Viviamo di progetti
Lo so sono sparito da un po’, scusate, ma la vita a volte chiama e ci sentiamo in obbligo di rispondere.
Sono stati mesi complicati, ma istruttivi; ed oggi vorrei esporvi alcuni ragionamenti che mi hanno “tormentato” in questo periodo.
Non entrerò nei dettagli di dove fossi, ma vi spiegherò cosa facevo, il dove non conta, il cosa ed il come sono la discriminante.
Mi sono messo in gioco ho iniziato ad intraprendere un percorso che mi porterà ad un cambio di vita, dalla sala alla scrivania, passando per l’organizzazione e la pianificazione, almeno questo è quello che mi sono ripetuto per mesi, testardo ed incurante, convinto che ci sarei riuscito, disilluso perché i sogni non si possono condividere, soprattutto con alcuni ristoratori.
A settembre lascio il lavoro per prendere in mano come consulente un locale che cercava di rimodernarsi, che aveva capito di aver sbagliato target e format, ma che non era pronto a costruire davvero.

Si vive di progetti,
questo è il mantra di chi vuole con il minimo sforzo ottenere la massima resa, per il bene del progetto tutto è lecito, perché diciamocelo anche a noi addetti ai lavori piace spendersi per un obiettivo a volte impossibile.
È da qui che parte la mia disamina, davvero è il progetto l’unica cosa che ci fa prendere seriamente in considerazione una proposta lavorativa?
È davvero la sfida di poter raggiungere quello stipendio, quell’ obiettivo, quello stile di vita che ci fa alzare dal letto la mattina?
Purtroppo sì.
Siamo mostri d’adrenalina,
amiamo il rischio, ricerchiamo le difficoltà, per dimostrare che noi siamo meglio, siamo più forti, siamo più preparati; e nel frattempo la vita ci passa tra le mani, sempre reperibili per il lavoro e mai per gli affetti, sempre disposti a fare un’ ora o un giorno in più e mai a prenderci il tempo che ci spetta.
Tutto per il progetto, per quel sogno di poter avere una vita migliore, del tempo per noi, dei soldi in più per le nostre famiglie; ma spesso stiamo solo correndo per diventare i più ricchi del cimitero.
Lo so che non sono nessuno per parlare di questo, ci sono professionisti più affermati e più preparati di me che snocciolano problemi e soluzioni, ma se parlano solo loro non verremo mai ascoltati.
Non più progetti (campati per aria),
ma pianificazioni e relazioni lavorative basate sui fatti, da entrambi i lati si intende, smettiamo di svenderci o sovraprezzarci, sappiamo benissimo quanto valiamo ed è solo la sincerità che ci permetterà di ottenere quello che davvero meritiamo e quello che davvero possiamo dare alle aziende per cui lavoriamo.
Non scendere a compromessi non vuol dire non accettare richieste aziendali, vuol dire non mettere in gioco la propria vita e la propria salute per gli altri.
Siate chiari sulle richieste e sulle vostre abilità da lì parte tutto.
Ho capito che la mia famiglia è più importante del mio lavoro e questo non mi permette di esprimere al massimo le mie capacità perché se vogliamo diventare Bartolini dobbiamo investire più del tempo che abbiamo e a volte questa cosa non fa per noi, anche se ne siamo capaci.
Ho capito che dire sempre di sì a tutte le richieste non è possibile, che essere reperibile H24 non è possibile, che prendersi in carico tutto non è possibile, almeno per me.
E quindi che fare?
Fate della vostra passione il vostro lavoro, ma fate in modo che rimanga una passione e non un’imposizione personale, divertitevi ad aprire bottiglie, a miscelare cocktail, ad inventare piatti, a pianificare spese; ma quando questo vi pesa prendetevi una pausa e pensate a voi stessi.
E così ho fatto un passo indietro consapevole che anche l’asino dopo la terza testata cambia strada e spesso è quella giusta.
PS: ho bevuto qualcosina di nuovo in questo periodo, tra un po’ Ve ne parlerò.
Cos’altro dire…
#lanostravitaèincredibile


