I sei (più due) migliori assaggi dal Franciacorta Festival a Napoli

Franciacorta vendemmia

Parliamo, credo, del Consorzio di Tutela più efficiente d’Italia; sicuramente quello con la comunicazione esterna più efficace, più attenta, quello che riesce a promuovere meglio il territorio e i suoi vini. Franciacorta, anche qui, basta la parola!

Dal 1990, anno di fondazione (con 29 produttori) in meno di 30 anni il Consorzio si è ampliato fino a 200 tra coltivatori, produttori (115 Cantine) e imbottigliatori, per un totale 2902 ettari della Docg e oltre 17 milioni di bottiglie vendute, con circa 2 milioni di bottiglie di export (dati 2017).

Tra le numerose e varie attività del Consorzio c’è il Festival itinerante Franciacorta: ogni anno un nutrito gruppo di produttori gira la nostra Penisola, in una sorta di evangelizzazione dei loro vini.

“Torniamo a Napoli dopo cinque anni, [allora il Festival fu a Castel dell‘Ovo, ndr] in una terra di eccellenze gastronomiche che ha tanto da condividere con Franciacorta tra cui la passione verso le cose genuine e di qualità” – dice Silvano Brescianini, Presidente del Consorzio Franciacorta. “Franciacorta è oggi forte del consenso che continua ad ottenere, ma sempre rivolta verso il futuro e desiderosa di migliorarsi. Uno degli aspetti su cui intendiamo continuare a lavorare è quello della tutela del territorio e della sostenibilità. Con 2/3 dei vigneti del territorio a conduzione biologica, la Franciacorta è una delle prime Denominazione a livello internazionale per quota di viticoltura bio e questa tendenza è in continuo aumento, di pari passo alla sensibilità dei produttori verso questo tema. Speriamo quindi che l’incontro con i tanti appassionati di Franciacorta a Napoli sia un’occasione per apprezzare appieno la qualità del nostro vino, non solo a livello organolettico, ma anche etico”.

Dunque un paio di settimane fa sono approdati a Palazzo Petrucci, accompagnati da una giornata non tipicamente maggiolina, ma che poi ha regalato un incantevole arcobaleno tra Pizzofalcone e Sorrento. E qui gli splendori paesaggistici, la mondanità, gli assaggi gourmet dalla cucina, e i calici di Franciacorta, si sono fusi in un complesso armonico e affascinante.

31 cantine e oltre 60 etichette erano presenti ai banchi d’assaggio, con una scelta completa sulle tipologie che mirava anche a sottolineare la versatilità dei Franciacorta, sia per gli abbinamenti gastronomici, sia per il mood con cui bere, sia per i gusti di ciascuno: la qualità generale è stata davvero buona, con molti picchi anche tra le cuvée base, sempre più curate e diventate una specie di cartina di tornasole della filosofia di ciascun produttore.

perlage

Girando per i banchi mi sono imbattuto in molte sorprese positive, anche di aziende dai nomi poco conosciuti, ma anche in un paio di assaggi di vini un po’ troppo legnosi e un po’ troppo dosati.

Passando, finalmente agli assaggi, li dividiamo per categorie.

Brut S.A.: davvero interessante Sempiterre di “I barisèi”, azienda dal cuore della denominazione, Erbusco. Cuvée al 90% di Chardonnay e 10 di Pinot Nero, ha un naso elegante, ricco di agrumi mediterranei con una spruzzata di fiori di campo. Dosato con perizia (6 grammi/litro) in bocca entra deciso e verticale, senza sbandamenti, e, anzi, si allarga energico.

Assoluto ex equo, e sempre da Erbusco (ma le sue vigne sono anche nei comuni confinanti), arriva “Uberti”, con il suo Francesco I Brut (75% Chardonnay, 15% Pinot Neroe 10% Pinot Bianco) che sosta oltre 30 mesi sui lieviti e poi, dopo la sboccatura, almeno altri 6: il risultato è scoppiettante come sempre, timido al naso ma estremamente piacevole all’assaggio. Entrambi i vini da **** e 1/2.

Barisei Sempiterre-SA

Dosaggio Zero S.A.: Uno di “Colline della Stella di Andrea Arici” è notevole. Asciuttissimo, ovviamente, una spruzzata di lime, ma al naso conserva, insieme alla crosta di pane, una interessante e decisa nota floreale. Il finale, poi, è assai minerale, quasi salino, per una sensazione di equilibrio molto dinamico. Sapidità e bilanciamento al gusto merito soprattutto del suolo, qui calcareo più che morenico. Rimarchevole poi che questo produttore, all’estremo nord della denominazione faccia solo Franciacorta non dosati. Insomma, un assaggio da *****

Colline della Stella

Satén millesimato: il 2013 di “Corte Aura” (di Adro) conquista **** e ½. Solo Chardonnay, da varie vigne; tiraggio (come da disciplinare) con meno zucchero per avere meno sovrappressione, circa quattro anni di contatto con i lieviti. Ma i dati numerici non dicono abbastanza della piacevolezza, della gradevolezza e, contemporaneamente, della linearità, del passo deciso e fermo di questo vino, sorprendente e soave.

Corteaura Satin

Brut Rosé millesimato: **** per il 2014 di “Le Marchesine”. 50 e 50 di Chardonnay e Pinot nero, per un vino piacevole di una tonalità rosa assai glamour. Profumi di piccola frutta rossa (quasi in gelatina) che sfumano in una fascinosa nota di rosa tea. Struttura interessante ed equilibrata.

Le Marchesine

Dosaggio Zero millesimato: Gualberto 2009 di “Ricci Curbastro” è davvero impressionante. Figlio di un blend che è per due terzi circa di Pinot Nero e per un 30/40% (a seconda delle annate) di Chardonay, ha una piccola parte che fermenta in legno, mentre il grosso lo fa in tini di acciaio. Dopo il tiraggio una lunghissima sosta sui lieviti (almeno 60 mesi di solito, ma qui sono di più) dona complessità ed eleganza: rimane appena percettibile il profumo di lievito, per poi lasciare il campo a tanta frutta gialla matura (anche melone), agrumi canditi, un vago accenno di fiori di magnolia, e poi frutta secca (mandorla) e, da ultimo, un piacevole finale iodato, quasi di spiaggia invernale. All’assaggio non delude: fresco e sapido, lungo, molto, ed equilibrato; la scelta di non dosarlo lo rende netto, piacevole, elegante ed estremamente coerente, specchio fedele del terroir e della annata calda e positiva. Un grande vino, un sontuoso omaggio ad uno dei pionieri della Franciacorta. *****

Ricci Curbastro_Gualberto-1

Cantina: “Santa Lucia” di Rovato, dal 2014 certificata biologica, è l’azienda con due vini davvero interessanti e splendidamente fatti. Il primo è un S.A. molto gradevole, di piacevoli profumi e di una ottima bevuta, fresca e nitida, scattante e con buona tenuta di strada; il secondo un Pas Dosé 2013 molto interessante, arrivato a una incollatura dal Gualberto, sfiorando i 5 *. Anche questo vino (profumato di pesca bianca e nocciola appena tostata) è piacevolmente intrigante e armonico, lungo e complesso. Figlio di un uvaggio al 70% di Chardonnay e 30 di Pinot nero, dopo quasi quattro anni sui lieviti viene sboccato senza aggiunta di zuccheri, preservando le qualità pure del vino e del suo paziente affinamento.

Santa Lucia

Alla fine dell’arcobaleno la pentola d’oro non sarà solo di Franciacorta, ma la kermesse permette di avere un’idea compiuta, uno spaccato interessante su una denominazione importante, uno sguardo complesso su di una serie di terroir che alternano omogeneità e differenziazioni, e la riprova di una grande macchina organizzativa in una location assai suggestiva, resa ancora più incantata dall’iride.

Arrivederci a presto, Festival Franciacorta.

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