“Une table pour 3”

Laura Manunta
Une table pour 3

Une table pour 3”

Un “voyage graphique” alla scoperta della cucina italiana ci conduce in Sardegna.

”une table pour 3”
”une table pour 3”

Curiose sono le vie che in questo racconto percorreremo per arrivare alla Sardegna e scoprire uno dei suoi piatti più tipici e particolari, “sa trattalia”.

Giuseppe Manunta, nato a Napoli ma di origini sarde, si è trasferito ormai da tempo a Strasburgo.

Appassionato di cucina si è dedicato negli ultimi anni ad un suo particolare “viaggio gastronomico” che lo ha reso un pò un “ambasciatore” della cucina italiana in Francia.

articolo su “France Pizza” relativo a “una table pour 2” di Giuseppe Manunta
articolo su “France Pizza” relativo a “una table pour 2” di Giuseppe Manunta

Ha attraversato la penisola alla riscoperta delle radici finendo poi per trasformare questo itinerario in un avvincente “romanzo grafico” a sfondo gastronomico.

Da questo suo “primo viaggio” nasce così “Une table pour 2”, un thriller gastronomico dedicato alla cucina italiana.

Ecco cosa ci racconta di lui la redazione delle edizioni Félès, che hanno pubblicato parecchie delle sue opere:

Secondo Joël Robuchon, (famoso cuoco francese, che fu definito lo “chef del secolo” dalla guida Gault Millau nel 1989) non si può fare cucina se non si ama la gente’. Prendete questa frase, trasportatela a Napoli e traducetela nelle “strip” di una graphic novel.

Napoli, una delle tappe del primo romanzo “una table pour 2”
Napoli, una delle tappe del primo romanzo “una table pour 2”

Con due po tre giri di mestolo, potrebbe ricordare una trama di Scorsese o una commedia teatrale di Marivaux tradotta nelle tinte di un acquerello. L’autore-cuoco Giuseppe Manunta propone il lavoro più riuscito e personale di tutta la sua carriera. Non c’è quindi da sorprendersi se Alessandra Pierini abbia accettato di realizzarne la postfazione. La celebre esperta di cucina transalpina condivide regolarmente le sue “scelte del cuore” con gli ascoltatori della trasmissione’On va déguster’ dell’emittente France Inter. Possiamo così, con gli occhi chiusi, farci trasportare dalle sue note di gusto”

 

 “Une table pour 2”: comicia l’avventura!

la copertina di “une table pour 2” con le immagini di alcuni dei piatti proposti
la copertina di “une table pour 2” con le immagini di alcuni dei piatti proposti

Pur senza voler anticipare tropo vi racconterò alcuni dettagli della storia.

I turbolenti Rosa e Marino sono i figli gemelli di uno dei più grandi chef stellati del mondo.

Gustavo Sapori è sparito da molti anni dopo aver sottratto del danaro e denunciato un boss di cui era lo chef personale.

Roma
Roma

I gemelli, sotto regime di protezione dei testimoni, decidono di recuperare il ricettario appartenuto a loro padre, dimenticato nella villa del boss.

Questo libro di cucina sarebbe l’occasione della loro vita: permetterebbe loro di guadagnarsi un posto di chef presso “l’internazionale”, un ristorante parigino di altissimo livello.

Molte le città italiane attraversate nella loro ricerca, ognuna rappresentata da un suo piatto, tutto magistralmente accompagnato dai meravigliosi disegni di Giuseppe Manunta.

In “Une table pour 2” l’autore manifesta tutto il suo amore per la cucina italiana e per il “mangiar bene”.

Gli splendidi disegni sono il pretesto che gli permette di consigliarci numerosi ristoranti e di raccontarci molti piatti condividendone anche 14 ricette.

Livorno
Livorno

Dalle parole di Andrea Camič, noto illustratore e fumettista italiano

“Une table pour 2 è un piccolo capolavoro, pieno di un sacco di roba, una marea di spunti. È un vero piacere leggerlo e guardarlo. La trama è avvincente, divertita e divertente e scorre via coi tempi giusti, con una sceneggiatura azzeccatissima e perfettamente calibrata e a tratti giocosa. Giuseppe Manunta (per gli amici, Pì) ci ha infilato di tutto, una serie di citazioni sparse qua e là, Napoli, Maradona, la libreria Nuvoloso, addirittura me stesso come comparsa, e pure la sua data di nascita sulla targa della vespa! Tutti quei ristoranti italiani Veri E le ricette (scritte e disegnate nella realizzazione), che dire? Ma c’è di più. La trama è accompagnata da alcuni temi più che interessanti: mafia, cucina e amori senza barriere. Con tutti quei personaggi, uno più carino dell’altro. Il finale agrodolce (restando in tema culinario). Dei disegni e dei colori non ne parlo, perché Pino in questo era già maturo quando ancora non era nella maturità: fa calare nella scena chi sta leggendo. Panorami affollati con quel gusto invidiabile (anche questo si, probabilmente retaggio delle sue origini partenopee) di un fabbricatore di presepi. Tutto quel Blu Posillipo e quel Rosso Pompei. WOW!  Cosa chiedere di più ad una graphic-novel? Una avvertenza: è un libro che fa venire Fame :-D; e un consiglio: accattatevill”

 

Conosciamo Giuseppe Manunta

Giuseppe Manunta
Giuseppe Manunta

Giuseppe Manunta nasce a Napoli nel 1968, da padre sardo e mamma partenopea, vive a Strasburgo, dove si è trasferito diversi anni fa.

una dedica per l’autrice dell’articolo
una dedica per l’autrice dell’articolo

Dopo una formazione classica durata 5 anni presso l’istituto statale e l’accademia di belle arti di Napoli si specializza in fumetto.

il disegnatore
il disegnatore

All’inizio degli anni ’90 diviene autore, nel 1993 si trasferisce a Milano dove disegna per Intrepido alcune storie brevi.

Nel 1995 prende avvio il suo progetto “giunchiglia”, un’avventura un pò monella, che verrà pubblicata in Francia nel 2007 da Clair de lune.

Giunchiglia
Giunchiglia

Dal 1998 si dedica alla produzione erotica per le riviste italiane Blue e Selen, lavorando poi per numerose case editrici nazionali e internazionali.

Oggi è autore presso la casa editrice francese Editions Félès.

due degli ultimi romanzi grafici di Giuseppe Manunta: Dinner de Noel e Helle Nice
due degli ultimi romanzi grafici di Giuseppe Manunta: Dinner de Noel e Helle Nice

La storia continua: “une table pour 3”

une table pour 3” si addentra nel mondo del buon vino
une table pour 3” si addentra nel mondo del buon vino

Ma eccoci ora pronti ad inoltrarci nel “sequel” di questa avvincete storia: il viaggio continua con “une Table pour 3”.

Tutto comincia con la misteriosa sparizione di un “piede di vite” leggendario e dal valore inestimabile, il vino che ne deriva ha proprietà organolettiche straordinarie.

Il principe Raymond de Sangro, detto l’alchimista, è il nuovo “cattivo” di questo secondo racconto.

Il principe di Sangro, il “cattivo” del romanzo “un table pour 3”
Il principe di Sangro, il “cattivo” del romanzo “un table pour 3”

Proprio quando i nostri Rosa e Marino, gemelli dall’appetito e dalla curiosità insaziabile, avevano pensato che i loro giorni turbolenti fossero solo un ricordo, nuovamente sono trascinati in un’inchiesta dove il profumo del crimine si mischia con gli aromi più rari.

La pista conduce da Napoli ai grattacieli di Manhattan, seguendo le tracce di un milionario newyorkese dal temperamento bizzarro, collezionista ossessivo e pronto a tutto pur di appropriarsi di questo “tesoro viticolo”.

ed eccoci a Manhattan
ed eccoci a Manhattan

Omicidi, intrighi e menu ingannatori: l’”affaire” si trasforma rapidamente in un “incubo enologico”.

Degustazioni ad alta tensione, alleanze che si rivelano fragili e rivelazioni “vinose” si susseguono.

“Une table pour 3” riunisce gli ingredienti di successo di un “Roman Graphique”: suspense, umorismo e amore per il gusto.

Un’avventura che stimola le papille gustative ma allo stesso tempo la curiosità e lascia con il fiato sospeso.

Senza voler anticipare troppo sulla nuova storia, che vi invito sicuramente a leggere, eccoci arrivati finalmente in Sardegna, in Ogliastra precisamente, alla scoperta di una nuova specialità: Sa Trattalia

la tavola di “una table pour 3” ambientata in sardegna, ci racconta di “sa trattalia”
la tavola di “una table pour 3” ambientata in sardegna, ci racconta di “sa trattalia”

Cos’è Sa Trattalia?

Sa trattalia
Sa trattalia

“Sa trattalìa” è una particolare specialità della tradizione pastorale sarda, in particolare ogliastrina, che ha come ingredienti principali le interiora dell’agnello o del capretto.

La preparazione di questo piatto è tipica in tutta la Sardegna ma la variante che viene prodotta in Ogliastra ha caratteristiche peculiari, riportate nella ricetta che troverete a seguire.

Protagonisti sono fegato, polmone, cuore e milza.

Tutti da tagliare a pezzi e infilzare, alternandoli, nello spiedo uno dopo l’altro.

Il risultato è uno spiedino “versione gigante” lungo circa 50-60 centimetri, ricco e corposo.

Numerose le varianti di questo piatto: in alcune versioni si aggiungono fettine di lardo di maiale e fette di pane prima e dopo ogni blocco di interiora, ma a stupire per abbondanza degli ingredienti sono alcuni paesini del centro-sud Sardegna.

Qui “sa trattalia” include anche salumi non ancora del tutto essiccati quali pancetta, salsiccia sarda e musteba, prodotto pregiato ottenuto dal lombo del maiale, speziato fuori e dolce dentro.

Dalle parole di Silvana Scattu, titolare dell’agriturismo “Coili Perde frorisi” di Lanusei:

«È un piatto che conosco da sempre, essendo figlia e sorella di pastori. Sono ricette di recupero, pensate per non buttare nessuna parte dell’animale. È una ricetta tradizionale da sempre».

“Sa trattalia” la ricetta 

la cottura di “sa trattalia”(foto: braciamiancoraI)
la cottura di “sa trattalia”(foto: braciamiancoraI)
Gli ingredienti

«Tutta la coratella dell’agnello o del capretto, quindi il fegato, il cuore, i polmoni, la milza, sa carrisappia (le animelle)».

La preparazione

«Si tagliano tutti gli ingredienti a pezzetti di media grandezza e si infilano nello spiedo alternando i vari ingredienti: un pezzo di cuore, uno di fegato, uno di polmone, uno di milza e uno di animelle e tra l’uno e l’altro, ogni tot pezzetti, si mette del lardo fresco tagliato sottile, con su pane de trigu, una pasta dura di semola fatta in casa, solitamente per le occasioni speciali. Una volta composto lo spiedo con tutti i pezzi, si mette su cordulariu, una sorta di grasso con delle ghiandoline, anche questo messo in lungo e poi si avvolge sa trattalia con sa nappa, cioè l’intestino tenue, una sorta di reticella grassa. L’intestino è ciò che si avvolge per ultimo e va precedentemente pulito bene, almeno un paio di volte, facendo entrare l’acqua all’interno per pulirlo perfettamente. Si forma una specie di fagotto. Successivamente si avvolge con l’intestino fino a coprirla tutta. Una volta finita, si annoda l’ultimo pezzetto e poi si mette ad arrostire nello spiedo. Quanti strati fare? Dipende dalla quantità di materia prima a disposizione. Ogni 3-4 ingredienti, si mettono lardo e pane».

La cottura

«Occorre un’ora e mezza abbondante di cottura, anche due ore, dipende da quanto è grossa sa trattalia. Va cucinata lentamente, deve scolare molta acqua: è pronta quando diventa dorata e croccante. Quando la cottura è ben avviata, si mette il sale. Poi la cottura continua e una volta finita, si sfila dallo spiedo e si taglia a rondelle. Deve essere croccante fuori, perché l’intestino si è abbrustolito bene».

Inserito tra i PAT

Questo antico piatto della tradizione pastorale sarda è protetto dal marchio PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali), l’elenco che raccoglie i prodotti più distintivi di un territorio, ottenuti con metodi di lavorazione e conservazione consolidate da almeno 25 anni.

“sa trattalia” è inserita tra i PAT, “prodotti agroalimentari tradizionali”
“sa trattalia” è inserita tra i PAT, “prodotti agroalimentari tradizionali”

Sinonimi: Trattaliu, Coratella allo spiedo

La Trattalia non è altro che una particolare lavorazione delle interiora del capretto o dell’agnello, arrostite allo spiedo.

Si presenta con forma cilindrica.

Lavorazione e conservazione:

Si prepara utilizzando il cuore, il fegato, il polmone, la milza del capretto o dell’agnello.

Da parte si affettano pane, lardo e pomodori secchi.

Le diverse parti dell’agnello o del capretto devono essere lavate, tagliate a pezzi e infilate nello spiedo (in acciaio o in legno di mirto) aggiungendo ogni tanto le fette di pane, di lardo e i pomodori secchi.

Il tutto viene avvolto prima con il peritoneo e poi con l’intestino tenue, che viene completamente intrecciato attorno al composto che a questo punto assume la sua tipica forma cilindrica.

Si cuoce arrosto sulla brace del camino facendovi colare sopra delle gocce di lardo di maiale riscaldato alla fiamma. Si mangia caldo, appena cotto.

Una variante proposta in alcune zone della Sardegna, vede la presenza della cipolla e delle foglie di alloro alternate a tutti gli altri ingredienti e la cottura in umido, con l’aggiunta di aceto o concentrato di pomodoro e piselli.

La ricetta in alcune zone, non prevede l’uso del pane e dei pomodori secchi.

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Laore Sardegna – Agenzia regionale per lo sviluppo in agricoltura

Le due tecniche 

preparazione di ”sa trattalia”(foto: Tradizioni Sarde)
preparazione di ”sa trattalia”(foto: Tradizioni Sarde)

Anche per quel che riguarda la cottura ci sono svariate “tecniche”.

In una delle varie versioni  la carne cuoce a fuoco lento, ma non completamente, ancora al sangue viene levata dalla brace per ricoprirla con “sa nappa” e gli intestini più sottili precedentemente lavati, replicando la tecnica già utilizzata per la cordula.

Per individuare il momento giusto per interrompere la cottura, il trucco è controllare il fegato: è l’ultimo che cuoce e lasciarlo rosato assicura un risultato ottimale.

Dopo questa fase si prosegue poi la cottura fino a quando gli intestini non saranno dorati e croccanti.

In un’altra versione del piatto la trattalia viene completata prima di essere messa sul fuoco.

La cottura durerà circa due ore, girandola spesso per uniformare l’arrostimento e la doratura.

Grazie al calore, sa trattalia resta compatta, pronta per essere tagliata a fettine un abbastanza grosse.

Ancora calda viene aggiunto un po’ di sale ed è quindi pronta per essere assaporata.

Differenze tra cordula e trattalia

Cordula e Trattalia a confronto(foto: Laore)
Cordula e Trattalia a confronto(foto: Laore)

La preparazione della trattalia ricorda altre ricette tipiche della Sardegna, in particolare quella della cordula.

La principale differenza tra i due piatti riguarda l’età degli animali.

Per la trattalia viene utilizzata la coratella di agnellini e capretti da latte, mentre per la cordula si impiegano carni di ovini già svezzati.

Se la cordula può essere cucinata anche in padella, la trattalia è invece cotta alla brace.

Cordula con piselli (foto: Hotel Margine)
Cordula con piselli (foto: Hotel Margine)

I pezzi di carne, dopo essere stati accuratamente lavati e asciugati vengono infilzati nello spiedo e predisposti per una prima passata sul fuoco.

In questa iniziale fase di cottura la carne deve rimane al sangue, per poi essere arrotolata con una rete naturale.

Come molte ricette tipiche della tradizione regionale, anche questa presenta innumerevoli varianti locali: c’è chi mescola il lardo, chi fette di pane, chi pomodori secchi e chi aromatizza le carni con cipolla e alloro.

Sempre dalle parole di Silvana Scattu:

«Innanzitutto, la corda si fa con altri animali: capra e pecora, ma si può fare anche con lagnellone. E si usa la pancia e lo stomaco invece che gli altri organi. Si lava lo stomaco e lo si taglia a pezzi, poi si avvolge nello spiedo pezzo per pezzo, si avvolge con lintestino e alla fine esce una vera e propria treccia. È molto difficile farla. Si mette a cuocere. “Sa corda si tessidi”, cioè, è come un cordoncino che si mette a cuocere: ci vogliono sempre due ore circa. Deve diventare abbrustolita e dorata, a questo punto si taglia a pezzi e si mangia».

L’Ogliastra

L’Ogliastra
L’Ogliastra

Ogliastra, Ogiàstra, Ollàstra o Ozàstra in sardo, è una regione storico-geografica situata nella Sardegna centro-orientale; essa è una delle sette Barbagie.

Un disegno di Giuseppe Manunta ci conduce in Sardegna
Un disegno di Giuseppe Manunta ci conduce in Sardegna

In passato era conosciuta non come Ogliastra, ma come Barbagia Trigònia. Dà anche il nome alla Provincia dell’Ogliastra, attiva dal 2005 al 2016, riattivata dal 2025, che ha come capoluoghi Tortolì e Lanusei.

L’Ogliastra è annoverata tra le 5 zone blu del mondo.

Le “blue Zone”
Le “blue Zone”

Il centro più importante e popoloso è la città di Tortolì.

Mare, monti, spiagge, l’Ogliastra offre un’immensa varietà di paesaggi naturali. Si tratta di una vera immersione negli scenari della Sardegna più vera ed incontaminata.

Gli abitanti di questa provincia conservano gelosamente le proprie tradizioni, gli usi e i costumi di un tempo.

Partendo da nord il territorio d’Ogliastra offre uno dei litorali più belli di tutta la Sardegna.

Al rosso dei porfidi si alterna il grigio delle scogliere calcaree, mentre la costa è tutta un susseguirsi di spiagge e calette: Tortolì, Arbatax, S. Maria Navarrese e tutte le loro frazioni.

le rocce rosse di Arbatax
le rocce rosse di Arbatax

Salendo dal mare verso le colline poste ad anfiteatro si attraversa la verde e tiepidissima pianura ogliastrina.

Una volta raggiunto il comune di Baunei, ci si arrampica lungo una tortuosa strada panoramica sulla cui sommità si scopre la bellezza quasi lunare dell’altopiano del Golgo, maestosamente sospeso su un grande masso calcareo.

Cala Golorizé
Cala Golorizé

Da lì ci si addentra all’interno del territorio della provincia, in un itinerario che conduce in zone verdissime, ricche di una fitta vegetazione di alberi d’alto fusto in cui è possibile avvistare cinghiali, mufloni, volpi, donnole, poiane e falchi.

Vivere allo stato brado conferisce alle carni cucinate arrosto o allo spiedo un sapore intenso e particolare che ha reso famoso questo spicchio d’Ogliastra.

Proseguendo verso sud si incontra una zona selvaggia ed estremamente bella per la vista, capace come poche di offrire spettacoli naturali indimenticabili: alti torrioni calcarei denominati ‘tacchi’ scendono a strapiombo in gole profonde e paurose dove scorrono tranquilli gli affluenti del Flumendosa.

Qui sorgono due paesi: Seui e Villagrande.

Sicuramente da non perdere è Seui, un tipico borgo sardo d’alta collina caratterizzato da ripidi e stretti vicoli sui quali si affacciano case nella tradizionale architettura in pietra scistosa, con piccoli balconi in legno o ferro battuto.

Villagrande invece è famosa per la produzione di inimitabili prosciutti locali.

La parte meridionale d’Ogliastra si estende dalle ultime propaggini del Gennargentu fino al mare.

Qui la zona più bassa è caratterizzata da distese di verdi vigneti da cui si produce l’ottimo vino cannonau, dal colore rosso rubino e dall’aroma forte e corposo.

In alcuni punti, specie quelli più in alto, il territorio si fa aspro e arido.

Il mare di quest’ultimo tratto di costa ogliastrina è il meno esplorato della provincia: minuscole insenature si alternano a distese di spiaggia, scogli si susseguono a sassi formando un paesaggio sempre diverso.

È qui che incontriamo i comuni di Gairo, Bari Sardo, Cardedu e Tertenia.

A Tertenia si può degustare un ottimo formaggio pecorino ed i famosissimi ‘culurgiones’, ravioli di patate e formaggio della tradizione sarda.

La storia

un’antica mappa del territorio
un’antica mappa del territorio

L’Ogliastra è abitata dall’uomo sin dal neolitico.

Come nel resto dell’Isola i Protosardi eressero qui le “pietre fitte” (menhir), dove svolgevano i loro riti magico-religiosi.

i menhir di s’Ortali
i menhir di s’Ortali

Numerose anche le caratteristiche domus de janas e le successive tombe dei giganti nonché i nuraghi, concentrati con una maggiore intensità nei territori di Tortolì, Tertenia, Barisardo e Ilbono.

In Ogliastra sono stati rinvenuti numerosi bronzetti nuragici, ciò sta a indicare come in questa regione, in epoca nuragica, si svolgesse un’intensa attività metallurgica.

A queste opere d’arte si devono aggiungere le armi, gli utensili e gli oggetti ornamentali, in gran parte fusi o rifiniti nell’officina rinvenuta nei pressi di Lotzorai e in quella di S’Arcu ‘e Is Forros(Villagrande).

Esistevano villaggi nuragici costieri come quello addossato al Nuraghe S’ortali ‘e su monti, Un altro importante santuario era quello di Sa Carcaredda a Villagrande Strisali, dove sorgeva un ampio insediamento.

il nuraghe di s’Orlati
il nuraghe di s’Orlati

Ed è proprio ai Fenici che potrebbe farsi risalire la fondazione di Sulci Tirrenica, ubicata nella costa ogliastrina, nei pressi di Tortolì.

Nella costa, invece, più viva dovette essere l’influenza cartaginese.

I resti di Sulci (probabilmente fiorente città punica) e il Porto Sulpicio, sono significativi a questo proposito.

A Tertenia i ruderi più cospicui si trovano nella zona di “San Giovanni di Sarrala”

Torre di san Giovanni a Tertenia
Torre di san Giovanni a Tertenia

Sulla costa le tracce antiche sono meno numerose, comunque, in corrispondenza delle foci di due fiumiciattoli dette rispettivamente “Sa Foxi Manna”, a nord, e “Sa Foxi Murdegu”, a sud, si hanno degli indizi interessanti d’insediamenti punici.

Sotto e attorno al castello di Medusa, presso Lotzorai la roccia appare, in diversi punti, accuratamente tagliata in modo da consentire la posa in opera di grossi blocchi squadrati, alcuni dei quali sono ancora sul posto e sostengono le strutture medioevali.

Sant’Elena a Lotzora (foto: Italia Nostra)
Sant’Elena a Lotzora (foto: Italia Nostra)

È probabile la presenza di un sostrato punico in vari luoghi della piana di Tortolì, dove si osservano in superficie abbondanti ruderi romani e vasellame di cronologia incerta,

Nell’isolotto d’Ogliastra sono stati ritrovati frammenti fittili di epoca punica e romana.

L’isolotto d’Ogliastra (foto: Luca Tamagnini)
L’isolotto d’Ogliastra (foto: Luca Tamagnini)

Dopo la prima guerra punica, le popolazioni furono assoggettate a Roma con patti giurati, messe sotto le direttive dei praefectus, i quali riuscirono a romanizzarle profondamente.

Furono costruite importanti strade fra le quali la più importante per l’Ogliastra quella che univa Caralisa Olbia attraversando, in lungo, tutta la regione, in gran parte lungo la costa.

I resti dell’antica Sulci, altri ruderi d’importanti abitazioni, sparsi in vari paesi d’Ogliastra, anfore di terracotta raccolte nei dintorni di Barisardo, migliaia di monete rinvenute un po’ dovunque, e la lingua romanza, simile al latino, tuttora parlata in Ogliastra stimoniano del profondo legame che univa questa regione a Roma.

Dai Romani l’Ogliastra, come il resto dell’isola, passò ai Vandali e, quindi, ai Bizantini.

Nel Medioevo, dal XII secolo, tutta l’Ogliastra faceva parte del Giudicato di Cagliari.

Nel 1258 il territorio del giudicato di Cagliari, sconfitto, fu diviso in tre parti: Giovanni Visconti di Gallura ebbe la fascia sud-orientale,

Egli rimase in Sardegna per pochi e non lunghi periodi, preferendo lasciare l’amministrazione dei suoi territori a dei giudici «di fatto».

Così nel 1263 un «prudens et discretus Fasiolus» amministrava a suo nome l’Ogliastra e le altre Curatorie.

Tuttavia, in considerazione del breve lasso di tempo che intercorse tra la tripartizione del Giudicato di Cagliari (1258), il diretto possesso dell’Ogliastra da parte della Repubblica di Pisa (1288) e la conquista catalano-aragonese (1323), non si può escludere che tale organizzazione istituzionale sia antecedente a questi ultimi avvenimenti.

L’Ogliastra fu ceduta in feudo a Berengario Carroz e incorporata nella Contea di Quirra, nel 1363.

Per tutto il periodo spagnolo, il Feudo ogliastrino continuò a essere chiamato Giudicato d’Ogliastra.

Nel 1481, gli Ogliastrini ottennero che il capitano del Giudicato fosse nativo del posto.

Dopo quattro secoli di presenza iberica, nei primi due decenni del secolo XVIII, la Sardegna cambiò per tre volte dominazione.

Per effetto della guerra di successione spagnola, l’isola passa nel 1713 alla Casa d’Austria (Trattato di Utrecht); nel 1717 è rioccupata dalla Spagna e, infine, col Trattato di Londra del 2 agosto 1718, è assegnata alla Casa Savoia in cambio della Sicilia.

Con Editto del 4 maggio 1807, furono istituiti in Sardegna 15 Tribunali di Prefettura, con in ciascuna un comandante militare, un prefetto e un viceprefetto, un avvocato del Fisco e un segretario.

L’intento era di facilitare l’amministrazione della Giustizia, creando giudici intermedi tra quelli locali e la Reale Udienza.

Oltre alle competenze giudiziarie, le Prefetture avevano anche funzioni amministrative.

Con l’Editto 24 dicembre 1821, Lanusei sostituì Tortolì, come capoluogo di Provincia.

L’isola restava divisa in 10 Prefetture e in 10 Provincie agli effetti amministrativi.

Dal 2 gennaio 1927, l’Ogliastra venne a far parte della Provincia di Nuoro.

La creazione della Provincia d’Ogliastra ha, infine, sancito nel maggio 2005 la realizzazione di un sogno a lungo perseguito: il riconoscimento ufficiale dell’identità ogliastrina.

Comunità che ha avuto nei secoli e millenni passati una propria, autonoma e ben definita, organizzazione istituzionale.

La provincia in seguito ai referendum regionali del 2012 viene abolita, fatto che porterà ad aprile al ritorno del territorio ogliastrino sotto l’amministrazione della provincia di Nuoro.

La lingua

In Ogliastra si parla una variante del sardo campidanese, l’ogliastrino, o barbaricino orientale.

Data la vicinanza e il legame con gli altri paesi della Barbagia, la variante ogliastrina risente di forti influssi nuoresi modificando anche la grammatica, specialmente nei paesi della montagna ogliastrina.

E per finire Giuseppe Manunta ci regala una sua ricetta

Giuseppe Manunta ci regala una ricetta
Giuseppe Manunta ci regala una ricetta

Spaghetti al rosmarino

Per 4 persone :

  • 400gr di spaghetti alla chitarra Rummo trafilati al bronzo
  • un mazzetto di rosmarino
  • uno spicchio d’aglio
  • un quarto di cipolla di Tropea
  • 4-5 filetti di acciughe sottolio
  • pomodorini pachino
  • pane di campagna
  • olio di oliva extra vergine
  • parmigiano
  • pepperoncino
  • prezzemolo
  • sale grosso / sale fino

Procedimento:
Versare nella padella dell’olio d’oliva, una volta a temperatura, (fuoco alto) versare l’aglio scamiciato e due gambi di prezzemolo.

Appena iniziano a rosolare levate i gambi di prezzemolo e versate le acciughe che si devono sciogliere nell’olio insieme a due gambi di rosmarino.

A questo punto versate del pepperoncino dopo qualche minuto e poi i pomodori pachino tagliati in quattro.

Aggiungete una leggera spolverata di sale fino.

Fate cuocere per cinque minuti a fiamma media e poi versate il pane di campagna tagliato a piccoli cubetti, fatti tostare precedentemente in una padella a parte con olio di oliva e cipolle ben tritate.

Dopo qualche minuto il fondo di base, detto anche soffritto, é pronto.

Levate con cura i pezzi di pane tostato che serviranno poi per la guarnizione finale.

Togliete anche i due gambi di rosmarino che ormai anno perso le piccolo foglie.

Ora l’acqua, messa a bollire in precedenza con un gambo di rosmarino é pronta.

Aggiungete un pizzico di sale grosso, versate gli spaghetti e fate cuocere per 7 minuti.

Terminate la cottura gli ultimi 3 minuti nella padella mantecandoli con il soffritto e parmigiano grattugiato.

Se necessario aggiungete un po’ d’acqua di cottura  e versate una parte del prezzemolo precedentemente tritato.

A fiamma spenta versate una parte dei pezzetti di pane tostato e mescolateli con gli spaghetti aggiungendo il restante prezzemolo tritato.

Impiattamento :
Versare gli spaghetti nei piatti e guarnire con i pezzetti di pane tostato messi da parte prima.

Cospargete con una spolverata di parmigiano grattuggiato e aggiungete un gambo di rosmarino fresco come decorazione.

Buon appetito!

 Contatti:

Giuseppe Manunta

https://nelsegnodelfumetto.blogspot.com

Edition Félès

Per acquistare i libri di Giuseppe Manunta

https://www.editionsfeles.com/boutique/

Sardegna Turismo Ogliastra

https://www.sardegnaturismo.it/it/welcome-ogliastra

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Laura Manunta, è nata a Roma da famiglia con antiche origini che si dipanano tra diverse aree geografiche della Sardegna, le cui tracce documentali trovano riscontro sul territorio già dal XV secolo. All'isola è profondamente legata e suddivide il suo tempo vivendo a cavallo tra la città di Sassari e la capitale. È custode e conservatrice di un antico archivio documentale e fotografico che comprende testimonianze relative a molteplici contesti storici e tradizionali sardi. In questo ambito collabora con istituzioni e associazioni dedite all’approfondimento di tematiche culturali, alla rievocazione storica e alla conservazione del patrimonio delle antiche corporazioni d’arti e mestieri della città di Sassari. I suoi studi si sono svolti presso la facoltà di farmacia dell’università La Sapienza di Roma dove ha effettuato una tesi sperimentale in metodi fisici in chimica organica con lunga esperienza di laboratorio e di preparazione farmaceutica. La lunga pratica in ambito musicale la ha condotta all'approfondimento della musica antica rinascimentale, barocca e dell’antica tradizione persiana, perfezionandosi presso il conservatorio “Alfredo Casella" dell'Aquila. Numerosi viaggi la hanno portata a conoscere e approfondire le culture di molteplici paesi, tra cui in particolare quella del sud est asiatico connessa con la tradizione del tè in tutte le sue declinazioni. La passione per le culture orientali la ha condotta poi ad ottenere attestati relativi alla degustazione e alla conoscenza del tè e a fondare nel centro storico della capitale la sala da tè Fiorditè, specializzata nella somministrazione e nella vendita del tè in foglia. Luogo vocato alla promozione della cultura e della conoscenza di questa bevanda, punto di riferimento per esperti e amatori, nei circa vent’anni di attività è stata insignita di numerosi premi e riconoscimenti da parte della stampa e di organizzazioni del settore. Si è dedicata inoltre alla promozione e alla conoscenza del mondo del cioccolato e del caffè "d'autore" ricevendo formazione specifica, ospitando e promuovendo molteplici iniziative di divulgazione e approfondimento.
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