Pomodoro Aradeo: l’aridocoltura per vincere la siccità

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Pomodoro Aradeo : l’aridocoltura per vincere la siccità. L’aridocoltura per combattere la siccità: questo il metodo adottato dalla società cooperativa agricola pugliese Karadrà che, grazie a questa tecnica, riesce a coltivare pomodori praticamente senza acqua. Non si tratta di una tecnica nuova ma del recupero di una pratica agronomica di tradizione antica, soprattutto negli ambienti di clima mediterraneo caldo-arido e caratterizzati da una limitata piovosità, dove le piogge, concentrate maggiormente nel periodo invernale, si alternavano lunghi periodi di siccità estiva, proprio nel momento di maggior bisogno per le piante.
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Pomodoro aradeo

Dalla pagina Facebook di Karadé

 

Karadrà utilizza questa tecnica da più di dieci anni, quando alcuni giovani pugliesi decidono di integrare l’agricoltura in un progetto più ampio di ricostruzione del tessuto non solo agricolo ma anche sociale e culturale della zona tra Aradeo e Cutrofiano, in Puglia, un tempo prospera per la coltivazione del tabacco. Con sede a Contrada Cafazza a Cutrofiano (Puglia), grazie al coinvolgimento dei proprietari dei terreni abbandonati della zona, Karadrà ha voluto ridare valore ai terreni in una regione in cui il consumo del suolo è tra i più alti d’Italia e non è semplice creare opportunità di lavoro in una zona dove i giovani non vedono prospettive.

Già impegnati da tempo sul territorio con attività culturali e di promozione sociale, i fondatori di Karadrà hanno deciso successivamente di impegnare il loro tempo lavorando anche nei campi, reinvestendo di volta in volta il ricavato a sostegno delle spese agricole e della formazione. Il sistema virtuoso così creato prevede la concessione d’uso di terreni incolti ed abbandonati, la loro bonifica e la messa a produzione. Tra le attività di Karadrà rientra anche la bonifica e il ripristino del Vecchio Fondo Cafazza, attraversato dal sistema di canali dell’Asso, unico sistema idrico naturale di tutta la regione, di fatto una zona “umida” da tutelare. Si tratta di una ricostruzione in ottica non solo agricola ma anche storica del territorio in questione. Nel frattempo è stata avviata anche una mappatura del territorio circostante con l’apertura di un archivio digitale e cartaceo per il censimento del patrimonio naturale e architettonico presente nell’area.

 

 

Aridocoltura e il pomodoro Aradeo. Alla base dell’aridocoltura c’è l’ottenimento di rese migliori senza ricorrere all’irrigazione: le tecniche adottate, ad esempio, aiutano ad aumentare il contenuto idrico presente nel terreno e renderlo disponibile per le piante, ma anche di contenere perdite inutili di acqua immagazzinata nel terreno e adottare colture e tecniche di coltivazione idonee per l’utilizzo efficiente delle risorse idriche limitate. A questo si aggiungono tecniche come la sarchiatura, che permette al terreno di respirare e alle piante di catturare l’umidità da sole senza bisogno di essere irrigate. Ecco quindi che Karadrà produce ortaggi, grani, legumi, fichi e fichi d’india e, soprattutto, il “pomodoro d’inverno”: una varietà completamente autoctona che è stata recuperata proprio dalla cooperativa, la quale l’ha battezzato “Pomodoro Aradeo”, di fatto una sottovarietà del pomodoro regina.

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Pensare che si stava perdendo traccia di questa varietà di pomodoro, non reperibile sul mercato, tanto che i primi semi per avviare la coltura sono stati donati alla cooperativa da alcuni anziani di Aradeo. Si trattava di pomodori casalinghi, piantati solo nei piccoli orti familiari e spesso poco curati. Nel tempo questi pomodori si sono adattati a condizioni di vita estreme. Sono quindi le sue caratteristiche a renderlo capace di resistere allo stress idrico e di fatto perfetto per una coltivazione senza bisogno di irrigazione: il suo apparato radicale, infatti, riesce a penetrare in profondità e a catturare l’umidità con più efficacia, sfruttando anche la brina notturna. Ma è la combinazione di più fattori a rendere il pomodoro d’inverno la cultivar di successo della cooperativa: infatti, a questa biodiversità locale si aggiunge un terreno argilloso che riesce a trattenere l’umidità, che viene così “donata” al pomodoro. Un pomodoro particolarmente resistente – come si legge anche in un’intervista dei fondatori al Gambero Rosso – , di colore che va dal giallo intenso all’aragosta, la buccia spessa e in grado di conservarsi anche per dieci mesi dopo la raccolta mantenendo i suoi valori nutritivi: da qui il nome comune di pomodoro “invernale”. Ogni anno la cooperativa riproduce i semi cercando di migliorarli nel sapore, nei valori nutrizionali e nel contenimento dell’impatto agricolo.

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