Villa Simone: quando il vino nel Lazio parla di qualità
Villa Simone è una delle aziende vitivinicole che meglio rappresentano la qualità del vino laziale. A Monte Porzio Catone, nel cuore della Docg Frascati, il complesso della cantina e dell’azienda è monumentale, circondato dal paesaggio circostante che si dipana a perdita d’occhio. La conduzione è tutta famigliare, e il direttore della cantina nonché enologo da sempre è Lorenzo Costantini, di grande fama a livello nazionale.
Il contesto e la storia
Nel lazio la viticoltura non ha sempre avuto vita facile. Una fama ben poco edificante ha preceduto nomi e etichette, che hanno fatto fatica ad emergere in un panorama nazionale di ben altro peso. A un certo punto le aziende, in realtà ben poche, si sono rese conto che lavorare sulla qualità avrebbe ripagato loro in termini di rispetto, e che ormai fare vino non significava più puntare sulla quantità e vendere lo sfuso, declassando il prodotto a mera bevanda da tutti i giorni. I luoghi storici come i borghi e le fraschette non potevano più essere rappresentativi di un mondo vino che andava evolvendosi e a gran passo.

In questo panorama Villa Simone si distingue per una qualità che è stata cercata fin dall’inizio, senza indugi. A muovere i primi passi negli anni Ottanta è stato Piero Costantini che ha acquistato le vigne della denominazione Frascati che furono del Cardinal Pallotta. Vennero subito reimpiantate varietà tradizionali, valorizzando per esempio la Malvasia del Lazio, riducendone la produttività e alzando la qualità. Il territorio ovviamente fa la sua parte, e infatti i vigneti si trovano a 550 metri s.l.m. su un versante nord-est dell’antico vulcano laziale, quindi c’è’ ricchezza di tufo, pozzolane e pietre pomici e elementi minerali che conferiscono all’assaggio grande mineralità e freschezza.
Il terroir nei dintorni di Roma e nel Lazio, specialmente nella parte a nord ovest sono stati sempre culla di una viticoltura favorevole, se ci fosse stata la visione di puntare su un prodotto che fosse competitivo. Solo oggi questa visione sta abbracciando molte realtà vinicole e all’interno della denominazione ma anche fuori sono sempre più produttori a mettersi insieme per creare rete e fare forza sulla comunione di intenti, invece di rimanere isolati e sicuramente più deboli rispetto a competitor sul mercato che vantano bel altre storie alle spalle.
Cantine Aperte

Nel mese di maggio, nella zona di Frascati, si aprono le cantine e gli appassionati hanno la possibilità di trascorrere una giornata nelle aziende, realizzando un vero tour tra quelle aderenti. I produttori si mettono a disposizione per fare dei giri tra macchinari, contenitori di acciaio, barricaie e segrete dimore delle bottiglie, visitare quei luoghi dove il vino prende forma e sapore e poi pranzare sulle belle terrazze che sono a ridosso della campagna laziale.
A Villa Simone abbiamo fatto una serie di assaggi che ancora una volta confermano la qualità dei prodotti. La loro cantina è moderna e attrezzata, utilizzano le tecnologie più adatte al risultato che vogliono ottenere. Acciaio, legno e attesa rendono alcuni vini convincenti, alzando l’asticella della consapevolezza di una Docg come quella del Frascati che si sta imponendo sempre con maggiore convinzione all’attenzione dei mercati.

Villa dei Preti Frascati Superiore Docg
E’ vino di grande freschezza, un piccolo soldato che apre la pista all’esercito. Pera e fiori bianchi le dominanti. Si abbina bene a crostacei, carni bianche, anche piatti in agrodolce.

Bellone, Igp Lazio
Un vino di annata, che esce per soddisfare i gusti immediati. Il vitigno è sempre stato legato alla viticoltura fin dai romani, trovando massima espressione sul suolo vulcanico. Fine e delicato, si veste di note di pesca bianca, al sorso gentile e garbato, è un giovine gentile che non scalpita.
Malvasia Igp Lazio
Un prodotto autentico del territorio di cui ci fa molto piacere parlare. La Malvasia del Lazio è stata risollevata da un momento di oblio, a torto, a favore della malvasia di Candia, meno pregiata. Un vino aromatico, dalle note floreali e gentili, lievi al naso e che in bocca si traducono in fervida mineralità. Un finale morbido accompagna a un secondo sorso senza indugi.
Vigneto Filonardi Riserva Docg
Con Vigneto Filonardi Riserva Docg arriviamo a una veste di grande spessore, frutta secca, note vegetali, le spezie. Corredo di un vero comandante, di quelli poco avvezzi a stare nelle retrovie. Abbineremmo cucina romana, sapori intensi che non temono il confronto con una persistenza nel sorso memorabile. Nell’archivio di stato a Roma si legge “i Filonardi, patrizi romani, ebbero molte proprietà e casali in questa zona ma il casale intestato a loro si trova compreso tra Massarosa e Torricella, qui Natale Filonardi produceva le migliori trenta botti di vino della zona”. Ad oggi è uno dei pochi Crù di Frascati riconosciuto e certificato dagli organi di controllo.

I rossi hanno un carattere riconoscibile nella finezza e nella compostezza. La mineralità sempre presente, il Cesanese affina le unghie e si fa protagonista di un palco organolettico molto identitario. Tra i blend abbiamo Ferro e Seta, Igp Lazio, un tempo con Sangiovese e Cesanese, e oggi fatto sempre con Cesanese e Nero Buono che è vitigno portavoce del territorio.
Il Syrah Igp Lazio dal colore compatto, intenso al naso e ricco di frutto e spezie. Un comparto di offerta che si conclude con un assaggio di Passito di Malvasia, Igp Lazio, dove l’appassimento possibile in queste zone rende l’uva adatta a questo tipo di lavorazione, con il risultato di un vino dolce che non stucca, ricco di frutto, sorso pieno e leggiadro, leggermente salino sul finale.

Ricordiamo che in cantina la famiglia Costantini tiene da parte bottiglie di vecchie annate di Ferro e Seta, 2017 e una parte di La Torraccia, Rosso Lazio Igp con Cesanese e altre varietà minori che è bandiera di una qualità già raggiunta negli anni Settanta da Piero Costantini.

Le bottiglie di questa etichetta storica, annata 2017, sono custodite in nicchie nella cantina a temperatura costante e praticamente in assenza di luce naturale, ricoperte di muffa. Un esperimento di cui attendiamo con ansia l’esito, perché pare che ancora nessuno abbia osato aprire quelle bottiglie.

Un ringraziamento a Sara Costantini per l’ospitalità e al papà Lorenzo Costantini per la competenza.
Photo Credit: Massimo Casali




