XII Edizione “Nebbiolo Nel Cuore”
Edizione di grande successo, per pubblico e aziende proposte. Una soluzione che mette insieme convivialità e tecnica, grazie anche alle masterclass organizzate che danno modo di approfondire il vino sotto tutti i suoi aspetti.

Per l’edizione 2026 una location nuova, Westin Excelsior Palace di Roma, grazie a Marco Cum e lo staff di Riserva Grande che hanno lavorato per ampliare sempre di più l’offerta agli appassionati e alle aziende espositrici.
Un’edizione ancor più ricca quest’anno perché il Nebbiolo è stato raccontato in tante vesti e non solo in quelle che tanti conoscono, spaziando tra Roero, Barbaresco e Barolo, Gattinara e Ghemme, Boca e Lessona, Bramaterra e Fara, Sizzano e Valli Ossolane, Colline Novaresi e Coste della Sesia, Valle D’Aosta e Valtellina, Monferrato, Carema e Canavese e andando a diversificare gli assaggi.
Evento dedicato a un nobile vitigno, autoctono piemontese e che regala qualche clone anche in Sardegna. Normalmente vinificato in rosso, è uno tra i vini più esemplari in Italia, qualche azienda lo spumantizza e alcuni lo utilizzano in bianco. Ma la sua massima espressività è in rosso, capace di invecchiare o di essere bevuto senza attendere troppo.

La grande sala era affollata nei due giorni dedicati, Marco Cum, patron di Riserva Grande e organizzatore della manifestazione, ha espresso piena soddisfazione per l’esito dell’iniziativa: “Siamo entusiasti della risposta del pubblico e della qualità dei visitatori che hanno affollato i banchi d’assaggio. Il sold out di tutte le masterclass realizzate è il segno tangibile del profondo interesse che gli appassionati della Capitale nutrono per il nobile vitigno Nebbiolo e per la cultura del vino di eccellenza. Roma si conferma un palcoscenico ideale per celebrare questa varietà in tutte le sue declinazioni territoriali.”
Azienda Agricola Castaldi Francesca

Tra gli assaggi Azienda Agricola Castaldi Francesca, sulle colline dell’Alto Piemonte a Briona, una delle poche aziende che produce Fara Doc, da uve che beneficiano delle correnti provenienti dal Monte Rosa. Si tratta qui di Nebbiolo (70%) e Vespolina, e Fara è una denominazione tra le più antiche, riconosciuta nel 1969, e da disciplinare comprende anche Uva Rara. I vini sono eleganti e longevi, con tannini accattivanti e sentori molto decisi. Il Bigin Colline Novaresi 2024 da uve Nebbiolo è un vino sorprendente con grande potenziale di invecchiamento. Nelle vecchie annate è elegante, fresco e ricco di note floreali. Lo sfondo minerale e le spezie sono la linea portante di questo vino.

Valceresé da Uva Rara, Colline Novaresi, 2024
Spesso confusa con la Bonarda, è un vitigno frequente in Piemonte e Lombardia, dona al vino caratteristiche fruttate. Questo assaggio ci colpisce per la freschezza e l’immediatezza.
Sulle colline di Briona dominate dall’imponente Rocca Sforzesca, la coltivazione della vite ha trovato da sempre un territorio ideale, antiche testimonianze scritte, intorno al 1100, documentano l’esistenza proprio qui della Caneva di San Gaudenzio, cioè delle cantine che servivano il vescovado di Novara, nelle stesse corti dove ora si trova la cantina. Con la storia del paese, del suo castello e delle sue splendide chiese si intreccia la storia della famiglia, i Castaldi, che attraversando le colline di Barengo giungono da Cavaglio d’Agogna verso la fine del ‘700, e da allora sulle colline di questo piccolo comune hanno coltivato con passione la vigna.
Il nonno Pierino ha sempre sperimentato e innovato, appassionato di meccanica non avendo grandi mezzi economici non si è lasciato certo fermare dalle difficoltà, e alla fine della Seconda guerra mondiale, recuperando pezzi meccanici di mezzi diversi si è costruito il suo primo trattore, che ha chiamato “Figlio di nessuno”. Hanno sempre creduto nel territorio e nella qualità, in cantina ci sono ancora delle bottiglie di Fara 1969, anno primo della storia di questa denominazione.
Gerlotto Vini

Tra i Barolo assaggiati, Sorano 2016 di Gerlotto ci ha rapito. Un vino ampio, complesso, dai fiori scuri al goudron, in bocca è austero ma mantiene ancora una nota nevrile minerale e di ottima freschezza. Un vino aristocratico e indimenticabile. L’affinamento avviene in botti di rovere di Slavonia.
Sempre di Gerlotto, Barbera d’Alba Superiore 2023, Il rosso è rubino classico e brillante. Affinato in botti di rovere per ammorbidirne i contorni. Una Barbera fresca e immediata, adatta a giovani palati. Vino pronto e bevibile subito. L’azienda agricola Gerlotto nasce in frazione Valle Talloria di Diano d’Alba. Al principio del ventesimo secolo, il nonno Bartolomeo decise di aggiungere alla tradizionale attività dell’allevamento bovino la coltivazione dei primi vigneti di proprietà. Fu invece il padre dell’attuale generazione, Mario Gerlotto, a ridefinire l’oggetto sociale dell’attività, ampliando sensibilmente l’estensione dei terreni vitati di proprietà. Al principio del nuovo millennio, la decisione di edificare gli attuali locali per la vinificazione e l’invecchiamento dei vini, destinando una parte sempre più crescente della produzione di uve e di vino all’imbottigliamento in azienda e perseguendo la strada della personalizzazione del prodotto e del suo costante miglioramento qualitativo.
Tenuta Castello di Razzano

Tra gli altri, Barbera d’Asti Superiore Docg 2021, Eugenea. I sentori sono quelli attesi, frutta matura, sottobosco, vino materico, masticabile. Vaniglia e spezie sul finale ma senza rinunciare alla freschezza. La famiglia Olearo entra nel mondo del vino nel 1927, quando Ernesto Olearo insieme alla moglie Clementina Razzano, costruiscono la prima cantina di piccole dimensioni presso l‘attuale Tenuta Cà di Corte, all’epoca Casa Vinicola Olearo, con alcuni ettari di vigneto, dando inizio alla produzione e commercializzazione di vini. L
’azienda si sviluppa a partire dagli anni ‘40 grazie alla spiccata capacità imprenditoriale del figlio Eugenio Olearo, soprannominato “Genio”, nonno dell’attuale generazione, il quale sviluppò l’attività di distribuzione instaurando numerose relazioni commerciali tra Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta e Lombardia. La grande svolta arrivò negli anni ’80 con l’entrata in azienda di Augusto Olearo, figlio di Eugenio, il quale, a seguito degli studi di enologia presso la scuola di Alba, stravolge la filosofia dell’azienda, fino a quell’epoca basata sulla commercializzazione di grandi quantità di vino, impiantando numerosi ettari di vigneto volti ad una produzione di qualità.
I figli di Augusto, Riccardo e Federico, entrano in azienda nel 2006 spinti dalla passione per la storica attività di famiglia. Entrambi hanno assorbito la determinazione, l’audacia, lo spirito imprenditoriale e il coraggio delle generazioni passate e guardano insieme verso il futuro dell’azienda.
Cantina La Smeralda

Tra le piccole realtà ricordiamo Cantina La Smeralda, base di partenza. la famiglia: l’unica cosa che non si sceglie, ed è andata meglio così. Cantina la Smeralda nasce dalla volontà di riscoprire un territorio fortemente vocato alla viticoltura: l’Alto Piemonte. Le redini dell’azienda sono in mano a Eleonora, quotidianamente entusiasta della natura e dei suoi frutti. Si occupa integralmente della produzione, dal campo alla bottiglia, seguendo i ritmi che la natura impone e accompagnando le uve per mano in bottiglia.
Luigi, fratello di Eleonora, la aiuta a comprendere al meglio tutto ciò che ruota intorno alla vita in campagna e di cantina. La sua esperienza da Sommelier AIS aiuta nel raggiungimento del risultato in bottiglia. Infine, ma non per valore, troviamo Walter. È grazie a lui e alla sua passione per il vino e la terra che Luigi e Eleonora hanno potuto intraprendere l’attività. Basi solide e sperimentazione contornano il quotidiano, rendendolo ogni giorno più stimolante.
Colline Novaresi Doc Bianco 2024
Assaggiamo Colline Novaresi Doc Bianco 2024, punto di forza la delicatezza, ricco di note floreali ed erbacee. Colline Novaresi Uva Rara, 2024, all’apparenza rustica, in realtà gentile e delicata. Il grappolo è spargolo e l’uva regala sentori delicati di frutta fresca, sorso poco tannico, vino pronto da bere subito.
Photo Credit: ringraziamo le aziende e Riserva Grande per le foto


