Zero waste: ridiamo valore agli scarti alimentari

dado vegetale (Foto: Francesca Luise)

Zero waste: ridiamo valore agli scarti alimentari

Se è l’etica a ispirare un’alimentazione, totalmente o in parte vegetale, credo che i principi che orientano non possono esimersi dal confronto con uno dei grossi temi di cui si è dibattuto negli ultimi anni: l’abbattimento degli sprechi alimentari.

Lo spreco alimentare è uno dei grandi paradossi del nostro tempo. Ogni giorno, nel mondo, si gettano enormi quantità di cibo ancora utile, mentre milioni di persone vivono in condizioni di insicurezza alimentare. Il problema non riguarda soltanto il cibo buttato nel bidone: dietro ogni alimento ci sono acqua, suolo, energia, lavoro agricolo, trasporto, imballaggi e tempo. Quando sprechiamo una verdura, un pane o un piatto cucinato, sprechiamo anche tutto ciò che è servito per produrlo.

Alcune risposte al problema.

Nel mondo stanno crescendo molte tendenze legate allo zero waste. Una delle più diffuse è la spesa sfusa, che riduce gli imballaggi e invita ad acquistare solo le quantità necessarie. Accanto a questa si afferma l’upcycling alimentare: pane raffermo trasformato in birra, bucce usate per snack e condimenti, fondi di caffè impiegati in coltivazioni o cosmetici, frutta e verdura “brutte” recuperate da mercati, ristoranti e progetti sociali. Anche le app antispreco, che vendono a prezzo ridotto le eccedenze di negozi, forni e ristoranti, stanno modificando le abitudini di consumo. Un’altra tendenza importante è quella delle cucine circolari. In questo modello ogni preparazione può generare la successiva: le foglie del sedano diventano pesto, i gambi finiscono in un brodo, il pane secco diventa pangrattato, le bucce edibili profumano oli, aceti e sali. È una cucina antica e modernissima insieme, perché pratiche culinarie delle generazioni passate e la unisce a una nuova consapevolezza ambientale.

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Tra le persone che hanno reso popolare questo tema c’è Bea Johnson, autrice di Zero Waste Home, che ha diffuso le cinque R: rifiutare ciò che non serve, ridurre, riutilizzare, riciclare e compostare. Lauren Singer, con il progetto Trash Is for Tossers, ha mostrato quanto possano essere potenti i gesti quotidiani, trasformando il rifiuto personale in un messaggio pubblico. Tristram Stuart, attivista e autore, ha contribuito a portare lo spreco alimentare nel dibattito internazionale. In Italia, Massimo Bottura e Lara Gilmore, con Food for Soul, hanno dato al recupero delle eccedenze una dimensione gastronomica e sociale: il cibo salvato diventa occasione di dignità, bellezza e inclusione.

Buone pratiche salva cibo.

Improntare la propria cucina alla riduzione degli sprechi è importante per almeno tre ragioni. La prima è ambientale: meno cibo buttato significa meno risorse consumate inutilmente e minori emissioni. La seconda è economica: pianificare i pasti, usare gli avanzi e conservare bene permette di alleggerire la spesa senza impoverire la tavola. La terza è culturale: cucinare senza sprechi educa al rispetto del cibo, della stagionalità e del lavoro di chi produce. In pratica, lo zero waste comincia da gesti molto semplici. Prima di fare la spesa si controllano frigorifero e dispensa.

Gli alimenti più vicini alla scadenza si mettono davanti. Le verdure si conservano nel modo corretto e si usano integralmente quando possibile. Le parti dure possono diventare brodo, le foglie tenere entrano in zuppe e salse, la frutta matura finisce in dolci, composte o frullati. Anche il freezer è un grande alleato: permette di salvare erbe aromatiche, pane, porzioni già cotte, brodi e preparazioni di base. Un punto essenziale è imparare a distinguere le indicazioni in etichetta. “Da consumarsi entro” riguarda la sicurezza dell’alimento; “da consumarsi preferibilmente entro” indica invece una data legata soprattutto alla qualità. Comprendere questa differenza evita di buttare prodotti ancora utilizzabili, purché ben conservati e valutati con attenzione.

Il dado vegetale

Il dado vegetale ottenuto da bucce, gambi, foglie ed erbe essiccate può essere un piccolo manifesto di cucina zero waste. Racconta una verità semplice: spesso ciò che chiamiamo scarto è ancora ricchissimo di sapore e profumo, l’importante è imparare a trattarlo per estrarne al meglio le proprietà organolettiche. La cucina senza sprechi nasce proprio da questo cambio di sguardo, imparare a comprare meglio, conservare con attenzione e usare gli ingredienti in tutti i loro aspetti.

Dado vegetale fatto in casa.

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Questa volta non ho una vera e propria ricetta da proporti, ma delle indicazioni generali. Il dado vegetale/o sale aromatizzato alle verdure si prepara raccogliendo ritagli puliti di carota, sedano (foglie e pezzi di gambo rovinati), parti verdi del porro, bucce di cipolla, gambi e barbe di finocchio, erbe aromatiche e bucce edibili non trattate (come la zucca per esempio). Una volta lavate, tagliale sottili e distribuiscile su un ripiano dell’essiccatore ed essiccatele per 24 ore a 40 °C. Se non disponi di un essiccatore puoi usare il forno. In questo caso, visto i tempi e costi ti suggerisco di impostare il forno a 100°C per poter seccare le verdure in un paio d’ore. Dopo l’essiccazione, trita finemente e mescolale al sale marino in proporzione 2 parti di verdura e 1 di sale. Il risultato è un insaporitore naturale, utile per minestre, patate, legumi, focacce e verdure al forno che potrai conservare in dispensa per un mese oppure in frigorifero anche per 6 mesi all’interno di un barattolo di vetro con tappo.

Fonti:

https://www.unep.org/resources/publication/food-waste-index-report-2024 ultima consultazione 30.04.2026

https://www.fao.org/policy-support/policy-themes/food-loss-and-food-waste/-Food-Loss-and-Food-Waste-Database/ ultima consultazione 29.04.2026

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https://www.ellenmacarthurfoundation.org/cities-and-a-circular-economy-for-food/overview/ ultima consultazione 30.04.2026

https://zerowastehome.com/ ultima consultazione 29.04.2026

https://foodforsoul.it/ ultima consultazione 30.04.2026

https://www.toogoodtogo.com/ ultima consultazione 28.04.2026

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Sono Francesca Luise, in arte Cookeneim. Ho un PhD in filosofia e nella vita ricerco, spadello, scrivo e fotografo—grandi passioni che, strada facendo, sono diventate la mia professione. Vivo a Venezia e la città lagunare non solo fa da sfondo, ma ispira e nutre i miei piatti. Nel 2021 ho aperto una IAD (impresa alimentare domestica). La mia cucina è vegetale per motivazioni etiche e di salvaguardia dell'ambiente, convinta che questo rappresenti un'opportunità per il futuro. Mi puoi leggere su www.francescaluise.it dove pubblico tutte le mie sperimentazioni in ambito gastronomico e ogni mese sulla rivista Terra Nuova, con cui collaboro dal 2000.
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