ZERO ALCOL NEL BICCHIERE

DR. Fischer Hofstatter Riesling Sparkling

ZERO ALCOL NEL BICCHIERE

Dopo l’incremento sulle vendite durante e post covid il mercato del vino ha subito un arresto, complici le leggi e gli avvisi sulle etichette sui rischi per la salute che correrebbe il consumatore. In questo quadro il vino alcohol free dovrebbe essere favorito ma invece almeno in Italia ancora non decolla.

Ignorare questo comparto è però un errore perché il vino senza alcol potrebbe essere il primo passo per avvicinare i più giovani al vino.

In Spagna, Germania, Nord-Est Europa, Francia si trova molto facilmente sugli stessi scaffali vicino agli altri vini. E soprattutto il vino dealcolato non solo si vende ma si consuma.

Il mercato globale del vino alcohol free è destinato a crescere e si stima un consumo e una spesa più che raddoppiata entro il 2031. I mercati trainanti sono Stati Uniti, Canada, Australia e India.

Una vera e propria opportunità di business dei prossimi dieci anni che apre verso nuovi mercati e segmenti di consumo che consente di affrontare anche temi legati alla salute e alla diversificazione della produzione.

In Italia la diffidenza è tanta e alcuni non vogliono nemmeno che si chiami vino eppure per produrre un vino dealcolato si parte dalla fermentazione alcolica e non da un succo d’uva.

I processi per privare il vino dell’alcol sono diversi: l’evaporazione sottovuoto, l’osmosi inversa e la distillazione che possono essere usati singolarmente o in combinazione.

Togliere l’alcol rappresenta un vero e proprio impoverimento in quanto l’alcol è l’elemento che veicola i profumi e gli aromi, che dona morbidezza e complessità al vino. La sua assenza altera il gusto rendendo il vino meno persistente e più dolciastro, accentuando le durezze come tannino e acidità.

Dealcolati vengono meglio per questo motivo i vini bianchi.

i vini dealcolati
i vini dealcolati

Le uve migliori per produrlo sono quelle aromatiche come Riesling, Gewürztraminer, Moscato capaci di resistere meglio al processo di dealcolazione e reintegrare parte degli aromi volatili estratti.

Se birre e distillati dealcolati ricalcano il gusto originale col vino questo non succede.

Tra i principali produttori italiani che si cimentano con il vino dealcolato c’è Hofstatter. Il Riesling Spumante “Zero” di Dr. Fischer è un vino dealcolato di alta qualità.

Zero Riesling Sparkling Dr. Fischer Hofstatter
Zero Riesling Sparkling Dr. Fischer Hofstatter

Le uve preservano i loro profumi floreali e fruttati grazie ad un processo produttivo sofisticato in cui la dealcolazione è una rimozione fisica e non chimica dell’alcol che avviene sfruttando una pressione atmosferica ridotta che favorisce l’evaporazione dell’etanolo ad un massimo di 30°C  non alterando i profumi e il gusto del vino.

Questa bollicina analcolica regala sensazioni fruttate di mela e agrume giallo e delicati accenni minerali, dal gusto morbido e fresco.

Zero alcol nel bicchiere non sarà il futuro del vino ma non credo si tratti di una moda passeggera, non cancella la tradizione casomai la affianca.

Il vino dealcolato va visto come un viatico per introdurre ad un consumo più consapevole ma anche offrire una possibilità commerciale in più.  Inoltre garantisce a tutti un brindisi soprattutto a chi per motivi religiosi o di salute non si è mai avvicinato al vino.

Un’importante opportunità di crescita va poi ricercata nel mondo mixology. Basti pensare ai numerosi cocktails a base di vino, per cui i dealcolati saranno necessari per realizzare le versioni no alcol.

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Marina Betto romana appassionata del buon bere è Sommelier AIS professionista dal 2000, con riconoscimento regionale del Lazio. Ha collaborato con la rivista botanica Hortus, Bibenda on line, Vini e Terroir, Vino Way ora collaboratrice fissa di Luciano Pignataro Wine&Food Blog. Docente presso Federazione Italiana Sommelier dal 2016 al 2017. Speaker radiofonica per Radio Godot ha una rubrica fissa di enogastronomia nell’ambito della trasmissione Foodie in Town dal 2016.
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