Un Mare di Foglie: la Guida Bio come mappa del vino italiano contemporaneo
Sabato 24 Gennaio, nella elegante cornice dell’hotel Villa Pamphili, a Roma, è stata la giornata di presentazione della Guida Bio, con l’evento Mare di Foglie.
Un appuntamento che ogni anno mette in scena, in un unico luogo, l’ampiezza e la maturità raggiunte dal vino biologico in Italia. Non una fiera generalista, ma un momento di sintesi: premiazioni e banchi d’assaggio. La possibilità di leggere il settore attraverso etichette che, per qualità e coerenza, fanno scuola nei rispettivi territori.
Il valore dell’evento sta nel parterre: centinaia di produttori da Nord a Sud, dalle grandi denominazioni ai progetti più identitari, uniti dalla stessa scelta agricola. Qui il biologico non è un’etichetta, ma un metodo che attraversa bianchi, rossi e bollicine, restituendo una fotografia credibile del vino italiano di oggi.
I vini più rappresentativi presenti: una lettura critica dell’evento
In una manifestazione così ampia, la chiave non è “assaggiare tutto”, ma capire dove guardare. Alcuni vini e cantine, per storia, territorio o risultati raggiunti, diventano bussole utili per orientarsi ai banchi.
Bollicine: il banco di prova del bio maturo
Il settore delle bollicine è quello che più misura la solidità tecnica del biologico. E qui la Guida Bio mette in evidenza esempi che parlano chiaro.

In Franciacorta, Barone Pizzini (con Naturae), Mosnel (con EBB Extra Brut Millesimato), Villa Franciacorta (con Diamant Pas Dosé) e Terre d’Aenòr (con Pas Dosé Millesimato). Tutti mostrano stili diversi ma una direzione comune: dosaggi bassi, precisione, bevibilità gastronomica. Accanto a loro, La Fiòca (Extra Brut Millesimato “Erina”) e Tenuta Mazzolino confermano come il bio sappia lavorare anche su struttura e profondità.
Fuori dalla Franciacorta, il Trentodoc di Maso Martis (con Madame Martis Riserva) rappresenta una delle letture più convincenti per complessità e tenuta nel tempo. Dall’Emilia-Romagna arrivano , invece, esempi netti e contemporanei come Ventiventi (Pas Dosé 2020), Cantine Romagnoli (Pigro Dosaggio Zero) e Tenute Nura (P188 Riserva). Nel Centro Italia, Marco Carpineti con Kius Pas Dosé dimostra come anche il Lazio possa esprimere bollicine bio di carattere.

Il quadro si completa con Tenuta Stella (Tanni Blanc de Blancs Pas Dosé) dal Friuli e il Prosecco Superiore Extra Brut “Tiziano Nardi” di Perlage. Esempio di come lo Charmat evoluto possa parlare un linguaggio più secco e consapevole.
Bianchi: identità territoriale prima dello stile
Se le bollicine misurano la tecnica, i bianchi raccontano il rapporto con il territorio. Qui la Guida Bio evidenzia aree e vitigni che sono diventati colonne portanti del vino italiano.
Nelle Marche, il Verdicchio trova riferimenti solidi in Villa Bucci, Umani Ronchi, Pievalta e Velenosi: vini che uniscono tensione acida, struttura e capacità di evolvere. In Campania, il banco è particolarmente denso: Laura De Vito, Bambinuto, Il Verro, Fonzone, Contrade di Taurasi – Lonardo mostrano come Fiano e Greco sappiano essere profondi senza perdere bevibilità.
Nel Lazio, i bianchi trovano interpreti solidi in realtà come Paolo e Noemia d’Amico e Villa Cavalletti. Capaci di coniugare equilibrio, pulizia espressiva e riconoscibilità territoriale all’interno di una viticoltura biologica ormai matura.
Dal Friuli-Venezia Giulia, realtà come Keber, Aquila del Torre, Specogna e Tenuta Stella portano in degustazione bianchi di finezza, giocati su precisione e misura. In Veneto, il blocco Soave è ben rappresentato da Pieropan, Suavia, Gini e Ca’ Rugate. Esempi utili per capire come il bio possa dialogare con denominazioni storiche.
Rossi: struttura e riconoscibilità, senza compromessi
Il biologico non rinuncia alla profondità quando si parla di rossi. Anzi, in alcune zone la scelta agricola rafforza la lettura del vitigno.
In Basilicata, Elena Fucci (Titolo Classico) e Basilisco sono due facce di uno stesso territorio: l’Aglianico del Vulture tra potenza ed eleganza. In Abruzzo, Cataldi Madonna (Girovago), Famiglia Di Carlo – Vignamadre (Terreum91), Fontefico e Torre Zambra mostrano interpretazioni diverse ma coerenti del Montepulciano.
Il Lazio è rappresentato da Borgo del Baccano e Luigi De Sanctis, accomunati da una lettura biologica misurata e coerente con il territorio.
La Calabria trova voce in Santa Venere (con il Cirò Rosso Classico Superiore Riserva “Federico Scala”) e Terre di Balbia. La Toscana pesa per numero e qualità: Castello di Volpaia, Castello di Meleto, San Felice, Pagani de Marchi. Accanto realtà più territoriali come Le Cinciole, Caparsa, Lamole di Lamole, Tenuta di Ghizzano. In Piemonte, Brezza, Malvirà, La Mesma e Tenuta Santa Caterina completano il quadro con letture classiche e riconoscibili.
Una bussola per orientarsi – Il mio percorso di degustazione
Questa selezione non esaurisce la ricchezza dell’evento, ma indica dove fermarsi quando il tempo è limitato. Etichette che, per storia, territorio e risultati, permettono di capire il livello medio-alto del vino bio italiano oggi.
Il mio percorso di degustazione si è incentrato su una selezione personale, di una manifestazione estremamente ampia per numero di cantine e di etichette presenti.
In contesti di questo tipo non è sempre possibile, né realmente utile, abbracciare l’intero panorama proposto e la degustazione diventa inevitabilmente una scelta consapevole.
Quello che finisce per orientare il percorso non sono solo i gusti personali, ma anche le aspettative e la curiosità verso cantine meno esplorate.
Si aggiunge poi, la volontà di approfondire produttori già noti per il lavoro in biologico e riconosciuti anche dalle guide di settore.
La mia selezione non pretende di rappresentare l’intera manifestazione, ma restituisce una lettura soggettiva costruita seguendo affinità, intuizioni e desiderio di dare senso all’assaggio. Una selezione che resta consapevolmente strettamente personale.

La degustazione si è aperta con i due Sangiovese Amethos 2019 e Di costa del Pierziano 2020 di Podere L’Assunta, dell’agronomo Giacomo Sensi. Una giovane realtà toscana ma già riconoscibile e seguita con attenzione dalla Guida Bio.
Per la coerenza del progetto e il lavoro in vigna, la cantina restituisce una lettura del Sangiovese giocata su equilibrio e trasparenza. Si privilegia la credibilità del percorso produttivo, elemento che ne ha favorito la presenza nelle principali guide di settore.

Sempre dalla Toscana, il Chianti Classico “Il Puro” 2020 di Castello di Volpaia ha riportato l’assaggio su coordinate storiche consolidate.
Volpaia è una presenza costante nelle guide, comprese quelle dedicate al biologico, riconosciuta per continuità, rigore produttivo e fedeltà alla denominazione nel tempo.

Nel percorso toscano trovano spazio anche il Sangiovese “Poggio alla Fame” 2021 e il Toscana Rosso “Casiscana” 2024 di Castelfalfi. Vini che coniugano precisione tecnica, pulizia espressiva e una lettura coerente del territorio, inserendosi con naturalezza accanto a interpretazioni più storicizzate.

Ha chiuso questo primo segmento, il Vermentino Orange di Fattoria dei Barbi, scelto per uscire dai canoni tradizionali mantenendo una solida impostazione tecnica.
Le mie origini inevitabilmente tendono a spingermi “verso casa” in queste manifestazioni, rendendo la Campania, uno dei nuclei centrali del mio percorso di degustazione. Questa scelta non è dettata solo dal “cuore” ma dalla varietà espressiva e dalla qualità media delle interpretazioni incontrate durante l’assaggio.
Sulla Costa d’Amalfi, i vini di Raffaele Palma sono stati letti come un insieme coerente più che come singole etichette isolate, raccontando un territorio complesso con grande chiarezza espressiva.
Puntacroce Bianco 2015, Salicerchi Rosato 2021, Paglietto Rosso 2022 e Montecorvo Rosso 2014 hanno confermato una lettura autentica, spesso segnalata dalla Guida Bio per continuità del lavoro agricolo. Sul banco di Raffaele Palma il limoncello, i taralli con le mandorle ed il pane casareccio, hanno riportato alla memoria i profumi della mia infanzia.
Dall’Irpinia sono arrivati i Taurasi Scorzagalline 2019 e Mattodà 2021 di Fonzone, due vini solidi e profondi giocati su struttura ed equilibrio.
Fonzone è una realtà frequentemente citata nelle guide per la capacità di coniugare precisione, rispetto della denominazione e coerenza stilistica.
Accanto a questi, la Falanghina vendemmia tardiva Alenta di Nifo Sarrapochiello ha introdotto una lettura più ampia e matura, espressione di una cantina storica del Sannio.

Riconosciuta dalle guide per il lavoro costante sui vitigni autoctoni in regime biologico, la degustazione ha incluso anche il confronto tra i quattro Fiano di Avellino di Laura De Vito.
Ariani, Verzare, Ele e Li Sauri mostrano come stesso vitigno e territorio possano generare letture diverse e complementari, lavorando sul dettaglio e sull’identità dei singoli cru.
Laura De Vito è una realtà seguita con crescente attenzione dalla Guida Bio, proprio per la capacità di restituire precisione espressiva e coerenza progettuale.
Terminata la parentesi campana, Il Montepulciano d’Abruzzo Fra Lucerta e il Cerasuolo Radura di Tenuta Pescarina hanno portato in degustazione una visione pulita e leggibile.
La cantina è spesso segnalata per la precisione del lavoro in biologico e per la coerenza stilistica complessiva dimostrata nel tempo.
Con Titolo di Elena Fucci, il percorso ha incontrato uno dei vini più rappresentativi dell’Aglianico del Vulture. Una cantina pluripremiata e stabilmente presente nelle guide per l’eccellenza raggiunta su questo vitigno.

Dalla Sicilia, Principe G e Principe N di Principi di Spadafora, una realtà storica del biologico. Riconosciuta per la costanza del lavoro agricolo e la fedeltà ai vitigni tradizionali. A completare il segmento dei vini fermi, l’Etna Rosso “Milice” di Cantine di Nessuno. Una lettura essenziale e diretta del vulcano, giocata su equilibrio, bevibilità e riconoscibilità territoriale.
Il capitolo delle bollicine ha confermato un biologico ormai tecnicamente maturo, capace di esprimersi con precisione anche nelle versioni più esigenti.
Il Franciacorta Rosé e il Nature Edizione 2021 di Barone Pizzini hanno dimostrato una lavorazione su finezza ed equilibrio. Barone Pizzini è una delle realtà più citate dalle guide per il ruolo pionieristico nel biologico in Franciacorta.
Il Valdobbiadene Prosecco Superiore Extra Brut Tiziano Nardi di Perlage ha chiuso il percorso con una lettura asciutta e gastronomica.
Conclusione
Un plauso va ai “cugini” sommelier FISAR Roma, che si sono destreggiati tra decine di etichette ai banchi d’assaggio. Hanno accompagnato i visitatori con letture attente e consigli mirati, nonostante la difficoltà nel mantenere, le temperature ottimali per la degustazione delle varie bottiglie.
L’evento, gestito e organizzato da Antonio Stanzione della Guida Bio, conferma un lavoro serio e coerente, capace di valorizzare il biologico con competenza.
L’appuntamento è fissato al prossimo anno, nel segno della continuità e dell’attenzione alla qualità che hanno contraddistinto questa edizione.
Per chi volesse approfondire le cantine presenti: Un mare di foglie 2026, le aziende partecipanti – Guida Bio


