Vernatsch: eleganza altoatesina
Con queste uve (sì, i nomi delle uve a volte sono di gruppo) non si può non partire dal nome, doppio, anzi multiplo anche questo.
Vernatsch o Schiava:
Nomi diversi che designano le stesse uve, con etimologie ovviamente molteplici nelle ipotesi; Vernatsch sembra derivare (come per le Vernacce italiane) dal Latino vernaculus, cioè nativo, locale, aggettivo che designava, per i Latini, anche lo schiavo nato in casa. E infatti l’uva in Italiano si chiama anche schiava, con altre due etimologie a contendersi l’origine certa: queste uve, a differenza delle labrusche selvatiche, per produrre meglio, avevano bisogno di essere legate, rese schiave, a un tutore; infine l’ipotesi geografica, perché venendo molto probabilmente queste uve dalla zona della odierna Croazia che si chiama Slavonia, e dunque l’uva da slava è diventata schiava.
Qualunque sia l’origine del nome, le certezze oggi sono che è molto diffusa in Alto Adige (ne era praticamente l’emblema vitivinicolo tradizionale, fino al secondo dopoguerra) e che i vini che se ne traggono sono particolarmente interessanti e moderni data la loro struttura vinosa non eccessiva, tali da essere poco considerati nei decenni appena trascorsi, proprio per il loro essere definiti medium body, di corpo medio.
Kalterersee Classico Superiore

Kalterersee Classico Superiore 2023 della Cantina St. Quirinus a Caldaro, è uno dei due assaggi di Vernatsch molto interessanti che ho fatto al Paestum Wine Festival appena concluso. È nella DOC “Lago di Caldaro Classico Superiore”, con le uve allevate a pergola ad un’altitudine di 450 metri, su suoli ricchi e complessi. La vinificazione è solo in acciaio, il risultato è un vino di un bel rosso rubino, e di un’esplosione al naso di ciliegie, prugne croccanti, frutti di bosco e un lieve sentore mentolato, con una chiusura quasi di mandorla. L’assaggio è elegante: fresco, sapido, e davvero dinamico, con buon allungo finale, e una sensazione tannica assai equilibrata. È appunto il vino che accompagna molta gastronomia moderna, e che bevuto appena fresco contempla tra gli abbinamenti anche la zuppa di pesce, altre preparazioni e non solo carne, si trova on line tra i 15 e i 20 euro.

Gschleier Alte Reben Vernatsch

Gschleier Alte Reben Vernatsch 2023 di Girlan a Cornaiano è un vino che di ostico ha solo il nome, ma Gschleier è la zona d produzione, una delle perle della viticultura altoatesina, e Alte Reben significa vecchie viti, infatti cosa rara in zona, le vigne hanno tra gli 80 e i 110 anni; sono anche queste a circa 450 m s.l.m., su suoli adagiati sulla roccia porfirica di origine mista e complessa: calcarea, argillosa e ghiaiosa, su roccia porfirica.
Dopo la diraspatura il mosto compie la fermentazione alcolica per 2 o 3 settimane, e dopo la fermentazione malolattica affina per 12 mesi in grandi botti di rovere e 6 mesi in bottiglia. Il risultato è un vino elegante, certo al limite del corpo medio, ma affascinante: frutta rossa (sia fresca che matura, con una piccola nota di confettura), sentori balsamici e speziati, con un tripudio olfattivo. L’assaggio è notevole: fresco sì, ma ancora più sapido, caldo e avvolgente, armonico e dinamico: volteggia in bocca senza mai appesantirla e chiude (davvero lungo) con un tannino assi levigato. Intono ai venti euro, per un vino assolutamente trasversale.

Due assaggi assai piacevoli, due vini per molti versi così lontani da noi, ma così vicini per l’affinità gustativa ed elettiva.


