Note Georgiane – primo capitolo

tbilisi

Articolo di Mariusz Kapczyński – Traduzione di Mario Crosta

Per comprendere il deciso interessamento attuale del nostro amico “Kapka” per i vini naturali, maturato in particolare durante le sue numerose visite in quella culla del vino che è la Georgia, basta leggere le sue annotazioni. Ricordo ancora la prima volta che lo vidi scrivere velocemente le sue note su un taccuino durante una degustazione di vini di Chateauneuf du Pape presentata dal sommelier polacco Piotr Kamecki circa 10 anni fa.

Gli ero a fianco, spiavo fra le parole ed è esattamente da quel momento che mi accorsi della straordinaria somiglianza delle sue opinioni con le mie, rara nel mondo del vino, dove spesso e volentieri si tende a fare i galletti nello stesso pollaio.

Soltanto una volta, durante quella degustazione, ho dovuto suggerirgli di annotare qualcosa, ma mi sorrise dicendo che aveva sospeso di farlo soltanto perché gli si era stancata la mano. Fu allora che Mariusz allungò lo sguardo sulle mie note, scritte in polacco perché le conversazioni avvenivano in questa lingua, e mi chiese se gliele davo da copiarle.

Era d’accordo anche lui al 100% con me, com’è capitato poi sempre più spesso. Non vi stupisca, dunque, che dopo 10 anni di amicizia io continui a preferire i suoi scritti a quelli degli “intoccabili” dal nasino un po’ troppo all’insù che non mancano neanche in Polonia. Le sue annotazioni sembrano fotografie, la realtà emerge con una forza superiore alle opinioni e mi ricordano i reportage di Mario Soldati in giro per l’Italia del vino agli albori della televisione.

Con lui mi sembra sempre di viaggiare anch’io, anche perché posso confermare che siamo sempre d’accordo, oggi come allora, sulle bottiglie che lui descrive sul posto della degustazione e le loro gemelle che io riesco a procurarmi in seguito tramite amici e importatori.

Vi lascio alla traduzione della prima parte delle annotazioni che ha scritto durante una delle prime visite che ha fatto in Georgia nel 2014, comparse nel suo sito Vinisfera.pl, con le foto dell’autore.

Note georgiane (1)

A proposito dei testi sull’enologia georgiana che vi sto per presentare vorrei prima di tutto mostrare la diversità tra i modi di vinificare in questo Paese. Infatti laggiù ci sono un sacco di progetti diversi, basati saldamente sia sui metodi tradizionali sia sulle moderne attrezzature, cofinanziate e rese dunque disponibili.

In Georgia le cantine vecchie e quelle nuove si mescolano più che altrove. Non c’è dubbio che qui ci sia ancora molto da fare e che siano le grandi cantine a tracciare i binari principali dell’attività enologica. D’altra parte, le tematiche più interessanti si nascondono spesso nella provincia profonda, veramente fuori dalle strade georgiane del vino.

Ho avuto l’opportunità di esplorare queste nicchie, questi luoghi poco descritti. Anche se stanno già iniziando lentamente a cambiare. Un numero sempre crescente di piccole cantine tradizionali cerca contatti e opportunità di vendita e i produttori viaggiano sempre di più per stabilire dei contatti. Sta avvenendo molto.

In linea con la tradizione

Lili Murtazshvili ha 72 anni e la sua piccola cantina si trova a Kvemo Alvani in Kachetia, a pochi chilometri dal Monastero di Alaverdi. Lili ha un figlio (un apicoltore che sta facendosi le ossa con il vino di miele) e tre figlie. La cantina, che si chiama Papa Zurabo, è un museo vivente del vino ed è stata costruita da suo padre che è morto 20 anni fa. I locali più antichi sono stati costruiti nel 1920 e alcune botti della cantina sono un po’ più giovani, ma soltanto di quattro anni.

Qui c’è davvero molto da ascoltare e da vedere. Questo posto è uno degli ultimi bastioni della tradizione, i proprietari ricevono anche dei sussidi straordinari per conservare il carattere tradizionale del luogo, la cantina, eccetera. Coltivano Mtswane, Kisi, Saperavi. Ufficialmente non imbottigliano i vini e le grappe, ma vendono tutto sul posto ai turisti, ai visitatori e ai consumatori locali.

Al culmine della stagione turistica, possono quotidianamente contare in linea di massima sulle visite (sono in grado di ricevere fino a 50 persone). Una visita guidata più un pasto costano circa 25 lari (quasi 12 €): vino, una forte grappa aromatizzata con miele ed erbe, insalate, khinkali (ndt: fagottini di pasta fresca, riempiti di carne macinata, in genere di montone, cumino e cipolla) e altri antipasti tradizionali.

Lili è maestra di tessitura con i metodi manuali tradizionali di tappeti e moquette (tutti i giorni è in grado di tesserne circa 15 cm), cuce anche guanti, pantofole e babbucce. Utilizza soltanto materiali naturali come le lane provenienti dalle montuose regioni della Tuscezia.

Lili mi ha assicurato che questo materiale eccezionale non garantisce soltanto confort e calore, ma possiede anche delle proprietà salutari. Lili cura quindi la tradizione e fa scuola alle prossime generazioni. Possiede una preziosa cultura tessile e la porta in giro per il mondo, partecipa a varie conferenze, organizza dei laboratori di apprendistato.

È molto impegnata, però è molto contenta di quello che sta facendo. Chi vuole toccare con mano la vera tradizione georgiana, il suo folklore, dovrebbe posare lo sguardo qui, perché è un punto turistico valido e importante.

Lili Murtazshvili

Lili Murtazshvili – Foto dell’autore – ©

La giovane generazione

Il nuovo progetto Vita Vinea (Teleda) è una cantina della Kachetia vicino a Telavi, nel villaggio di Shalauri. Non ha nulla da invidiare a tante nuove iniziative simili in Europa. È una piccola cantina di famiglia, ma ben attrezzata con edifici moderni e ben progettati (stanno completando anche una piccola casetta per gli ospiti che sarà presto utilizzabile).

La cantina è gestita da due fratelli: Temuri e Daviti Dakishvili, che è forse uno degli enologi più giovani della Georgia. Ho avuto l’impressione che qui tutto si mantenga negli standard enologici europei. In linea di principio, questo non dovrebbe essere sorprendente, perché Temuri è tornato da poco dalla Germania, dove si è laureato in Enologia presso l’Università di Heilbronn. In ogni caso non si può parlare di una fuga completa dalla tradizione.

Temuri produce vini con il metodo più tradizionale, nelle anfore di argilla, cioè nei kvevri. D’altra parte, durante la degustazione era difficile non avvertire appunto un taglio più “europeo”, in termini di tecnologia, in questi vini.

Vale la pena di ricordare che il padre dei due fratelli, Georgi Dakishvili, è noto come eccellente enologo e lavora nella cantina Schuchmann, appartenente a un tedesco. I fratelli Dakishvili gestiscono abilmente 2,5 ettari di vigne che si trovano a un’altezza di 700 metri sul livello del mare. La produzione si basa soltanto sui vitigni georgiani: i bianchi Rkatsiteli e Kisi e il rosso Saperavi.

Per ora il vino viene venduto soltanto sul mercato locale, ma c’è anche un interesse dall’estero. E i vini? Il Kisi 2011 (4+) è delicatamente equilibrato, mandorlato, attraente e aromatico. Ha un sapore molto interessante e non troppo pesante, con una leggera sensazione di fecce (non è filtrato). È equilibrato e leggermente piccante. Gustoso. Il finale è leggermente speziato, con un tocco di buccia secca d’arancia.

Lo Rkatsiteli 2011 (5-) mostra i toni della frutta essiccata (mele e pere), è maturo, pieno e piccante. Ci sono noci, noccioli di frutta e miele sullo sfondo. Un vino molto buono e di un certo stile.

Lo Rkatsiteli 2012 (4+) è più giovane e anche più secco, più speziato e di colore più scuro. Si può vedere che è relativamente “giovane”: ha bisogno di tempo per aprire le sue ali. Tuttavia è molto promettente.

Lo Rkatsiteli / Mtsvane 2011 (4+) esprime sentori di miele, frutta essiccata (albicocche, pere, mele cotogne), susina Mirabella fresca ed è amaricante e leggermente fruttato. Si può apprezzare la sua levigatezza. È buono e lungo. Con i vini rossi si può provare anche un sacco di piacere.

Il Saperavi 2012 (4) è denso, con aromi di ciliegia, spezie e noccioli di frutta. C’è un sacco di more, spezie ed erbe (assenzio). Un buon potenziale per il futuro.

Il Saperavi 2011 (4+), di un anno più vecchio, è più elegante e pulito, ben messo e di colore scuro. Aromi e sapori di tabacco, con una leggera austerità dei tannini. Nel finale mostra pepe, carne affumicata, olive nere, erbe aromatiche.

In generale questi vini hanno uno stile leggero, ma con una struttura marcata, leggibile e pulita. Si può vedere che Temuri ha del talento. In questa cantina l’espressione altrove un po’ logora della buona combinazione di tradizione e stile moderno, riprende colorito e diventa addirittura un fatto. Vale la pena ricordare che in Vita Vinea hanno anche introdotto, secondo una recente moda, la possibilità di vinificazione da parte degli ospiti che visitano la cantina, che possono essi stessi raccogliere e pigiare le uve e gli effetti di questo lavoro saranno loro recapitati in bottiglia dopo pochi mesi, via corriere.

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Foto dell’autore – ©

Temuri Dakishvili con la moglie Xatia

Temuri Dakishvili con la moglie Xatia – Foto dell’autore – ©

In arancione

Lagvini occupa un altro posto molto interessante tra le cantine della Kachetia. È difficile da trovare, perché questa cantina si nasconde nell’impervio, piccolo villaggio di Bakurtsikhe. Si potrebbe dire che è un progetto internazionale, poiché l’hanno fondata un francese e un georgiano.

Isabelle Legeron, che vanta il prestigioso titolo mondiale di Master of Wine, una volta dirigeva un programma dedicato al vino della stazione televisiva Travel Channel; la serie di “That crazy french woman in Georgia” è stato il motivo principale che l’ha portata qui. Incantata dei vini fatti nei kvevri, ha deciso di produrli lei stessa. Ha chiesto la collaborazione di un enologo illustre com’è Eko Glonti (non solo enologo, ma anche laureato in geologia). Entrambi si erano incontrati durante le riprese del programma e sono diventati amici.

Così hanno preparato le basi del nuovo progetto. Lagvini produce vini soltanto con metodi naturali: nei kvevri. La base è il vitigno bianco più importante. Lo Rkatsiteli. Anche l’eminente esperto di tematiche della produzione di vini tradizionali George Barisashvili (di cui parlerò ancora) ha dato una mano e dei buoni consigli. Si sta pianificando l’apertura di una casetta per gli ospiti e, per l’occasione, il sostegno enoturistico alle piccole cantine locali.

Le prime partite di vino Lagvini sono state prodotte con l’annata 2011 e consistevano in un migliaio di bottiglie circa; Isabelle le ha vendute ai prestigiosi ristoranti britannici stellati della guida Michelin. Rimasto a quel tempo in Georgia, Eko meditava sull’embargo russo contro i vini georgiani. Non lo temeva.

«So cos’è la terapia dello spavento», mi ha allegoricamente spiegato; «a volte può aiutare, ma bisogna sapere cosa fare in seguito, dopo lo shock».

Sono stato con Eko fino alle ore più piccole della notte e abbiamo discusso non soltanto di vino. Quello nei nostri calici era meraviglioso. Lo Tsolikauri 2012 (4+) è prestante, cerato, caramelloso, erbaceo-resinoso, vivace e pulito. Pieno di fruttato e di freschezza. Equilibrato e originale.

Il Krahuna 2012 (5-) è derivato da uve che crescono in un’altra regione, in Imerezia. Si è rivelato più delicato, più equilibrato, molto più tannico e con una migliore struttura, piccante, con sentori di crosta di pane. Stilisticamente forte.

In seguito siamo passati a qualcosa di eccezionale, il vino di un rarissimo vitigno rosso: l’Aladasturi 2011 (5) che è leggero, arioso, denso e sa di lampone (la macerazione nei kvevri è durata 45 giorni). È un vino finissimo, elegante e leggermente piccante. I numerosi campioni successivi di annate diverse del Saperavi mi hanno convinto che ho avuto proprio fortuna nel trovarmi fra alcune delle migliori versioni di questo vino, succose e senza pretese. Raccomando molto questo ceppo alla vostra attenzione.

Eko Glonti

Eko Glonti – Foto dell’autore – ©

In arancione

Il tempo è passato in un ottimo umore. Sono rimasto molto impressionato dai vini e dalla personalità del mio anfitrione. Con i vini abbiamo mangiato pane e formaggio suluguni. Uno degli aiutanti di Eko ogni tanto si alzava e, senza fretta, andava ad aprire altri kvevri per portarci altri campioni da valutare in successione.

Abbiamo confrontato, per esempio, vari Rkatsiteli derivati da uve coltivate a differenti altezze, che hanno dato effetti diversi in produzione; si è scoperto che le uve che crescono a 700 metri sul livello del mare davano risultati migliori di quelle che crescono più in basso, a 300 metri sul livello del mare.

Abbiamo bevuto anche il Lagvini Rkatsiteli 2011 (5-), di buona acidità, gustoso e vispo, speziato e amaricante, molto naturale nella sua semplicità, che sapeva un po’ di rosa canina appassita, di mela e albicocca aromatizzate con buccia d’arancia.

Un vino meravigliosamente arancione che nei calici fondeva la succulenza con i colori pastello e dipingeva generosamente il paesaggio del sole, al tramonto. Subito dopo il tramonto abbiamo cambiato i calici con le tradizionali ciotole georgiane di terracotta, le phiale.

Non so quanti vini abbiamo assaggiato in totale da Eko, ma so che ho mangiato molto, mi sono ubriacato, la testa mi si è riempita di nuove idee e il taccuino si è gonfiato di note. Guardando oggi quelle note vedo che, anche se non ho annotato tutti i campioni, di vini ce n’erano davvero un sacco. Di pagina in pagina le note si fanno via via sempre più scarse, sfocate, avare e, infine, appena leggibili. Questo significa che la visita è stata vana? No. È stata sicuramente una delle più stimolanti! Vorrei proprio ripetere questo straordinario incontro con Eko. Vorrei chiedergli di tutte quelle altre piccole cantine situate nei pressi della sua, che producono un vino semplice ed emozionante di cui nessuno, al di fuori dei residenti locali, non sa nulla. Credo che presto potrò visitare ancora questo posto.

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Foto dell’autore – ©

eko

Foto dell’autore – ©

La scala di giudizio

(6) eccezionale, un vero capolavoro

(5) ottimo, vino di gran classe

(4) buono, interessante

(3) onesto, dignitoso

(2) debole

(1) stare alla larga, vino con evidenti difetti

( – oppure + ) per togliere o aggiungere mezzo punto

 

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mariu

Sono giornalista e critico enologico, sono stato collaboratore di Wine Magazine, Wine Time, Alcohol Markets, Kitchen, USTA Magazine, Top Class, SpaEden, AllInclusive, Internet Radio Polacca, Enotime, Wirtualna Polska e altri. Come giurato, prendo regolarmente parte a vari concorsi enologici e polacchi (tra cui Vinitaly, Concours Mondial de Bruxelles, Vinoforum, Vinaria, Vinul.ro, Enoexpo, Orszagos Borverseny, Clean Vodka Tasting). Faccio anche parte dell’organizzazione internazionale di giornalisti e specialisti dell’industria dell’alcool – International Federation of Wine and Spirits Journalists and Writers. Nel 2015 “Magazyn Wino” mi ha assegnato il Grand Prix nella categoria “promozione della cultura del vino in Polonia”. Nel 2018, mi è stato assegnato il capitolo del premio Saint Martin per “l’eccezionale servizio nel campo della promozione del vino polacco”.

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