè degli Specchi ed il Caffè Tommaseo ha scelto di conservare questo piccolo rito. Mantenendo il caffè con il tradizionale bicchierino di cioccolata ad un euro al banco. Una scelta che riflette una filosofia precisa: offrire un piccolo lusso che resti davvero accessibile a tutti. Preservando una tradizione senza trasformarla in qualcosa di esclusivo.

E non ho potuto fare a meno di pensare a un’altra splendida tradizione napoletana: quella del caffè sospeso
Sono due gesti diversi, nati in contesti differenti, ma raccontano la stessa idea di fondo.
il caffè non è soltanto una bevanda, è un momento di condivisione, di accoglienza, un piccolo rito quotidiano che appartiene a tutti.
Ed è forse proprio questo che accomuna Trieste e Napoli più di ogni altra cosa.
Perché, in entrambe le città, il caffè non è soltanto un’abitudine.
È cultura. È memoria. È identità.



