Una Petroniana al mese – marzo 23

petroniana

La terza uscita stagionale alla ricerca della cotoletta alla bolognese migliore del mondo porta gli Amici della Petroniana nuovamente in provincia, per la precisione al Ristorantino da Dino di Anzola dell’Emilia, nella periferia ovest del capoluogo emiliano.

È un mercoledì sera di inizio primavera fresco e umido, con qualche scroscio d’acqua che accompagna l’allegra balotta affamata più che mai all’ingresso di uno dei ristoranti fuori porta più rinomati e frequentati dell’hinterland bolognese.

Il locale è situato all’interno di un piccolo complesso commerciale dove sono poche le attività che sembrano aver retto, non semplicissimo da raggiungere se non si conosce la zona. Una volta dentro si capisce però subito di essere in un ristorante di livello, con una mise en place curata, arredamento essenziale ed elegante e un misto di tavolini singoli di professionisti in trasferta di lavoro e tavolate più numerose.

Ci accomodiamo e notiamo con piacere che il menù abbina i classici della tradizione emiliana, sempre disponibili, a proposte stagionali aggiornate settimanalmente con anche la possibilità di un eclettico percorso di pesce giovedì e venerdì. L’offerta è dunque ricchissima e decidiamo di partire con un giro di antipasti fra i quali spiccano il carpaccio di petto d’oca affumicato su misticanza di verdure e dei succulenti cardoncelli alla brace, il tutto innaffiato da un Pignoletto vivace DOCG dell’azienda Isola che scioglie le briglie alla conversazione e prepara la ciurma alla portata principale.

Come se ce ne fosse bisogno rinforziamo le otto cotolette con una selezione di contorni tra cui l’insalata del ghiottone con spinaci crudi, radicchio trevigiano, scaglie di grana e aceto balsamico e un misto di fritti con crema da applausi per croccantezza e qualità della combo panatura – frittura.

I nostri stanno lasciando decantare un Sangiovese Superiore “Ulziano” della Palazzona di Maggio quando fa capolino in tutta la sua magnificenza la Costola alla petroniana con tartufo nero, così come riportato il menù. La grattugiata del nobile fungo è generosa e l’odore inebria la sala, il brodo di cottura crea sul fondo del piatto una densa colatura dove i sapori del Parmigiano, dell prosciutto e del tartufo sublimano in un intingolo divino. Carne e panatura non sono da meno rendendo il piatto bilanciato, lasciandoci però la curiosità di come sarebbe una sua versione senza tartufo, argomento di discussione tra gli otto esperti.

La testa dichiara sazietà ma la gola vuole chiudere con dolcezza e allora gran walzer di tortino al cioccolato, gelati alla crema fatti in casa e fragole di stagione al naturale: tutto straordinario.

Il conto rispecchia l’esperienza globale di un ristorante che non è certamente a buon mercato ma che alza l’asticella rispetto alle classiche trattorie fuori porta. Dino merita sicuramente una gita non solo per la sua petroniana ma anche per le numerose proposte di un menù in costante aggiornamento.

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