I roccoli di Pre Checo e note nei roccoli di Monteneras

roccolo di Spisso foto di Eugenio Novajra

Pur abitando in città, ho conosciuto da ragazza una parola rara e desueta come roccolo, luogo-oggetto-istituzione di cui era difficile avere notizia se non abitavi proprio nei pressi. Sono stata infatti fra le fortunate allieve che avevano pre Checo Placereani come insegnante di religione. All’epoca, eravamo ancora negli anni pre-terremoto – ahimè è un outing anagrafico, lo so – veniva in classe senza tonaca pretesca, ma con una giacca un po’ stazzonata. Ci parlava di molti argomenti dirompenti, fra cui ricordo una minuzia che dà il senso della persona. “Non penserete mica che Dio con tutto quello che ha da fare vi punisce perchè il venerdì mangiate una fetta di salame?” Già, allora il venerdì era ancora giorno obbligatorio di astinenza dalle carni. E poi c’era la sua passione per i roccoli e per andare a uccellare. Io, pronta alla difesa dei poveri uccellini, ero inorridita dal fatto che predisponessero delle reti per catturarli e cmq da allora non mi sono mai cibata di piccoli volatili; lui imperterrito continuava a spiegarci che andava fatto. E comunque quando parlava di roccoli si illuminava in volto. Ecco perchè condivido con piacere ed emozione queste righe sui roccoli di Montenars, parte integrante del paesaggio, da intendersi come prodotto storico della cultura e del lavoro dell’uomo sulla natura. 

La pratica delle uccellande, come vengono chiamati ora i roccoli, è -fortunatamente – vietata dal 1992. 

roccolo di Mangenal

Nel corso dell’estate in questi luoghi unici e speciali si svolgerà “Note nei roccoli”: la scenografiaper lo svolgimento dei concerti, spiegano gli organizzatori, è costituita dai fitti corridoi di carpini che danno forma alle architetture vegetali; all’esterno degli impianti arborei lo sguardo può allargarsi alla pianura puntando dritto al mare.

roccolo di Pre checo foto Eugenio Novajra

Il primo appuntamento, domenica 21 giugno 2020 scorso nel Roccolo di Pre Checo con uno spettacolo di musica e parole, intitolato “Un guanto per te”, interpretato dal gruppo “Parcè no?”. Successivamente si esibiranno il “Gruppo Folkloristico Val Resia” (26 luglio), il duo “Luisa Sello e Lucija Kovacevic” (23 agosto) e il “QuBa Libre Trio” (27 settembre). Musicisti e spettatori dovranno rispettare norme e distanze di sicurezza. Prenotate la vostra sedia al 3387187227.

Il roccolo. Il Roccolo di Pre Checo si raggiunge percorrendo a piedi per una decina di minuti la pista forestale che ha inizio dalla strada diretta a Tarcento, all’altezza del Roccolo del Postino. Appartenuto a don Francesco Placereani (1920-1986), presbitero, insegnante, oratore e traduttore in lingua friulana, nativo di Montenars, è costituito da un tondo e una passata che prende la forma di una bressana. A margine del roccolo l’Ecomuseo delle Acque del Gemonese ha provveduto a ricostruire un muro in pietra a secco grazie a un “cantiere del paesaggio” aperto al pubblico.

Muro a secco roccolo Pre Checo
Roccolo di Spisso a Montenars

Il FAI – Fondo Ambiente Italiano ha da poco promosso la decima edizione de “I Luoghi del Cuore”, il censimento dei luoghi italiani da non dimenticare. In più ha introdotto una classifica speciale, “Italia sopra i 600 metri”, relativa alle segnalazioni riguardanti i beni localizzati nelle aree montane, che custodiscono importanti patrimoni naturali e culturali. Il 15 dicembre 2020 è la data ultima per dare il proprio voto.

L’Ecomuseo delle acque del Gemonese invita a segnalare un “piccolo sistema paesaggistico e naturalistico” realizzato dal basso, ovvero dalla comunità di Montenars. Si tratta dei roccoli, antiche uccellande diffusissime un tempo su questo territorio sopra i 600 m, che alcuni proprietari continuano indefessi a potare e gestire come veri e propri giardini. Precisano i promotori “non si tratta di elogiare la pratica dell’aucupio ormai superata, semmai di riconoscere il fatto che il paesaggio di Montenars è stato costruito dai suoi abitanti, che l’hanno modellato e adattato alla necessità di colmare le carenze alimentari in una fase storica difficile”. 

Romanutti

Friulana di nascita, triestina di adozione. Quanto basta per conoscere da vicino la realtà di una regione dal nome doppio, Friuli e Venezia Giulia. Di un’età tale da poter considerare la cucina della memoria come la cucina concreta della sua infanzia, ma curiosa quanto basta per lasciarsi affascinare da tutte le nuove proposte gourmettare. Studi di
filosofia e di storia l’hanno spinta all’approfondimento e della divulgazione. Lettrice accanita quanto basta da scoprire nei libri la seduzione di piatti e ricette. Infine ha deciso di fare un giornale che racconti quello che a lei piacerebbe leggere. Così è nato q.b. Quanto basta, appunto.

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