VinoVip 15° edizione tra crisi del vino e i cambiamenti climatici

VinoVip 15° edizione tra crisi del vino e i cambiamenti climatici

Siamo in agosto e molte aziende vitivinicole si apprestano alla vendemmia, anche quest’anno decisamente in anticipo.

E il tema del cambiamento climatico è stato tra i punti che hanno trovato motivo di approfondimento in occasione della quindicesima edizione di VinoVip.

La kermesse si è svolta il 12 e il 13 luglio scorsi nella splendida cornice di Cortina d’Ampezzo.

Ed è stata organizzata dalla rivista Civiltà del Bere con il supporto di Vinitaly (Verona Fiere).

Ad illustrare quanto il riscaldamento globale possa incidere nella viticoltura uno studio realizzato per il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg e presentato dal suo Diego Tomasi.

Diego Tomasi

Lo studio ha evidenziato come l’aumento delle temperature stia accelerando e, nel caso specifico dell’area di Valdobbiadene, patrimonio Unesco.

Da questo aumento lo stress termico tra caldo e freddo, necessario perché l’uva mantenga una acidità fondamentale per la produzione dei prosecchi, rischia di venir meno.

Tutto ciò metterebbe fine ad un prodotto da un miliardo di bottiglie l’anno.

Secondo Diego Tomasi, quanto sta accadendo è così grave che sono allo studio la possibilità di avvalersi di altri vitigni, che abbiano maggiore acidità e resistenza al calore, cosìcche possano sostituire il vitigno glera oggi alla base del Prosecco.

Ai problemi dovuti al cambiamento climatico si aggiunge anche la crisi che sembra attraversare il vino.

Perlomeno è quanto testimoniato da un vertice dei produttori di Francia, Italia e Spagna svoltosi il 30 giugno e il primo luglio, a Irouléguy in Francia, che ha portato ad un appello congiunto all’UE.

I produttori hanno chiesto di non tagliare i fondi al settore nella prossima Politica Agricola Comune (PAC), di ridurre la burocrazia e di sostenere il comparto contro il calo dei consumi.

Su questi temi si sono confrontati quattro mostri sacri della viticoltura italiana: Piero Antinori, Sandro Boscaini, Angelo Gaja e Fausto Maculan.

Con la moderazione del Direttore di Civiltà del Bere i quattro “tenori”, come sono stati denominati per l’occasione, si sono detti concordi sui rischi derivanti dal cambiamento climatico.

Questo è stato definito un problema grave, anche perché non è sufficiente anticipare la vendemmia per risolvere il problema.

La mancanza di stress termico, la necessità di irrigazioni di soccorso che potrebbero rendersi necessarie anche laddove il disciplinare lo vietasse, non sono elementi secondari nella produzione di un vino di qualità.

Sull’altro tema, la crisi del vino, i quattro Tenori del vino italiano, non si sono trovati completamente d’accordo.

Così Piero Antinori ha sottolineato come il vino non possa essere accomunato alle altre bevande, che siano birra o spiriti.

Ed ha sottolineato l’esigenza di una comunicazione meno legata al marketing e più vicina all’aspetto storico culturale del vino.

Per Sandro Boscaini l’errore è stato compiuto dai vignaioli stessi, che non si sono accorti che il mondo stesse cambiando e hanno continuato a promuovere il vino alla vecchia maniera.

Angelo Gaja sostiene, invece, la crisi del vino dipende più da quanto sta accadendo nel mondo.

Dalle guerre in corso, che stanno mortificando l’economia globale e si dice ottimista sul fatto che la crisi verrà superata.

Con la citazione di Prezzolini, che nel 1921 sul suo Codice della Vita Italiana, scriveva: “Tutto il male dell’Italia viene dall’anarchia. Ma anche tutto il bene”, Angelo Gaja ha ribadito che per lui il vino italiano è il campione assoluto e ha una forza straordinaria.

Saprà risollevarsi.

Al termine del confronto i banchi d’assaggio di 23 cantine produttrici del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg.

È stato rilevante vedere come sempre più frequentemente il Prosecco Docg stia abbandonando la sua forma d’origine: l’extra dry.

Approdando più spesso anche all’extra brut e in qualche sporadico caso al dosaggio zero.

Tra le tante proposte, tutte di ottima qualità, mi è rimasta particolarmente impressa la versione Rive di San Pietro di Feletto, della cantina Sanfeletto.

Una piccola produzione caratterizzata da un terreno povero di sostanza organica ma ricco di ferro e altri microelementi.

La spiccata freschezza data dall’acidità unita alla mineralità attenua, al gusto, il residuo zuccherino della versione brut, rendendo la beva piacevolmente asciutta.

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Giornalista professionista dal 1994, ha lavorato per diverse testate nazionali, stampa, radio e video, oltre che per alcune istituzioni politiche. Laureato in lettere, indirizzo storia contemporanea, da oltre venti anni lavora alla comunicazione di istituti scientifici, legati allo spazio e all’astrofisica spaziale. È stato Fondatore e Direttore Editoriale del magazine cartaceo Globalscience e del giornale online Artemis Scienza. È tra gli autori e curatori del libro Italia Dello Spazio 1948-2008. È autore, con Marco Spagnoli che ne è anche il regista, del documentario Spazio Italiano, dalle Origini al San Marco prodotto da Istituto Luce. Dal 2023 è sommelier professionista ed ha ripreso ad occuparsi giornalisticamente del settore agroalimentare.
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