Veli di zucchero, Dolci e badie di Sicilia, ultimo libro di Anna Martano
E’ stato da poco pubblicato da Ali&no, casa editrice indipendente di Assisi, “Veli di zucchero. Dolci e badie di Sicilia” di Anna Martano.
L’autrice, che si autodefinisce una fimmina cuciniera che cunta i cunti, oltre ad essere una scrittrice e giornalista, è una gastronoma e gastrosofa, una docente e critica enogastronomica, Prefetto per la Sicilia dell’Accademia Italiana Gastronomia e Gastrosofia, Direttrice Accademica de “I Monsú – Accademia Siciliana di Enogastronomia”e Sommelier del Cioccolato.
Dopo “La tavola è festa“ e “Il diamante nel piatto“ della stessa casa editrice, Anna Martano dedica “Veli di zucchero. Dolci e badie di Sicilia“ ai dolci e alle ritualità conventuali della Sicilia, con un peculiare approfondimento dell’area siracusana, della quale l’autrice è originaria.
Ed ecco che questa cuntista del cibo e dei dolci in particolare, scrive di cassate, cannoli, frutta martorana, crispelle di riso e impanatigghie, attingendo alla tradizione ma con uno sguardo all’innovazione e al futuro.
Il suo è un volume, con la prefazione di Francesca R. Barberini, che è anche una speciale guantiera che racchiude dolci e dolcetti tipici delle badie sparse in varie zone della Sicilia, ma anche simpatici aneddoti e leggende, gesti di fede e tradizione.
Non solo ricette
Oltre a riportare le ricette, Anna Martano, unendo versi poetici e antichi documenti oltrepassa le grate dei conventi di clausura e lascia che il lettore immagini i gesti delle suore, la loro devozione e i simboli che si celano dietro ogni ingrediente usato per preparare i dolci delle feste: la mandorla, ad esempio, è il simbolo della purezza, la ricotta – in quanto ri-cotta – è simbolo della rinascita, mentre lo zucchero del titolo é l’emblema di quei delicati veli bianchi che creano un effetto “vedo non vedo” delle frolle o sfoglie sottostanti.

Soffermandosi sulle impanatigghie o impanatigghi, ad esempio, essi sono dei dolci tipici di Modica e della Sicilia Sud-Orientale preparati nel periodo di Carnevale e durante la Quaresima.
Sono dolcetti a mezzaluna con un impasto simile a quello della pasta frolla ripiena di cioccolato, mandorle, scorze di agrumi, cannella e carne macinata!
Perché le suore mettevano la carne in un dolce?
Le ipotesi a riguardo sono due.
Le ipotesi
Una prima leggenda vuole che le suore dei conventi modicani per rendere più calorica la dieta dei sacerdoti durante la Quaresima, periodo durante il quale si osservano numerosi digiuni e di venerdì non si mangia carne, mischiavano il tritato con le spezie e il cioccolato in modo da coprirne il sapore.
Un’altra ipotesti collega le impanatigghie alle empanadas che gli aragonesi portarono in Sicilia durante la loro dominazione: sono ancora oggi delle sfoglie salate a forma di mezzaluna come le impanatigghie, ripiene di carne tritata, pollo, tonno, formaggio o verdure.
l libro recupera dolci dalle ricette a lungo top secret come la Spina Santa di Caltanissetta, uno dei dolci conventuali più antichi e misteriosi della Sicilia.
Per secoli è stata una ricetta segreta, custodita dalle monache benedettine del monastero delle Figlie di Maria ma oggi, grazie al testo di Anna Martano, sappiamo che è un dolce preparato per la Settimana Santa, dalla forma che richiama simbolicamente la spina della corona di Cristo, preparato con mandorle, miele e aromi, poi ricoperto da una leggera glassa,
Per concludere, ecco l’invito ai lettori di “Veli di zucchero“ di Anna Martano: “Dunca guluti facitivi avanti” (Dunque golosi, avvicinatevi!)


