La petite Bretagne

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     Nell’anno 2015 nel quartiere di Fulham & Hammersmith, ovest di Londra, viene eletto come miglior locale di ristorazione “La petite Bretagne”.

     Un locale particolare, naturalmente francese come si evince dal nome che va a richiamare un po’ la Parigi della belle époque, arredato con legno sintetico, mattoncini e un arredamento rustico ma essenziale allo stesso tempo.

la petite bretagne

     La formula innovativa del locale, che basa il proprio menù solo ed esclusivamente con crépes dolci o salate che siano, i tavoli apparecchiati con tovaglie di carta a quadrettoni rossi e bianchi, colori forti ma mai troppo vivaci, spazi ottimizzati in cui in pochi metri quadrati entrano fino a 50 persone a sedere, e un team di francesi purosangue vestito come pittori del periodo post-impressionista, ha fatto sì che questo piccolo locale privato sia riuscito a battere la concorrenza di attività con molti più mezzi, tra cui l’americano Bill’s, l’inglese Léon, e tutta una serie di concorrenti spietati di matrice italiana e spagnola.

     Considerando che tutto questo, poi, sia avvenuto in uno dei quartieri più inglesi della città, dove allo stesso tempo i francesi stessi non sono i favoriti di turno, fa capire che il concept del locale è stato veramente innovativo e ammirevole.

Cosa offre La petit Bretagne?

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     Nel menù minimalista ci sono sempre e solo crepes, salate e dolci. Se non si ha voglia di crepes, è inutile entrare.

     Ognuna di queste è decorata in modo veramente originale. Se poi si predilige la variante dolce, allora tra pennellate di Nutella e crema di fragole, con frutta fresca tagliata e posizionata ad hoc, si riceve un’opera d’arte oltre che a un piatto, e qui vale veramente la pena fotografare.

     Da bere i classici caffè e hot chocolate di buona qualità ma niente di superbo.

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     Lo staff: meraviglioso sentire l’accento transalpino cadere su ogni sillaba inglese, si dà in questo modo quel tocco in più che da un amante del “tipico” come me è molto apprezzato. Naturalmente le battute di rito vengono dette in francese dallo stesso staff, quindi parole come “merci”, o “au revoir” sono d’obbligo.

     Prezzi molto alti, ma il gioco vale la candela, si ritorna per un po’ al passato, come nel film “Midnight in Paris” di Woody Allen in cui la “sindrome dell’epoca d’oro” comincia a fare effetto.

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Dopo aver completato un percorso formativo in Turismo per i Beni Culturali, inizio a studiare da autodidatta Economia e Finanza Internazionale. Sono sempre stato attirato verso la scoperta del nuovo e proprio questa mia passione mi ha fatto trasferire subito dopo la laurea in Inghilterra. Sono rimasto oltre tre anni a Londra e oggi per questioni lavorative vivo tra Manchester e Oslo. Appassionato anche di cibo e scrittura, ho potuto fondere le due cose iniziando a collaborare con "Di Testa & Di Gola". Essendo instancabile viaggiatore, il mio scopo è quello di apportare informazioni e curiosità riguardo le arti culinarie dei paesi esteri. Troppe volte ho sentito dire che le uniche cucine degne di nota sono quella italiana e francese. Senza rinnegare le mie origini, cerco di dimostrare che in luoghi impensabili esistono spesso sapori sconosciuti ai più e che meriterebbero maggior interesse. Inoltre mi impegno a diffondere un nuovo concetto sulla cucina italiana e cioè, non tutto si riduce a pasta e pizza, un luogo comune molto, a volte fin troppo, radicato; ma che abbiamo prodotti di ogni tipo degni di nota, con speciale focus circa la pasticceria napoletana e del sud in generale.