Le saline di Margherita di Savoia parleranno francese a nostra insaputa?

Saline

Giampietro Comolli su neewsfood.com riportava l’angosciante notizia di un’ennesima vendita di un vero patrimonio italiano del quale avevamo già parlato QUI.

Le saline di Margherita di Savoia sono le più grandi d’Europa e le seconde al mondo per estensione. Per anni chiuse e dismesse sono state un vero vanto italiano per almeno 2 secoli.

Nate su disegno del grandissimo architetto Vanvitelli furono modernizzate e rese all’avanguardia per i tempi negli anni trenta dello scorso secolo su progetto e realizzazione dell’Arch. Nervi. Poi verso gli anni ottanta del novecento l’oblio. Si vociferava che nei momenti di chiusura e zero vendita del sale andasse a 18 euro la camionata. Vale a dire 18 euro per 12 tonnellate circa.

Poi d’improvviso la salina è risorta. I pacchi di sale di Margherita di Savoia sono finiti per essere quelli dei “Monopoli di Stato” (giusto per capirci), ossia il classico pacco di sale che abbiamo sempre comprato al Supermercato e prima ancora i meno giovani al Sali e Tabacchi.

Mi sia permessa una piccola digressione su Margherita di Savoia per dire che è uno splendido borgo alle porte di Foggia che con le sue storiche saline occupa un’ampia porzione del tavoliere delle Puglie che degrada verso il mare. Qui le saline hanno contribuito a creare un ecosistema posto sotto la tutela del WWF per le molteplici specie di uccelli che vi vivono. Nelle stagioni estive è facilissimo trovarvi i fenicotteri rosa che vi stazionano in attesa della loro migrazione autunnale verso gli altopiani e il Salar de Uyuni della Bolivia.

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Detto ciò torniamo al focus di questo post.

Sarebbe di qualche tempo fa la notizia della messa all’asta del credito vantata da Monte dei Paschi di Siena sul bene di proprietà di Atisale S.p.A. e Salapia S.p.A.. Non vi sarebbe stata quindi nessuna vendita tra privati né, tantomeno, rinnovi delle ex concessioni governative ma solo un’asta di vendita di un credito bancario, da parte di una banca che vale la pena di ricordare salvata con intervento pubblico e quindi con i soldi della collettività.

Da qui in poi si susseguono voci di corridoio, a quanto pare dai toni dell’articolo ben corroborate da prove, che vedrebbero la società francese Salins S.p.A. (che esporta il proprio prodotto grazie all’assett intrasocietario con la Morton Salt inc. – leader mondiale del settore) preferita alla stessa Atisale S.p.A. che, oltre ad essere titolare della concessione sino al 2029 assieme alla SalapiaS.p.A., avrebbe offerto anche mezzo milione di euro in più restando però ignorata.

Questo quanto riportato dal sito newsfood.com e rimbalzato da molti altri siti locali.

Ciò che colpisce maggiormente al di là delle voci di corridoio che darebbero l’offerta a 5,4 milioni verso un capitale di 126,7 per l’azzeramento di un debito è l’assoluta mancanza di un tavolo di concertazione con il Comune di Margherita di Savoia, la Provincia di Foggia e il Governo.

Resta da capire attualmente quanto la circolazione della notizia abbia o possa ridurre i margini di negoziazione privata di MPS e aprire le porte a nuove trattative e operazioni per un’eccellenza italiana e un patrimonio locale del sud Italia.

Vale la pena di ricordare che prima della svendita dei nostri zuccherifici l’Italia era in grado di provvedere all’86% del fabbisogno nazionale. Oggi ne produce solo il 16% con una produzione di barbabietola da zucchero che copre un’area di 30.000 ettari contro gli oltre 300.000 del 1980.

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Di formazione classica sono approdato al cibo per testa e per gola sin dall’infanzia. Un giorno, poi, a diciannove anni è scattata una molla improvvisa e mi sono ritrovato sempre con maggior impegno a provare prodotti, ad approfondire argomenti e categorie merceologiche, a conoscere produttori e ristoratori.
Da questo mondo ho appreso molte cose ma più di ogni altra che esiste il cibo di qualità e il cibo spazzatura e che il secondo spesso si mistifica fin troppo bene nel primo.
Infinitamente curioso cerco sempre qualcosa che mi dia quell’emozione che il cibo dovrebbe dare ad ognuno di noi, quel concetto o idea che dovrebbe essere ben leggibile dietro ogni piatto, quella produzione ormai dimenticata o sconosciuta.
Quando ho immaginato questo sito non l’ho pensato per soddisfare un mio desiderio di visibilità ma per creare un contenitore di idee dove tutti coloro che avevano piacere di parteciparvi potessero apportare, secondo le proprie possibilità e conoscenze, un contributo alla conoscenza del cibo. Spero di esservi riuscito.
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