Vini della Valtellina, una realtà da conoscere
Dal 12 al 14 settembre 2026 Sondrio ospiterà la seconda edizione di ViVa, Vini Valtellina, iniziativa dedicata ai vini del territorio. Promosso dal Consorzio di Tutela dei Vini di Valtellina, in collaborazione con la Strada del Vino e dei Sapori della Valtellina e Fondazione Provinea, l’evento è alla sua seconda edizione.

Il successo della prima edizione ha dato entusiasmo a molti dei produttori che fanno parte del Consorzio di Tutela.
Una tre giorni di incontri, degustazioni ed esperienze pensati per valorizzare, con uno sguardo nuovo, il grande patrimonio vitivinicolo, culturale e territoriale di questo paesaggio unico e irripetibile della Valtellina.

La Valtellina, una striscia di Terra circondata a Sud dalle Alpi Orobie e a Nord dalle Alpi Retiche e divisa dal fiume Adda. La zona a Sud, può sembrare un paradosso, è scarsamente soleggiata e quindi territorio agricolo più dedito all’allevamento e alle attività ad esso connesse, dalla bresaola della Valtellina, ai formaggi.
L’altro versante, quello a Nord, è incredibilmente soleggiato e una continua brezza collega la Svizzera al Lago di Como.

In questa lunga striscia nascono i Vini della Valtellina.
Divisi in cinque sottozone: Maroggia, Sassella, Grumello, Inferno, Valgella, che nella versione superiore sono riconosciute come Docg.
Le parti non incluse danno vita al Rosso di Valtellina, ma c’è un dibattito aperto perché anche queste possano essere ricomprese nelle cinque denominazioni, anche se si punta molto alla caratterizzazione delle parcelle, delle cru: il terreno di origine morenica presenta molte sfaccettature che fanno una rilevante differenza per il prodotto finale. Come rilevante sia il fatto che l’unico vitigno che ben si comporta su questi ardui e ripidi terrazzamenti sia il Nebbiolo.

Avremo modo, a partire dal prossimo martedì, di raccontare alcune delle realtà vitivinicole di questo territorio, con appuntamenti settimanali dedicati.
Ma per poterlo fare in maniera comprensibile, bisogna approfondire, prima di tutto, una realtà non molto conosciuta, se non da esperti del settore.
E se la parte Sud è dedita all’allevamento e all’agricoltura, la parte Nord convive in tutte le sue forme con la viticoltura.
È come avere l’orto avendo un pezzo di terra. Hai il vigneto. Ovviamente non tutti imbottigliano, la maggior parte conferisce, o uva o vino.
Ma il legame è così forte che 41 anni or sono è nato il concorso enologico più antico della Valtellina, Il Ciapel d’Or di Castione Andevenno.

Promosso dalla Pro Loco locale, guidata da Michela Mozzi, negli anni la manifestazione è cresciuta, diventando un momento culturale variegato, non esclusivamente dedicato al vino, di questo pezzo di Lombardia, dove si passa da un paese ad un altro con la stessa facilità in una grande città si passa da un quartiere ad un altro.

Questo concorso è dedicato a chi fa il vino per sé, ha una vigna (ma chi non ce l’ha in quella parte di territorio?), conferisce, non imbottiglia se non per sé stesso e qualche amico.
E si confronta con i disciplinari.

Le categorie sono infatti 3: Valtellina Superiore DOCG, il Valtellina DOC e il Terrazze Retiche IGT.
Il Ciapel d’Or, fase finale con scelta dei vincitori da parte di una commissione spesso composta da produttori imbottigliatori, si svolge annualmente tra fine giugno e inizi di luglio per una settimana, ma le degustazioni iniziano ben prima.

Per onore di cronaca i vincitori di quest’anno sono stati Piergiorgio Giana di Castione Andevenno per il Valtellina Superiore DOCG (lo abbiamo assaggiato nella sua cantina), Nicola Colli di Ardenno per il Valtellina Doc e Dino Bonetti per le Terrazze Retiche IGT.

La storia del vino della Valtellina è storia di fine ‘800 quando appaiono le prime cantine importanti, ma è stata confinata, come è successo anche in altre regioni, in un prodotto di quantità destinato in maniera prevalente, se non esclusivo, al mercato svizzero.
Ne è un esempio la vicenda della Winefood, una società vinicola di proprietà dell’Istituto di Credito Svizzero che negli anni ‘70 fece suo il marchio “Arturo Pelizzatti”, la Nino Negri e l’Enologica Valtellinese.
A metà degli anni ’80 fallì e il mercato svizzero all’inizio degli anni 2000 venne meno costringendo i produttori della Valtellina a ripensarsi e a promuovere meglio il proprio prodotto.
Siamo abituati all’idea che il vino della casa sia espressione del territorio.
In Valtellina, può sembrare assurdo, non sempre è così.
Si ha ancora timore di offrirlo ai clienti.

E qui capiamo perché il Consorzio guidato da Mamete Prevostini, ristoratore e produttore, abbia dato vita a Viva, Vini Valtellina “tre giorni per scoprire e assaporare il vino come espressione più pura del territorio: la Valtellina diventa il palcoscenico naturale di degustazioni, incontri e attività a contatto diretto con chi il vino lo coltiva, lo cura e lo racconta ogni giorno.

Molto più di un evento enologico: un’esperienza culturale e territoriale, contemporanea e immersiva”.



