Una cipolla non vale l’altra. I Johnnies de Roscoff e la oignon rosé.

La cipolla rosa di Roscoff è una varietà locale di Finistère, una regione della Bretagna che racchiude le città di Roscoff, Saint Pol de Léon e Morlaix.

Questa regione è conosciuta come la “Ceinture Dorée” (cintura dorata): si tratta infatti di una zona privilegiata per la coltivazione delle primizie ortofrutticole. In particolare qui si coltiva la cipolla di Roscoff, una varietà di cipolla rotonda, rosa e molto saporita.

La coltivazione della cipolla nelle coste settentrionali della Bretagna risale a più di 300 anni fa. La cipolla di Roscoff è il risultato di una selezione effettuata da numerose generazioni di contadini.

Secondo alcune fonti storiche, la cipolla di Roscoff è stata introdotta nella regione nel 1647, quando un monaco cappuccino avrebbe portato con sé i semi di questo ortaggio al ritorno da un pellegrinaggio in Portogallo.

La città di Roscoff in quel periodo storico ruotava intorno al commercio marittimo, basato soprattutto sull’importazione di sale bretone, proveniente dal sud della regione, e di lino.

Nell’alimentazione dei marinai le cipolle costituivano un elemento essenziale, soprattutto per prevenire lo scorbuto, una malattia dovuta alla carenza di vitamina C. Grazie alle sue proprietà organolettiche e alla sua capacità di conservarsi per molto tempo, la cipolla di Roscoff si è diffusa rapidamente nella città e nei paesi vicini.

Viene utilizzata come ingrediente base per molti piatti ma soprattutto, grazie alla sua persistenza aromatica, nella preparazione di alcune specialità tradizionali bretoni a base di carne.

All’inizio del ventesimo secolo – come si racconta nel volume dedicato alla Bretagna della collezione “L’inventaire du patrimoine culinaire de la France”, edito dal Consiglio Nazionale delle arti culinarie nel 1994 – la cipolla di Roscoff ha dovuto fronteggiare una forte concorrenza sui mercati parigini.

Per questa ragione la sua commercializzazione si è diffusa in maniera sparsa: a partire dalla fine del diciannovesimo secolo, ma soprattutto intorno agli anni 30 del 1900, gli agricoltori inviavano alcuni uomini nel Regno Unito per vendere le cipolle.

Questi venivano chiamati “Johnnies” e viaggiavano spesso accompagnati dalla famiglia per un periodo di 4 o 5 mesi nelle città e villaggi inglesi, dove si spostavano di porta in porta in sella a delle biciclette ricoperte di trecce di cipolle rosè.

La cipolla rosa di Roscoff, i cui semi sono stati selezionati e scambiati da generazioni di contadini, sta oggi lentamente scomparendo, perché progressivamente sostituita da varietà ibride più moderne e redditizie. Nonostante la creazione di una DOC nel 1994, la cipolla rosata di Roscoff è minacciata da una serie di incroci con ibridi che viene fatta durante la selezione per valorizzare criteri adatti al modello di produzione industriale, come le dimensioni e la produttività, a discapito di altre caratteristiche particolari e delle sue specifiche qualità organolettiche.

Di formazione classica sono approdato al cibo per testa e per gola sin dall’infanzia. Un giorno, poi, a diciannove anni è scattata una molla improvvisa e mi sono ritrovato sempre con maggior impegno a provare prodotti, ad approfondire argomenti e categorie merceologiche, a conoscere produttori e ristoratori.
Da questo mondo ho appreso molte cose ma più di ogni altra che esiste il cibo di qualità e il cibo spazzatura e che il secondo spesso si mistifica fin troppo bene nel primo.
Infinitamente curioso cerco sempre qualcosa che mi dia quell’emozione che il cibo dovrebbe dare ad ognuno di noi, quel concetto o idea che dovrebbe essere ben leggibile dietro ogni piatto, quella produzione ormai dimenticata o sconosciuta.
Quando ho immaginato questo sito non l’ho pensato per soddisfare un mio desiderio di visibilità ma per creare un contenitore di idee dove tutti coloro che avevano piacere di parteciparvi potessero apportare, secondo le proprie possibilità e conoscenze, un contributo alla conoscenza del cibo. Spero di esservi riuscito.
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