Un sogno nato dalla terra

I fratelli della famiglia Tullio Cataldo

Un sogno nato dalla terra

Ci sono territori che parlano piano. Non si impongono, non alzano la voce. Restano in attesa di qualcuno capace di ascoltarli davvero.

È così che i Fratelli della famiglia Tullio Cataldo hanno iniziato il loro cammino: non inseguendo modelli, ma osservando la loro terra sospesa tra Irpinia e il Vulture. Due giganti del vino, due scuole di carattere e mineralità.

Antonio e Nicola Cataldo
Antonio e Nicola Cataldo

Molti avrebbero scelto di restare all’ombra di queste denominazioni.
Loro no.

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Invece hanno scelto la sfida, battezzando il miracolo delle Terre di Mezzo.

Hanno camminato tra i filari nelle prime ore del mattino.

Hanno toccato la terra, osservato la luce, respirato il vento che scende dalle alture.

In quelle escursioni termiche, in quella mineralità sottile, hanno riconosciuto qualcosa di prezioso:

una vocazione silenziosa ai grandi bianchi.

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Non la copia della Falanghina, non l’emulazione del Fiano, non l’eco del Greco, ma un’identità propria, legata all’incrocio confluente di tre regioni:

Campania (Irpinia), Basilicata (Vulture) e Puglia (Daunia). 

i vigneti
i vigneti

Dall’incontro di queste terre si generano condizioni pedoclimatiche particolari. Una di queste è la cosiddetta “Remola dell’Ofanto”, una corrente d’aria che si sviluppa tra le catene montuose, nella gola attraversata dal fiume Ofanto. Questo fenomeno regala escursioni termiche giornaliere di circa 10 °C.

Gli incessanti venti caldi della Daunia, scontrandosi con quelli freddi delle montagne irpine, generano un microclima ideale per la vite. La ricchezza minerale è sostenuta dal Vulture e dalle alture irpine, per effetto del secolare dilavamento.

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Tutto questo conferisce alle uve un prezioso intreccio di profumi e sapori, unici e profondamente identitari.

Una voce nuova.

Il coraggio di credere nell’invisibile

Scommettere sui bianchi in una terra di confine significa credere in ciò che ancora non è evidente.
Significa accettare vendemmie difficili, attese più lunghe, scelte controcorrente.

La famiglia Tullio Cataldo ha deciso di non cercare la potenza, ma la tensione.
Non l’immediatezza, ma la profondità.

Hanno immaginato vini capaci di  raccontare la luce del mattino,  custodire la freschezza del vento capaci di trasferiree al palato una scia minerale lunga e vibrante.

Vini che non gridano, ma restano.

La visione va oltre la bottiglia.

La famiglia Tullio Cataldo, dopo oltre due anni di analisi pedoclimatiche, su circa 700 ettari di proprietà ne ha selezionati solo 20 per l’impianto dei vigneti.

È un atto di fiducia verso il territorio, una forte percezione della potenzialità inespressa (sino ad ora), di quelle contrade che, forse, li stavano aspettando da tempo.

Così non nasce soltanto un’impresa agricola: nasce una promessa fatta alla terra. Perché i grandi territori non nascono per caso, bensì quando qualcuno ha il coraggio di crederci prima degli altri.

Cominciando dai bianchi.

In questo contesto, i bianchi possono esprimere note floreali fini (biancospino, camomilla), frutto croccante (pera, mela verde, agrumi),  tensione acida equilibrata ma spiccata,  trama gustativa elegante.

L’obiettivo non è imitare l’Irpinia o il Vulture, ma sviluppare uno stile proprio: meno austero dell’alta Irpinia, meno materico del vulcanico puro, ma capace di sintesi tra energia e armonia.

La combinazione tra terroir, tecnica agronomica e identità narrativa può posizionare questi bianchi come  vini strutturati,  adatti all’affinamento medio-lungo oltre che pregni di  espressioni territoriali riconoscibili, coniando il profilo della “dote bianchista” del territorio che rappresenta  non solo un’opportunità produttiva, ma una direzione strategica.

  • un’identità enologica autonoma
    • un’alternativa credibile ai poli storici limitrofi
    • una nuova centralità nel panorama dei grandi bianchi del Sud Italia.

Il Vulture ed i rossi delle Terre di Mezzo

La vicinanza al Vulture non è solo geografica: è culturale, geologica ed enologica.

E questo si riflette in modo evidente nella struttura e nell’identità dei vini rossi del territorio, a partire dall’eredità vulcanica.

Il Vulture è un antico complesso vulcanico che ha generato suoli ricchi di  basalti,  ceneri  vulcaniche e  microelementi minerali capaci di innescare importanti riverberi nella espressione enologica territoriale fatta di rossi con  maggiore mineralità e preofndità aromatica dove l’aglianico, vitigno protagonista assoluto, ne diventa fedele interprette con i suoi caratteri distintivi fattio di tannini strutturati ma fini,  acidità sostenuta, colore intenso e profondo oltre a  grande capacità di invecchichiamento

Se coltivato con rese contenute e una gestione agronomica attenta, può raggiungere livelli qualitativi molto elevati anche al di fuori della denominazione storica, ed è qui che i fratelli della famiglia Tullio Cataldo hanno avuto ragione.

I rossi di casa Kandea

I rossi influenzati dal Vulture possono mostrare:
• struttura importante ma non eccessiva
• verticalità più che opulenza
• finale lungo, minerale e leggermente balsamico
• eleganza più che pura potenza

Sono vini che richiedono tempo, sia in bottiglia sia nel calice.
Non cercano l’immediatezza, ma la profondità.

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Nato in Calabria nel marzo del 58 da genitori pugliesi, esercita la professione di Medico Veterinario Igienista (Qualità e Sicurezza Alimentare) presso la ASL BARI come Dirigente Medico Veterinario Area Ispezione e Controllo degli Alimenti di Origine Animale. Laureatosi in Medicina Veterinaria nel 1985,  consegue la seconda Laurea in Scienze della Maricoltura ed Igiene dei Prodotti Ittici presso l'UNIBA nel 2007. Esercita per quanto previsto per i medici e veterinari del Servizio Sanitario Nazionale, la libera professione intra moenia ad Altamura a favore di animali d’affezione.  Si occupa da sempre di produzione agro alimentare, è stato curatore/relatore per corsi sui formaggi, sulle carni e  salumi, oltre  referente regionale in Puglia, dal 2007 al 2014, del progetto educativo e di formazione per i docenti del MIUR "Orto in Condotta". Fonda nel 2007 l’Associazione “Il Sogno di Arlecchino_Ricerca e tutela della Biodiversità” che candida alla gestione del progetto pilota “CENTRO STUDI PER LA TUTELA DELLA BIODIVERSITA’ E DEL TURISMO SOSTENIBILE” ed all’utilizzo di terapie “altre” nel contesto del disagio mentale. Sommelier con diploma AIS , ha collaborato al progetto editoriale dell’A.I.S. Puglia “Messaggi in Bottiglia” e di Slow Food Editore "Extravergine". E’ Iscritto dal 2011, presso il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, all’Albo Nazionale degli Assaggiatori di Olii di Oliva Vergine ed Extravergine ed è   membro effettivo del Gruppo Panel di assaggio olio DOP Terre di Bari, presso la Camera di Commercio di Bari.  Impegna la propria competenza istituzionale, per declinare al meglio le tematiche inerenti la produzione agro zootecnica e la valorizzazione dei prodotti di qualità sanitaria, etica e nutrizionale anche in attività extra professionali, attraverso l'organizzazione in ambito Universitario di eventi a carattere scientifico e di aggiornamento professionale; nel 2015 consegue il Master Universitario in Cultura dell'Alimentazione e delle Tradizioni eno gastronomiche, presso l'Università degli Studi UNIROMA 2 di Tor Vergata.Ha governato la Condotta Slow Food delle Murge dal 2010 al 2018
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