Bevete il vulcano finchè è caldo! (parte terza)

Articolo di Wojciech Bosak su Vinisfera.pl

Eccovi un altro degli articoli dedicati da Vinisfera.pl ai vini di Somló, il paese sulle pendici del vulcano Nagysomló che domina la parte sud-orientale della Kisalföld, la Piccola Pianura Ungherese, a poco più di 50 chilometri a nord del lago Balaton, sulla storica statale E 66 tra Gleisdorf e Budapest. Qui si parla di altri due dei principali produttori fra quei 3.000 che si dividono gli 830 ettari di vigneto, nonché dei loro vini migliori che sono stati degustati sul posto da Wojciech Bosak, che ci era andato insieme con l’inseparabile amico “kapka”. Torno a raccomandarvi di prendere visione della mappa delle vigne e della fantastica, emozionante, galleria d’immagini di Mariusz Kapczyński, nella speranza d’invogliarvi ad andarci, anche se il luogo di cui si parla non è tra gli itinerari turistici dell’Ungheria. L’articolo però è del 2012, perciò i vini che allora sono stati descritti avrebbero già 9 anni in più e li ho allegati solo a carattere indicativo, quindi se andate in luogo a berli vi suggerirei piuttosto di farvi dare le annate recenti.

Il traduttore: Mario Crosta

Bevete il vulcano finché è caldo! (3)

Due produttori diversi. Imre Györgykovács è probabilmente l’unico degli attuali produttori attivi di Somló che possa vantare una così lunga tradizione enologica. Il suo bisnonno, Péter Deés, all’inizio del secolo scorso si occupava dei vigneti di Somló che appartenevano ai monaci Cistercensi di Zirc. Tutto l’opposto del giovane e intraprendente István Spiegelberg, che a fare il vino ha cominciato soltanto di recente, ottenendo però rapidamente plauso e riconoscimenti. È Wojciech Bosak ad analizzare il fenomeno di questi due produttori.

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Imre Györgykovács – ©

Györgykovács Kispincészet

Proprietario: Imre Györgykovács
Indirizzo postale: H-8400 Ajka, Verseny u. 9
Località della cantina: Somlóvásárhely, Somló-hegy
Telefono: +36.30.2323896, Tel/Fax: +36.88.200116
E-mail: gyorgykovacs.imre@gmail.com
Superficie dei vigneti: 0,9 ettari
Varietà coltivate: Furmint (38%), Hárslevelü (27%), Olaszrizling (22%), Tramini (13%).
Località dei vigneti:Produzione annua:Degustazione e vendita sul posto:Associato a:

Imre Györgykovács è attualmente annoverato tra i vignaioli più illustri dell’Ungheria ed è nominato con assi del calibro di István Szepsy, Huba Seremley, József Bock. Fa parte dell’associazione d’élite Pannon Bormíves Céh, che comprende una trentina dei migliori produttori ungheresi; i suoi vini sono stati serviti nei ricevimenti ufficiali durante la recente presidenza ungherese dell’Unione Europea. Per le sue realizzazioni enologiche il Presidente dell’Ungheria lo ha personalmente decorato della Croce di Cavaliere al Merito. È difficile credere che a tanto splendore sia giunto un vignaiolo che non ha neanche un ettaro di vigna e con una produzione che non supera qualche migliaio di bottiglie. È probabilmente l’unico degli attuali produttori attivi di Somló che possa vantare una così lunga tradizione enologica. Il suo bisnonno, Péter Deés, all’inizio del secolo scorso si occupava dei vigneti di Somló che appartenevano ai monaci Cistercensi di Zirc. Suo padre, Péter Györgykovács, ha lavorato per molti anni come maestro di enologia nelle cantine statali a Devecser, a un paio di chilometri, coltivando anche una propria vigna sulle pendici del vulcano Nagysomló, da cui produceva un vino per il consumo personale. Il giovane Imre si è diplomato alla scuola di giardinaggio, ma si è qualificato subito in elettronica e ha cominciato a lavorare presso il colosso Videoton di Székesfehérvár. È tornato alle tradizioni famigliari nel 1979, quando con la moglie Gyöngyi si sono comprati un terreno con un pezzo di vigna a Somló, in tutto un quarto di ettaro.
Negli anni successivi ci hanno costruito una casetta per l’estate con una piccola cantina dove anche i Györgykovács, come tutti i vicini, hanno cominciato a fare un vino per il consumo personale. Con il tempo hanno acquistato altri fazzoletti di terra, piantandoci la vite. Il nostro vignaiolo ricorda spesso che la passione per il vino gli è stata contagiata dal padre, che ai suoi tempi faceva uno dei migliori vini di Somló ed era fra i pochi a scandagliare i segreti dei locali terroirs. Per molto tempo, però, hanno trattato la produzione di vino come un’attività ricreativa del fine settimana. Soltanto nel 1993, quando la critica si è accorta dei suoi vini e questi hanno guadagnato un paio di medaglie d’oro ai concorsi ungheresi e internazionali, lui ha lasciato il lavoro alla Videoton e si è occupato professionalmente della vinificazione. Nonostante l’enorme successo e la domanda di cui godono i suoi vini, Györgykovács rimane ancora un piccolo vignaiolo nel vero senso della parola, tutta la sua produzione annuale ammonta oggi soltanto a 5-7.000 bottiglie e non ha nessuna intenzione di aumentarne il volume. Si può prendere quest’affezione per la piccola scala come una sorta di dichiarazione ideologica. Györgykovács è un perfezionista senza compromessi e gli piace ripetere che perfino i maggiori successi provengono da una somma di piccoli particolari. È per questo che il lavoro quotidiano in vigna e in cantina è praticamente fatto soltanto da lui e dalla moglie, che non vogliono affidare il benché minimo particolare a nessun eventuale dipendente.
Durante la vendemmia e la lavorazione dell’uva vengono aiutati dalla figlia Adrienn (che si è diplomata sommelier) e anche dalla mamma di Gyöngyi, nonostante l’età avanzata. Le vigne occupano appena 90 are in tutto sommando le minuscole parcelle sparpagliate in diverse parti delle pendici meridionali della montagna di Somló. Sono delle campagnette piantumate ad alta densità (in totale vi crescono 6.000 piante) e coltivate senz’alcuna meccanizzazione. Il più importante dei vitigni coltivati è il Furmint, che occupa un povero pezzo di terra rocciosa nel cru chiamato dűlő Taposókút, proprio sotto la rupe di basalto. Quando spiega il suo affetto per il Furmint, Györgykovács sottolinea spesso che è proprio da questo ceppo, tradizionalmente coltivato nella parte più alta del pendio, che da secoli si fa il più apprezzato dei vini di Somló. Fra gli altri vitigni coltivati ci sono Hárslevelü, Olaszrizling e Tramini. Il nostro vignaiolo non è convinto del tutto dallo Juhfark, che di recente è diventato molto di moda a Somló ed è trattato quasi come se fosse la carta da visita di questa regione. Ritiene che questo ceppo in pochi anni sia in grado di dare davvero dei vini interessanti, ma di solito i suoi vini sono, però, rustici e poco eleganti.
Memore degli ammonimenti del proprio padre scomparso (che rimane ancora per lui la massima autorità in materie enologiche nonché il suo vincolo con l’antica tradizione di Somló), non ha mai piantato Juhfark nelle sue vigne e soltanto nelle annate più fortunate ne acquista le uve dai vicini. Imre Györgykovács propugna una concezione enologica molto tradizionale e non interventista: dapprima ottenere le migliori uve possibili e poi perdere il meno possibile di questa qualità durante il processo di lavorazione e vinificazione. Già durante la maturazione in vigna avviene un’accurata selezione delle uve: ogni giorno si osserva grappolo per grappolo e si elimina letteralmente ogni acino guasto o danneggiato. Non pratica comunque la “vendemmia verde”. Di regola raccoglie le uve la mattina presto, con una temperatura relativamente fresca, per prevenirne l’ossidazione e conservarne la freschezza aromatica. Le uve diraspate vengono pigiate manualmente in tre torchi a cricco, una cosa molto laboriosa che permette però di trattare separatamente ogni piccola partita di uva e di controllare perfettamente tutto il processo. La fermentazione avviene su lieviti naturali in botti da 5-9 ettolitri, nelle quali (dopo la separazione dalle fecce) il vino maturerà.
I vini vengono imbottigliati di regola prima della successiva vendemmia, anche se alcuni restano in botte fino a 20 mesi. Poi maturano ancora un anno o due in bottiglia prima della vendita. Questi vini sono così puliti e freschi che sembrano fatti in serbatoi di acciaio inossidabile. A volte è difficile credere che l’intero processo della loro produzione avviene in botti di legno usate e che l’unico serbatoio della cantina (che è di plastica, comunque) viene usato solamente per la sedimentazione del mosto prima della fermentazione. Questo è il risultato sia dell’ottima qualità della materia prima sia della cura maniacale dell’igiene in cantina. Imre Györgykovács sottolinea l’influsso positivo della micro-ossidazione in botte sia sul processo di fermentazione sia sulla stabilizzazione del vino durante la maturazione. Bisogna ammettere che i suoi vini si mantengono veramente benissimo in bottiglia e conservano la loro freschezza per molti anni. Si può definire lo stile di questi vini con il miglior significato che tradizionalmente si dà a questo termine.
Non sono eccessivamente concentrati (in confronto con alcuni vini per esempio di Lajos Takács possono sembrare un po’ allungati), ma questo gli aggiunge soltanto una leggera eleganza. Colpisce tuttavia la sincerità della loro materia, raramente riscontrabile altrove, oltre alla straordinaria freschezza, come quella di un sorso d’acqua cristallina di sorgente. Insieme con tutta la purezza del fruttato c’è un sacco di speziato tipico di Somló con le sue note minerali, piccanti e di erbe aromatiche. Abbiamo qui un esempio di perfezione tecnica quasi assoluta, ma ottenuta con i mezzi più semplici! È credenza comune che il vino fatto in modo del tutto tradizionale (senza l’imposizione delle conquiste della moderna enologia, come i lieviti selezionati, la fermentazione a temperatura controllata e i chiarificanti) debba essere un po’ ruvido e un po’ casuale. I vini di Imre Györgykovács contraddicono completamente questa tesi. Suppongo che i grandi vini di Somló della metà del XIX secolo, il periodo di maggiore prosperità per i vigneti locali, potrebbero essere stati proprio fatti così.

(6 -) Furmint 2008
Profumo di timo serpillo e camomilla su pietra calda. In bocca un’acidità bilanciata e una buona concentrazione, acqua minerale Borzhomi, prato appena tagliato, fiori bianchi su sfondo di mela matura e un po’ di pera. Ascetico, un vino apparentemente semplice, che tuttavia, fin dal primo momento, colpisce per l’ideale armonia. Modesto, elegante, cesellato in ogni dettaglio, in questo vino si sente un certo carisma difficile da definire. Va provato.

(5 +) Juhfark Edes 2006, alc. 12,5%
Un vino dolce (60 g/l di zucchero, 8 g/l di acidità, 20 mesi in botte), facendo riferimento alla tradizione degli Aszú di Somló. Fichi freschi, albicocche mature, miele, carote cotte con piselli, un pizzico di camomilla, composta di pere, un bell’equilibrio di dolcezza non troppo intensa e acidità, un sacco di note minerali nel finale. Un vino decisamente elegante, fatto con molta moderazione e grande sensibilità. Di gran classe.

(5) Fűszeres Tramini 2010
Györgykovács è noto da sempre per i suoi Traminer e proprio i vini di questa varietà molto popolare a Somló gli hanno dato per vent’anni l’accesso alle enoteche. Gustiamoci questo vino ben fatto, anche se ancora molto giovane. Al naso, aromi dolci di rosa canina e di noce moscata, ma c’è anche la camomilla e un gelsomino generalmente pulito e fresco. In bocca il vino è completamente secco, roseo, erbaceo, con un pizzico di finocchietto e una struttura abbastanza piena. Molti accenti tipici di Somló, minerali e di erbe fini (iperico).

(5 -) Olaszrizling 2009
Aroma pulito, rinfrescante, ci sono agrumi, erbe e sabbia umida. In bocca il vino è molto minerale, molto pulito, con un bel fruttato di pera, cotogna e un netto sentore di erbe (camomilla, fieno, iperico o erba di San Giovanni, detto anche scacciadiavoli), moderatamente concentrato, ma ben equilibrato e lungo. Una nota rinfrescante di menta e di melissa nel finale. Un vino elegante, raffinato, con belle prospettive nel futuro.

(5 -) Hárslevelü 2008
All’attacco si sentono la mela tostata e le verdure grigliate. In bocca, evidenti note di minerali e di tisane (camomilla, iperico) oltre a un ricco fruttato maturo (pere, susine, cotogne). Un vino abbastanza pieno, ricco, complesso nel sapore, più rustico rispetto al precedente, anche se non privo di eleganza. Un finale lungo e fresco con un tocco di erbe.

Spiegelberg Kézműves Borpince

Proprietario: István Spiegelberg
Indirizzo: H-8478 Somlójenő, Somló, Hrsz. 1121
Telefono +36.20.3114534
Tel/fax: +36.88.236196
Sito web: www.spiegelberg.hu
Superficie dei vigneti: 1 ettaro
Varietà coltivate: Olaszrizling, Furmint, Juhfark
Località dei vigneti: Szent Ilona
Produzione annua: 4.000 bottiglie
Degustazione e vendita sul posto: sì, su richiesta
Possibilità di alloggio: sì

Nato a Berlino, figlio di un tedesco e di un’ungherese, István (o Stephan, come scrive qualche volta) Spiegelberg si è occupato di tante cose. Ha lavorato come tecnico delle luci nei teatri, ha fatto il DJ in una discoteca e ha viaggiato per otto anni come collaudatore della BMW. Nel 1993 i suoi genitori hanno comprato un podere di due ettari con vigneto sul versante sud-ovest di Somló, proprio sotto la cappella di Santa Ilona, trattandolo come una casa per le vacanze. Qualche anno dopo István ha cominciato a occuparsene e a produrvi seriamente il vino, sviluppando un piccolo agriturismo. Oggi è uno dei più famosi produttori della regione, con una quotazione piuttosto elevata presso la stampa estera. Spiegelberg coltiva un solo vigneto di un ettaro di superficie coltivato a Olaszrizling, Furmint e Juhfark. L’intera produzione annuale ammonta a circa 4.000 bottiglie di vino ed è in gran parte venduta sul posto. In cantina si utilizzano solo tecnologie tradizionali. I vini fermentano sui propri lieviti in fusti di rovere ungherese da 500 litri, maturandovi da 12 a 16 mesi.
Qui nascono sia vini monovitigno sia uvaggi. Lo Spiegelberg che ha viaggiato per tutto il mondo non è quell’enologo-naturista locale di cui spesso ostenta le pose (il tutto sembra piuttosto attentamente studiato, esattamente come le “cantina-boutique” per far presa sul consenso mediale internazionale). Non sfugge da quei trucchi come quello di suonare i canti gregoriani in cantina durante la fermentazione, cosa che dovrebbe stimolare l’attività dei lieviti (sic). I suoi vini si possono definire più facilmente come spettacolari. Da un lato è difficile negare la loro concentrazione e la maturità del fruttato, dall’altro è difficile cercarvi una coerenza stilistica. Possono anche stupire per il tenore alcoolico elevato, per gli zuccheri residui e gli aromi selvatici, sebbene tutto ciò non sia sempre giustificato dallo stile e dal contesto. Vale la pena di raccomandare il posto come meta enoturistica. István Spiegelberg risiede in una tipica casa vinicola di Somló del XIX secolo, dove organizza degustazioni (anche per grandi gruppi) e, su richiesta, serve anche le specialità della cucina locale, compresi i prodotti del proprio orto e il pane fatto in casa. Accanto a essa c’è una struttura confortevole per gli ospiti, circondata da un vecchio frutteto, con una vista mozzafiato dall’alto della montagna di Somló.

(4) Cuvée 2010, alc. 13%
Un uvaggio di Olaszrizling (Riesling italico) all’80%. Un vino messo insieme bene, anche se non molto complesso, dove c’è un bel fruttato di mela e di pera, verdure grigliate, note erbacee, speziate e minerali (gesso). Concentrazione abbastanza buona, equilibrio e un lungo finale di mela fresca. Fondamentalmente è un vino semplice, ma può piacere per la freschezza e l’assenza di pretese.

(4) Olaszrizling 2008, alc. 13,5%
Ben costruito, un vino risparmioso nella sua espressione. Ci sono un sacco di note vegetali (carote, melanzane), terreno asciutto, foglie, acidità di mela matura, nonché un sacco di erbe aromatiche come camomilla, melissa, origano fresco e poi fiori bianchi. Il tutto è ben sistemato, compatto, ha una certa classe.

(4 -) Olaszrizling 2002
Note autunnali e mature di mele secche, mandorle tostate e spezie (chiodi di garofano, cannella, curry). Ci sono lievi note di ossidazione (noci, crosta di pane raffermo), ma questo vino mantiene una buona acidità e conserva ancora una certa freschezza.

(4 -) Olaszrizling 2010, alc. 14%
Vino molto robusto, concentrato, ricco: mela matura, composta di pere, pepe bianco, erba di San Giovanni, camomilla, un’acidità ben bilanciata, c’è anche un po’ di paglia, olio di semi di zucca, fiori bianchi. Un finale acidulo fresco con una nota leggermente alcoolica.

(4 -) Juhfark 2010, alc. 16,5%
Maturato 4 mesi in barriques nuove. Aromi di composta di frutta secca, di pere, mandorle grattugiate, tasso barbasso o verbasco. In bocca è grasso, c’è glicerolo, ci sono le pere in conserva, il caramello, il miele di grano saraceno, un sacco di erbe aromatiche e l’alcool bruciato nel finale. Un vino a suo modo intrigante, difficile da valutare in modo chiaro, atipico, anche se alla fine, però, con molta fatica, ci si riesce.

(4 -) 14,5% Juhfark 2009
Un vino non perfettamente secco (9,5 g/l di zucchero residuo), anche se con una mineralità salmastra abbastanza ben equilibrata, dove ci sono anche pere mature, albicocche secche, mele tostate, foglie secche, cenere di falò. Il finale è abbastanza lungo e a base di erbe officinali (sciroppo per la tosse).

(3 +) 13,5% Furmint 2010
Una bomba di fruttato maturo (mela, pesca), buona concentrazione, un fondo minerale argilloso, ci sono anche le erbe officinali, camomilla, fieno fresco, confettura di mele cotogne. Vino in sostanza ben strutturato, dall’aroma pulito, ma piuttosto breve e inconsistente alla fine.

(3 +) Furmint 2009
C’è un sacco di fruttato, mela matura, composta di pere, mele cotogne, accenti tipicamente di Somló a base di erbe aromatiche (camomilla, menta, foglie secche), un po’ di terra, pepe bianco, mandorle amare, ma appare anche la vaniglia della botte. L’effetto non è del tutto coerente.

(3 +) Olaszrizling 2009
Al naso si sente la lettiera di bosco e una leggera nota di salamoia. In bocca è chiaramente percettibile, la dolcezza, ci sono mele mature, pere, melanzane fritte, pistacchi, un pizzico di pepe, sabbia umida. Non molto pulito, con un finale di cetriolo e finocchietto.

La scala di giudizio:

( 6 ) eccezionale, un vero capolavoro
( 5 ) ottimo, vino di gran classe
( 4 ) buono, interessante
( 3 ) onesto, dignitoso
( 2 ) debole
( 1 ) stare alla larga, vino con evidenti difetti

(+ / – ) per aggiungere o togliere mezzo punto)

Mario Crosta

Di formazione tecnica industriale è stato professionalmente impegnato fin dal 1980 nell’assicurazione della Qualità in diverse aziende del settore gomma-plastica in Italia e in alcuni cantieri di costruzione d’impianti nel settore energetico in Polonia, dove ha promosso la cultura del vino attraverso alcune riviste specialistiche polacche come Rynki Alkoholowe e alcuni portali specializzati come collegiumvini.pl, vinisfera.pl, winnica.golesz.pl, podkarpackiewinnice.pl e altri. Ha collaborato ad alcune riviste web enogastronomiche come enotime.it, winereport.com, acquabuona.it e oggi scrive per lavinium.it, nonché per alcuni blog. Un fico d’India dal caratteraccio spinoso e dal cuore dolce, ma enostrippato come pochi.

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