Vegetariano vs. Vegano

Francesca Luise
Orecchiette con farina di ceci

Vegetariano vs. Vegano

Breve storia di due parole e delle loro varianti

Nonostante la progressiva diffusione di stili di vita all’insegna del vegetarianismo e del veganismo – solo in Europa si contano tra le 45 e le 67 milioni di persone che adottano queste filosofie-, negli anni mi sono accorta che, salvo contesti culturali affini, permane una confusione di fondo tra queste due parole e una reale scarsa conoscenza di che cosa significhino rispettivamente.

Penso solo alla quantità di volte che, al ristorante, annunciandomi io vegetariana o vegana, mi è stato proposto in modo inappropriato di consumare piatti a base di tonno, mozzarella o altri ingredienti animali o di derivazione animale.

O alle generiche conversazioni dove ho dovuto specificare nel dettaglio cosa implicasse una scelta, piuttosto che l’altra perché non era per nulla chiara la differenza tra le due.

Questi sono i motivi per cui è sorta in me l’esigenza di produrre una sorta di “mini glossario”, che aiuti nella messa a fuoco di questi due termini e di alcune loro varianti che hanno più o meno preso forma in tempi recenti, a cominciare da quello forse più noto e diffuso: il concetto di vegetariano.

Il vegetarianismo

Vegetariano. Il termine vegetariano deriva dall’inglese vegetarian e fu coniato nel XIX secolo. Entrò ufficialmente in uso nel 1847, anno in cui fu fondata nel Regno Unito la Vegetarian Society, prima organizzazione dedicata alla promozione di una dieta priva di carne (ma non dei suoi derivati).

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la parola non nasce direttamente da “vegetale”, ma dal latino vegetus, che significa “vigoroso”, “sano”, “vivo”.

I fondatori della Vegetarian Society associavano infatti un’alimentazione senza carne a uno stile di vita più salutare, morale e naturale.

Con il termine vegetarian volevano indicare ben più di una dieta, ma una visione completa dell’essere umano, in armonia con se stesso e con la natura.

Col tempo il vegetarianismo si è articolato in molteplici correnti, ciascuna con specifiche scelte alimentari e motivazioni, che si sono diffuse in contesti geografici e culturali diversi.

La forma più comune in Occidente è quella del latto-ovo-vegetariano, che esclude carne e pesce ma include latticini e uova.

Questa versione si è sviluppata a partire dalla metà dell’Ottocento, in particolare in Europa e Nord America, seguendo la scia della Vegetarian Society e delle prime comunità utopiche e riformiste, che negli Stati Uniti promuovevano un’alimentazione più etica e naturale[1].

Il veganismo

Nascita della parola “vegano”.

Dal suono ben più alieno, a un distaccamento della Vegetarian Society si deve la nascita della parola “vegano”, riconosciuto come ramo etico del vegetarianismo, con la fondazione della Vegan Society.

Siamo in Inghilterra nel 1944 e, in opposizione alle posizioni della Vegetarian Society, il veganismo sottolinea il rifiuto per ogni forma di sfruttamento animale a tutto tondo: non solo a tavola, dunque, ma anche nell’abbigliamento, nella cosmesi e nel consumo quotidiano.

A coniare la parola “vegan” fu Donald Watson, attivista inglese ed ex membro della Vegetarian Society.

Insieme ad altri colleghi tra cui Elsie Shrigley, Watson sentiva l’urgenza di creare un nuovo termine che segnasse una rottura netta con il vegetarianismo tradizionale, perché accettava ancora l’uso di latte, uova e altri derivati animali[2].

Secondo la filosofia vegana, invece sono esclusi dalla dieta e dalla vita tutti i prodotti di derivazione animale e, in generale, tutti i comportamenti che riducono gli animali a prodotto: dal latte e le uova, al miele, fino alla lana e alla seta.

La parola “Vegan” non ha un vero e proprio etimo, ma è il frutto di un’unione tra le prime tre e le ultime due lettere di vegetarian — a rappresentare, come disse Watson, “l’inizio e la fine del vegetarianismo”.

Watson, convinto che anche latticini e uova implicassero sofferenza e sfruttamento animale, tentò a lungo di sensibilizzare la Vegetarian Society ma, trovandola impermeabile a questa sua nuova visione, decise di fondare un movimento autonomo.

La scelta di un nuovo nome non era solo formale: indicava la nascita di una filosofia etica più ampia, che voleva andare oltre la dieta.

Il primo numero di The Vegan News, pubblicato nel novembre 1944, annunciava la nascita della nuova società e ne spiegava le ragioni.

I materiali d’archivio — oggi custoditi dalla Vegan Society — includono lettere, appunti, fotografie e manoscritti in cui Watson riflette sulla visione del veganismo come scelta morale profonda, fondata sul rispetto per tutti gli esseri senzienti.

La definizione ufficiale della Vegan Society, aggiornata nel 1988, recita:

Il veganismo è una filosofia e uno stile di vita che cerca di escludere — per quanto possibile e praticabile — tutte le forme di sfruttamento e crudeltà nei confronti degli animali per cibo, abbigliamento o qualsiasi altro scopo.

E, per estensione, promuove lo sviluppo e l’uso di alternative prive di derivati animali a beneficio degli animali, degli esseri umani e dell’ambiente.

In termini alimentari, denota la pratica di astenersi da tutti i prodotti derivati, in tutto o in parte, da animali.

Nel tempo, il veganismo ha smesso di essere solo una scelta personale e si è trasformato in un vero movimento globale, sostenuto da attivisti, scienziati, chef, aziende e comunità online.

La sua crescita è stata accelerata anche dalla crescente consapevolezza sugli effetti ambientali dell’industria zootecnica e dalle nuove tecnologie alimentari, che hanno reso accessibile un’ampia varietà di alternative vegetali.

Varianti del vegetarianismo oggi

Il crudismo vegano

Accanto al veganismo, si è affermata anche la corrente del crudismo vegano, diffusasi a partire dagli anni ’70, soprattutto negli ambienti naturisti e alternativi della California.

I crudisti consumano solo alimenti vegetali che non sono stati esposti a una temperatura superiore ai 42°C: via libera quindi ad alimenti crudi, essiccati, germogliati o fermentati.

I crudisti sono convinti che questa accortezza preservi gli enzimi e i nutrienti fondamentali per il corpo umano.

Da lì, il movimento si è esteso in Europa e Australia, attirando chi cerca una forma di alimentazione “viva”, depurativa e radicalmente naturale.

Il pescetarianismo

Infine, due approcci molto più flessibili sono quello dei pescetariani e dei flexitariani.

I pescetariani escludono la carne ma continuano a consumare pesce e frutti di mare. Spesso la motivazione è legata alla salute, più che all’etica.

Il flexitarianismo

Infine, il termine flexitariano è entrato sempre più nell’uso comune per indicare chi segue una dieta prevalentemente vegetariana, ma si concede occasionalmente carne o pesce.

È una scelta molto diffusa nei Paesi del Nord Europa, in Canada e Australia, in quanto promossa come pratica sostenibile e adattabile alla vita quotidiana[3].

Spesso il flexitarianismo e la dieta pescetariana rappresentano per molti una fase di transizione graduale verso stili di vita più consapevoli, per poi approdare al vegetarianismo e al veganismo.

Per concludere. Oggi più che mai, le parole vegetariano e vegano raccontano storie che vanno oltre la tavola.

Parlano di etica, salute, ecologia e giustizia. Ogni scelta alimentare riflette un sistema di valori, un rapporto con il mondo e con gli altri esseri viventi.

E ogni parola, dietro di sé, custodisce una storia, un percorso, una visione.

La ricetta che vi propongo oggi è un classico della cucina italiana, a promemoria che la nostra tradizione culinaria abbonda di piatti vegetali buonissimi: le orecchiette.

Alla ricetta tipica delle orecchiette, ho apportato una modifica, introducendo 1/3 di farina di ceci. Questo accorgimento, oltre che conferire un sapore caratteristico, contribuirà a rendere il piatto più completo sotto il profilo nutrizionale.

Se preferisci, puoi condire le orecchiette con un ragù di verdure o, come spesso di usa, abbinandole in base alla stagione alle cime di rapa.

Orecchiette con farina di ceci

Ingredienti per 4: 100 g farina di ceci; 300 g semola rimacinata: 240 g acqua tiepida; 5 g sale fino.

Per il sugo: una trentina di pomodori datterino; 1 cipolla; 1 spicchio di aglio; 5-6 foglie di basilico; sale e pepe; olio extravergine di oliva.

PROCEDIMENTO

Mescola la farina di ceci e la semola rimacinata con il sale direttamente sulla spianatoia.

Fai la fontana e inizia a versare poco al centro metà l’acqua tiepida, iniziando a impastare.

Aggiungi il resto dell’acqua un po’ alla volta, fino a ottenere un impasto morbido ma sodo e bello liscio.

Forma una palla, avvolgila nella pellicola e lasciala riposare 30 minuti a temperatura ambiente.

Dopo il riposo, prendi un pezzo di impasto e fai un salsicciotto spesso circa 1 cm.

Taglialo a pezzetti della stessa misura. Su una spianatoia infarinata con semola, trascina ogni pezzetto con la lama liscia di un coltello, schiacciando e tirando verso di te.

Si formerà una specie di piccola conchiglia: girala su se stessa con il pollice per dare la classica forma dell’orecchietta.

Puoi cuocerle subito in acqua salata oppure, se vedi che la quantità è superiore a quanto consumerai, puoi congelarle.

Mettile prima su un vassoio ben distanziate poi, una volta indurite, trasferiscile in un sacchetto gelo e rimettilo in freezer, così occuperanno meno spazio.

Per il sugo, fai appassire la cipolla e l’aglio tritati, aggiungi i pomodorini.

Cuoci finché non saranno risultati morbidi.

Frullane metà con un frullatore a immersione, aggiungi il basilico e aggiusta di sale.

Cuoci le orecchiette, condiscile con abbondante sugo e servile con un filo di olio buono a crudo.

 

Photo Credit: Francesca Luise

 

[1]In India, invece, è diffusa una forma più restrittiva: il latto-vegetarismo, che bandisce anche le uova, ma mantiene il consumo di latte e derivati.

Questa pratica ha radici profonde nelle religioni dell’Asia meridionale, in particolare induismo e giainismo, che fondano le proprie prescrizioni alimentari sul principio dell’ahimsa — la non violenza verso tutti gli esseri viventi, in luoghi dove la purezza alimentare e la vita spirituale sono inscindibilmente legate.

[2]Qui sono disponibili molte lettere di Watson, nelle quali egli espone il suo pensiero: https://www.vegansociety.com/news/news/80th-anniversary-gift-donald-watsons-family (ultima consultazione 01.06.2024 ore 15.00)

[3]Qui puoi trovare dei dati relativi all’Europa: https://www.glanbianutritionals.com/en-gb/nutri-knowledge-center/insights/ways-eating-europe? (ultima consultazione 02/06/2025 ore 12:00)

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Sono Francesca Luise, in arte Cookeneim. Ho un PhD in filosofia e nella vita ricerco, spadello, scrivo e fotografo—grandi passioni che, strada facendo, sono diventate la mia professione. Vivo a Venezia e la città lagunare non solo fa da sfondo, ma ispira e nutre i miei piatti. Nel 2021 ho aperto una IAD (impresa alimentare domestica). La mia cucina è vegetale per motivazioni etiche e di salvaguardia dell'ambiente, convinta che questo rappresenti un'opportunità per il futuro. Mi puoi leggere su www.francescaluise.it dove pubblico tutte le mie sperimentazioni in ambito gastronomico e ogni mese sulla rivista Terra Nuova, con cui collaboro dal 2000.
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