Agro Camera: nel 2022-2023 cala la produzione di grano e mais, cresce quella di orzo e riso

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La filiera cerealicola mondiale nel 2022-2023 avrà meno disponibilità di frumento tenero e mais, mentre aumenteranno le produzioni di orzo, riso e frumento duro. È quanto emerge dal rapporto “Romacereali”, dedicato al monitoraggio annuale del settore e condotto da Agro Camera in collaborazione con il centro Crea politiche e bioeconomia. La produzione di frumento per il nuovo anno si annuncia con una disponibilità inferiore dello 0,8 per cento rispetto alla campagna precedente, frutto di una significativa diminuzione delle superfici e della produzione (- 1,6 per cento), e a fronte di una previsione produttiva mondiale stimata a 769 milioni di tonnellate. Anche il mais sarà in diminuzione con un calo del 2,5 per cento, a causa della riduzione delle superfici coltivabili, soprattutto in Ucraina (-55,8 per cento).

In crescita invece è la produzione di orzo, con un +1,7 per cento rispetto alla campagna 2021-2022 e 148,6 milioni di tonnellate a livello mondiale. Anche frumento duro e riso segnano una ripresa, con una produzione attesa rispettivamente di 40,3 milioni di tonnellate e 514,6 milioni di tonnellate, quest’ultimo in aumento di 1,8 milioni di tonnellate rispetto all’anno precedente. L’indagine è stata presentata stamattina al Tempio di Vibia Sabina e Adriano, sede della Camera di commercio di Roma.

Grano, olio di palma, mais, olio di girasole e olio di soia rappresentano quasi il 90 per cento delle calorie importate attualmente e interessate dalle restrizioni alle esportazioni che riguardano al 35,9 il grano, al 55 per cento l’olio di palma, al 17,2 per cento il mais, al 78,2 per cento l’olio di girasole e al 5,8 per cento l’olio di soia. I paesi più colpiti risultano essere quelli dell’Asia centrale, come la Mongolia, e del Nord Africa, come l’Egitto e il Sudan per le importazioni di grano e mais da Russia e Ucraina mentre India, Pakistan e Bangladesh sono quelli che hanno risentito maggiormente delle restrizioni all’esportazione di oli vegetali.

Per l’Italia “finora la crisi non ha avuto effetti particolarmente gravi”, ha spiegato il direttore generale di Crea, Stefano Vaccari. “Da Russia e Ucraina importiamo meno del 3 per cento dei nostri cereali – ha spiegato Vaccari – quindi il problema non è italiano, né pensiamo che lo sarà nei prossimi anni. Il problema è più in generale per il cibo mondiale e per le nazioni che avevano tra i loro fornitori Russia e Ucraina e che acquistavano grano a basso prezzo e ora si trovano a dover ricorrere al mercato con prezzi raddoppiati”.

In Italia “possiamo migliorare le nostre performance produttive e possiamo lavorare nella ricerca ma non siamo disposti a tornare alla logica della produzione massiva agli Ogm”, ha spiegato il presidente di Agro Camera, David Granieri. Il nostro Paese inoltre può promuovere politiche di difesa del prodotto dalle speculazioni. “Purtroppo la realtà internazionale ci porta a un cambio di scenario: anche il grano e il mais, elementi di base dell’alimentazione di quasi tutto il mondo, sono oggi oggetto di speculazioni e guerra politica”, ha detto il presidente della Camera di commercio di Roma, Lorenzo Tagliavanti.

“Difenderlo, fare in modo che sia prodotto nel modo migliore e che tutti possano accedervi a un prezzo conveniente è uno dei grandi obiettivi delle politiche pubbliche”, ha concluso Tagliavanti. Tra i presenti anche l’assessora all’Agricoltura di Roma, Sabrina Alfonsi, che ha sottolineato l’importanza di non sottovalutare la tutela ambientale nelle politiche di salvaguardia alimentare e energetica.

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