Zafferano di Navelli, raccolta da record mediatico sull’altopiano aquilano
- “Un premio che conferma la solidità di una filiera paziente e lungimirante, prova che il nostro impegno quotidiano porta risultati tangibili”, dichiara Massimiliano D’Innocenzo, presidente del Consorzio.
- Da metà ottobre a fine novembre, i campi hanno ospitato raccolte mattutine seguite da sfioratura – l’arte di separare i tre stimmi rossi dal fiore – ed essiccazione su setacci sopra brace di quercia o mandorlo.
Si è appena conclusa la raccolta annuale dello zafferano sull’altopiano di Navelli (L’Aquila), rito antico che negli ultimi anni si è trasformato in evento collettivo, iniziato all’alba quando i fiori viola del Crocus sativus sono ancora chiusi per preservare intatte le preziose qualità degli stimmi.
Bilancio più che soddisfacente per l’edizione 2025, che va oltre la produzione per puntare dritto sull’attenzione mediatica con servizi dedicati sono andati in onda su Geo ed Elisir di Rai Tre, nel Tg1 Rai e persino sulla tv pubblica tedesca ZDF.
Tutti focalizzati sul lavoro della Cooperativa produttori ‘Altopiano di Navelli’ e del Consorzio Tutela Zafferano dell’Aquila Dop, realtà attive da oltre mezzo secolo.
“Un premio che conferma la solidità di una filiera paziente e lungimirante, prova che il nostro impegno quotidiano porta risultati tangibili”, dichiara Massimiliano D’Innocenzo, presidente del Consorzio.

“Lo zafferano Dop si posiziona ormai con forza sul mercato, ma un’eccellenza si misura anche dalla sua eco mediatica”.
“Questa visibilità nazionale ci riempie d’orgoglio, premiando la passione di tutti i produttori in questo lavoro tanto faticoso. Tuttavia, la valorizzazione non può fermarsi alla raccolta ma deve durare tutto l’anno per esaltare la nostra cultura e tradizione.”
Se la stagione ha registrato un calo del 20% nella resa per la siccità (dato ritenuto normale, senza impatti sul prezzo stabile della spezia), cresce l’appeal grazie alle esperienze sul campo promosse dal Consorzio con la cooperativa Oro Rosso, supportata dalla Fondazione Carispaq.
Da metà ottobre a fine novembre, i campi hanno ospitato raccolte mattutine seguite da sfioratura – l’arte di separare i tre stimmi rossi dal fiore – ed essiccazione su setacci sopra brace di quercia o mandorlo.
Non sono mancate visite per scuole del Centro Italia, con studenti immersi nel processo manuale unico, e trekking panoramici ai piedi del Gran Sasso.

Tra gli eventi clou spicca la ‘Seconda giornata di studi sullo zafferano dell’Aquila Dop’, che ha raccolto esperti da tutta Italia.
“Un’occasione vitale per il territorio, che rafforza i legami con l’università e condivide ricerche su analisi chimiche, usi medici e agricoli, fornendo spesso il nostro prodotto per gli studi. Questi incontri tessono reti di sapere e relazioni, favorendo scambi di dati non sempre pubblicati”, chiosa D’Innocenzo.
Così la raccolta dello zafferano Dop aquilano, grazie a produttori e associazioni, si fa crocevia di radicamento territoriale, ricerca scientifica, eredità contadina e turismo esperienziale, calamitando i fari nazionali su un’eccellenza italiana.
** articolo a cura della Redazione di Virtù Quotidiane che qui ringraziamo


