Vineria Risorgimento, bere bene a due passi dal Vaticano
Una vineria indipendente in piazza Risorgimento che punta su terroir, produttori identitari, una mescita accessibile e una proposta culinaria al servizio del vino

Aperta da meno di un anno in una delle piazze più frequentate di Roma, Vineria Risorgimento si è prefissata sin da subito un obiettivo chiaro e ambizioso: portare in piazza del Risorgimento un locale in cui raccontare il vino basato su valori come artigianalità, territorio e coerenza produttiva. E soprattutto, dare vita ad un luogo in cui si viene anche solo per bere un semplice calice di vino, senza troppe complicazioni.
L’idea di Luigi Parise e di Sirio Di Francesco, il primo già proprietario di Pergamino, del Morrison’s, uno dei pub storici della Capitale e di Be.Re, il secondo proveniente dal mondo della birra artigianale e tra i fondatori di Argot Prati, ha preso rapidamente forma e sostanza, nei locali precedentemente occupati da Pergamino. In uno spazio relativamente piccolo, dominato da un vero e proprio muro di bottiglie che consente la massima visibilità a tutte le etichette presenti in carta, Vineria ospita meno di trenta coperti complessivi: qualche posto al bancone, tre tavoli interni e una quindicina di coperti esterni.
Aprire un locale del genere in una zona di Roma frequentata quotidianamente da migliaia di turisti che si recano alla Basilica di San Pietro, distante duecento metri da qui, può sembrare un azzardo, ma proprio la tipologia di offerta e le scelte dei vini in carta hanno decretato il successo della Vineria, già in questi primi mesi di apertura.
Una selezione personale divisa tra Italia e Francia
La carta conta fin dall’inizio circa 400 etichette, la cui selezione segue il principio di proporre produttori che lavorano nel rispetto del territorio, valorizzando il terroir inteso come insieme di suolo, clima, esposizione e cultura agricola. “Non amiamo la definizione di vino naturale – spiega Sirio Di Francesco, vera anima del locale che segue in prima linea tutti i giorni – Parliamo piuttosto di vino artigianale: diretto, sincero, fedele al territorio”. Le bottiglie in carta sono quasi equamente divise tra Italia e Francia, oltre a qualche etichetta da Spagna, Austria e Germania. La Francia occupa uno spazio importante, circa il 40% della carta, sia per passione personale dei soci che per una scelta strategica: quella di proporre anche in una zona così turistica una selezione appositamente studiata per evitare un’offerta più standardizzata, che avrebbe dato l’erronea impressione di essere rivolta quasi esclusivamente a un pubblico straniero.
Bere un bicchiere in un ambiente sincero
Qui alla Vineria si beve senza seguire schemi prefissati. Il format pensato dai soci è quello di partire dal calice, scegliendo prima il vino e poi il piatto più adatto ad accompagnarlo, ma nulla vieta di scegliere prima tra le proposte gastronomiche, principalmente di gastronomia fredda preparate nella cucina-laboratorio interna e abbinarle a una bottiglia o ai calici in mescita.
Nella lista delle mescite, riportata nella grande lavagna all’ingresso e aggiornata settimanalmente, si trovano sempre almeno quattro spumanti (tra cui uno Champagne), cinque bianchi, uno o due rosati e una selezione di rossi che varia costantemente. I ricarichi sono volutamente contenuti, per permettere al pubblico di avvicinarsi anche a bevute che altrove avrebbero prezzi più elevati, con i prezzi dei calici che variano da 6 a 12 euro. Novità in arrivo il sistema “Coravin” che permette di stappare per la mescita anche bottiglie assai importanti, preservandone la conservazione come se fosse stata appena stappata per un periodo più lungo del consueto.
Piccolo spazio, un muro di bottiglie

Aperta dalle 11 a mezzanotte, con un servizio quasi cucito su misura del cliente con un approccio molto informale ma sempre curato, in Vineria la proposta gastronomica è ricca: salumi del Lazio e delle regioni limitrofe, spesso di piccoli produttori non ancora conosciuti dal grande pubblico, prodotti caseari selezionati da “Beppe e i suoi formaggi” che spaziano dai prodotti strettamente territoriali a quelli decisamente fuori zona, da altre regioni d’Italia dalla Francia o dal Regno Unito.
Il pane arriva da un pluripremiato forno poco distante, il Panificio Marè. Io ho assaggiato un’ottima selezione di sottoli di Agnoni e di La Giardiniera di Morgan, un tagliere di formaggi e uno di salumi davvero ricchi e completi (prezzi tra i 18 e i 20 euro), e due padellotti, panini rotondi scaldati e farciti, (prezzi tra i 12 e i 15 euro) ottimi anche in condivisione: il primo con Gorgonzola Dop, miele, noci e misticanza, l’altro, con Pastrami, cheddar, cetriolini sottaceto e senape.
I vini in assaggio
Nel calice sono passati, uno Champagne Guy Thibaut Premier Contact Grand Cru, un delizioso Dominique Derain McKBêO 2023, per poi sbarcare in Sardegna, con il Nathavi 2024, Vermentino IGT in purezza. A seguire siamo tornati, con un rosso fresco e floreale, in Francia, assaggiando il Les Farradjales (terre ricche in lingua araba, a testimonianza della presenza moresca in queste zone) di Domaine de Courbissac. Chiusura dolce con le ciambelline al vino preparate dalla sorella di Sirio, Orsetta Di Francesco, pastry chef de Il Pagliaccio, abbinate al Sauternes 2022 Castelnau de Suduiraut.
Con la bella stagione arrivano una serie di appuntamenti mensili con i produttori, piccole verticali e mescite tematiche dedicate a specifiche zone o cantine, sempre in un formato informale e fuori dagli schemi, con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico romano a un approccio al vino più consapevole, offrendo un indirizzo capace di distinguersi per profondità di selezione, coerenza dell’offerta e piacevolezza del servizio.
VINERIA RISORGIMENTO
Piazza Risorgimento, 7 Roma
Piazza Risorgimento, 7 Roma
Tel. 06 89533745
Aperto tutti i giorni con orario continuato dalle 11 a mezzanotte












