VinoXRoma 2026: Un Lazio del vino sempre più contemporaneo
VinoXRoma 2026 ha confermato ancora una volta quanto il pubblico romano continui ad avere voglia di avvicinarsi al mondo del vino e dell’enogastronomia. La manifestazione si è tenuta, il 22 e 23 Maggio, nel cortile del complesso monumentale Pio Sodalizio dei Piceni. Come gli anni precedenti, ha registrato una presenza molto ampia di appassionati e operatori del settore che hanno animato gli spazi dell’evento.
Il vino e le eccellenze food e del Lazio
Una partecipazione importante che testimonia come il vino e le eccellenze food del Lazio continuino ad essere non soltanto un prodotto da degustare. Ma anche un elemento culturale, identitario e sempre più legato alla convivialità e al racconto del territorio.

Proprio la grande affluenza, tuttavia, ha reso alcuni momenti particolarmente intensi dal punto di vista organizzativo, soprattutto nelle fasce orarie più frequentate. Risultava infatti complicato muoversi con tranquillità tra i banchi d’assaggio, soprattutto nelle aree più centrali dell’evento.
Una situazione percepibile anche nella parte dedicata alle creazioni gastronomiche di rinomati chef del panorama romano per le due serate.
La parte dedicata ai piatti proposti si è rivelata una delle aree più partecipate della manifestazione. Non erano presenti veri e propri show cooking strutturati: i piatti venivano preparati in cucina, presentati al pubblico e successivamente distribuiti ai partecipanti.
Una distribuzione organizzata attraverso un punto fisso e ticket avrebbe probabilmente reso l’esperienza ancora più scorrevole nei momenti di maggiore affluenza.
L’assenza di sputavino ai banchi invece ha reso meno agevole la gestione degli assaggi da parte del pubblico. In eventi di questo tipo rappresentano infatti un supporto importante per permettere ai visitatori di affrontare il percorso degustativo in maniera più comoda e ordinata.
Al di là di questi aspetti, però, VinoXRoma 2026 ha offerto una panoramica molto interessante sul vino laziale contemporaneo. Ha mostrato una regione che sta cercando sempre più di raccontarsi attraverso vitigni autoctoni, bollicine territoriali, rosati moderni e nuove modalità di comunicazione.
Le aziende presenti
Tra gli elementi più interessanti emersi è stata proprio la volontà di molte aziende di valorizzare il territorio senza rinunciare alla sperimentazione. Unito ad una comunicazione più contemporanea.

Tra le realtà presenti, Walter Spallotta ha proposto un percorso fortemente legato ai vitigni storici regionali. Attraverso le etichette come Ianus– Bellone Lazio IGT, Lerna – Malvasia Puntinata Lazio IGT, Vesta – Cesanese Lazio IGT, e Franciscus – Rosso IGT Lazio.
Una gamma che racconta un Lazio sempre più consapevole del valore dei propri vitigni autoctoni. E della necessità di valorizzarli attraverso interpretazioni moderne ma coerenti con il territorio.
Il Bellone ‘Ianus’ ha mostrato un profilo improntato sulla freschezza e sulla riconoscibilità varietale. ‘Lerna’, da Malvasia Puntinata, ha confermato quanto questo vitigno possa esprimere aromaticità e territorialità senza perdere eleganza.
‘Vesta’, Cesanese Lazio IGT, si inserisce invece nel filone dei rossi territoriali che cercano di mantenere identità e bevibilità senza eccessive sovrastrutture stilistiche.

Molto interessante anche il lavoro di PietraPinta, azienda che ha presentato una proposta ampia e articolata, capace di alternare territorialità e sperimentazione.
Dal Rasale – Nero Buono, al Luma – Viognier, fino ai rosati e alle bollicine, emerge chiaramente la volontà di esplorare linguaggi produttivi differenti. Ma mantenendo comunque una connessione forte con il territorio laziale.

Le bollicine
Particolarmente interessante lo spumante Costa Vecchia, caratterizzato anche dalla presenza di una percentuale di Falanghina, scelta non così comune nel panorama regionale. La falanghina apporta maggiore freschezza, tensione aromatica e dinamismo alla bollicina.
Una scelta che dimostra come alcune aziende del territorio stiano cercando nuove strade espressive senza limitarsi alle interpretazioni più tradizionali.

Sempre sul fronte delle bollicine territoriali, Mio Nié- Spumante Brut Metodo Charmat da uve Cesanese delle cantine Schiavella. Tra gli assaggi che mi hanno più incuriosito.
Una proposta interessante proprio perché utilizza un vitigno normalmente associato ai rossi in una versione completamente diversa, più fresca, immediata e contemporanea.
Così come la Passerina Brut Metodo Charmat Domus Vitae Romanae che ha mostrato un approccio improntato sulla freschezza e sulla bevibilità. Confermando quanto il mondo delle bollicine territoriali stia crescendo anche nel Centro Italia.

Tra le realtà presenti anche Jacobini, storica famiglia di viticoltori dal 1680, che ha scelto di focalizzare la propria proposta sul Procanico. Con tre diverse annate in una sorta di mini-verticale.
Una scelta interessante perché punta su un vitigno spesso meno raccontato ma profondamente legato alla tradizione enologica del territorio. Dimostrando come anche varietà considerate più ‘silenziose’ possano oggi ritrovare spazio e identità attraverso una comunicazione più moderna.
I rosati

Molto presente anche il tema dei rosati, sempre più protagonisti del vino contemporaneo e di un linguaggio più immediato e accessibile.
Le etichette di Quota Rosa hanno proposto differenti interpretazioni del rosato laziale, tra versioni ferme e frizzanti. Mostrando una tipologia che oggi cerca di ritagliarsi uno spazio sempre più importante anche nel panorama regionale.

Interessante anche il Syrah Rosé di Amor Vitae, vino che unisce bevibilità, immediatezza e una comunicazione visiva contemporanea.
Un segnale evidente di come molte aziende stiano cercando di avvicinare nuovi consumatori senza rinunciare alla qualità del prodotto e all’identità territoriale.

Tra gli assaggi presenti anche il Cesanese Ca’ Partigiano di Tommaso Spaziani e il Syrah Sculca. Esempi di una produzione che continua a lavorare sulla valorizzazione del territorio attraverso interpretazioni personali ma coerenti.
Oltre il vino
Non solo vino, ma anche prodotti strettamente legati al territorio come l’Olio di Roma IGP de La Rosciola. A dimostrazione di una manifestazione che cerca sempre più di ampliare il racconto del gusto oltre il solo calice.
Spazio anche al mondo della mixology e dei liquori artigianali di Qual’Italy, con proposte come il liquore ai fiori di sambuco ‘Ainé’ e il ‘B Bitter’ al bergamotto e peperoncino. Segnale di un comparto sempre più aperto alla contaminazione tra vino, spirits e nuove forme di consumo.
Uno degli aspetti più interessanti emersi da VinoXRoma 2026 è probabilmente questo: la volontà delle aziende laziali di costruire un’identità contemporanea senza inseguire modelli standardizzati.
Bollicine da vitigni territoriali, rosati sempre più curati, recupero di varietà storiche come Bellone, Malvasia Puntinata, Nero Buono, Cesanese e Procanico. Ma anche una crescente attenzione alla comunicazione e all’immediatezza del racconto.
VinoXRoma 2026 si conferma una manifestazione capace di attirare attenzione e partecipazione, mostrando un Lazio del vino sempre più dinamico e contemporaneo. Desideroso di raccontarsi attraverso identità territoriali, sperimentazione e nuove forme di comunicazione del vino.



