I tesori delle cantine della Croazia

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La Croazia ultimamente è una delle mete più frequenti delle nostre gite e delle nostre vacanze. Viaggi che inseguono il sole, il mare caldo, la buona cucina e l’esotico. Anche il vino, perché la Croazia appartiene a quei Paesi europei in cui negli ultimi tempi l’enologia sta nettamente rinascendo. Un’interessante rinascita che avviene soprattutto sulla base dei ceppi autoctoni locali, quelli che danno i vini migliori, sempre affascinanti con la loro accentuata personalità. In un modesto articolo è davvero impossibile trattare tutta la Croazia del vino. Ho scelto perciò tre delle regioni che ritengo decisamente le principali per quanto riguarda la personalità.

La prima è la Dalmazia con le sue coste, la seconda è la penisole dell’Istria e la terza nel nord del paese è la Slavonia, quella che da è famosa per il rovere che usiamo nella costruzione delle botti. Le tradizioni enologiche in queste due regioni della Croazia risalgono ai tempi antichi. I vini del continente profondo sono leggeri, delicati e freschi, mentre quelli che nascono nelle regioni marittime della Dalmazia e nelle numerose isole sono più forti, focosi e corrispondono al temperamento meridionale degli abitanti. La vite da vino costituisce quasi la metà di tutte le coltivazioni agricole della Croazia. La Croazia ha una tradizione plurisecolare di coltivazione dell’uva e di produzione del vino. In quasi tutti i giardini di casa si possono notare le viti rampicanti.

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La maggioranza dei poderi produce il domaće vino, un vino casalingo, fatto soprattutto per il proprio consumo, ma che viene offerto anche volentieri ai turisti, anche versato magari in bottiglie di plastica riciclate dalle bibite. Un litro di questo vino domestico si può acquistare a circa 25 kune (poco più di 3 euro). Nella parte meridionale del Paese e nelle isole il vino è un componente inseparabile dei pasti, anche se più spesso… mescolato con l’acqua. Un rosso pesante mischiato con l’acqua naturale si chiama bevandu, mentre un vino secco e aromatico mischiato con l’acqua minerale si chiama gemišt.

In Croazia si possono contare centinaia di tipi di vino che si possono dividere in tre grandi gruppi: stolno vino (semplice vino da tavola), kvalitetno vino (vino di qualità) e vrhunsko vino (quello di classe più elevata). La varietà delle tipologie e dei vitigni croati costituisce un fenomeno di rilievo su scala mondiale, soprattutto perché la stona tempestosa di questo Paese non ha certamente facilitato lo sviluppo dell’enologia. Ricordo l’epidemia della fillossera verso la fine del XIX secolo, i danni fatti da un cinquantennio di economia federale jugoslava e la terribile guerra civile che ha fatto 25 mila vittime. Soltanto nel 1997 la Croazia ha ottenuto la piena indipendenza e il controllo su tutto il suo territorio.

Nella mappa d’Europa la Repubblica Croata ha una forma che ricorda un boomerang che dai piedi delle Alpi di Nord Est si estende lungo la costa dell’Adriatico. Le differenze molto sostanziali delle condizioni climatiche di questo Paese hanno un’immensa influenza sulla ricchezza dei vitigni autoctoni locali.

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Dalmazia

I vini dalmati, ancora oggi ai margini, stanno attirando sempre più gli enoturisti del mondo intero e anche il capitale necessario allo sviluppo dell’enologia croata. C’è il paradiso terrestre nel suo clima mite, nell’aria satura del profumo di lavanda, nell’esuberante vegetazione mediterranea e nelle vigne stupendamente sistemate sulle pendici dei colli della penisola di Pelješac e delle isole Korčula, Hvar e Krk. Distesa lungo il Mare Adriatico (Jadransko More), la costa dalmata è considerata la più bella regione del bacino del Mediterraneo. Pochi fra i turisti che hanno scelto la Croazia per una vacanza sanno che questa è una delle più antiche regioni vinicole d’Europa. Qui vengono prodotti dei vini magnifici secondo eterni procedimenti tradizionali. L’interessante tradizione pluriculturale (nonostante la sua storia tempestosa), la grande ricchezza di vitigni autoctoni e la tipica ospitalità slava: tutto ciò costituisce oggi un promettente potenziale di sviluppo.

Non soltanto per il turismo, ma anche per l’enologia croata. Sul fascino turistico della Croazia non incidono soltanto i tesori climatici e paesaggistici, ma anche uno specifico miscuglio delle culture che sono sbocciate in quest’area per migliaia di anni. I Greci, che hanno diffuso qui la coltivazione della vite, c’erano arrivati verso il V secolo a.C. e il vino della colonia greca di Issa (l’isola di Vis, da noi chiamata Lissa) era conosciuto come il migliore di tutto mondo antico. In seguito, intorno al I secolo a.C., la Dalmazia è diventata una delle province romane e, dato il clima mite e caldo, è stata presto adottata come un luogo perfetto per l’insediamento dei ricchi patrizi. Da qui si esportava un vino di qualità eccellente verso gli angoli più lontani dell’Impero.

Proprio ai tempi degli antichi romani risale a quanto pare la produzione (molto popolare in Croazia) del Prošek, un vino da dessert chiamato “vino santo”. L’uva veniva essiccata al sole, poi si aggiungeva un mosto molto dolce per sottoporlo a rifermentazione e quindi si metteva in anfora e si conservava sotterrato nella sabbia. Il Prošek Dioklecjan deve il suo nome all’imperatore romano nato in Dalmazia che alla fine della sua vita era ritornato nel suo luogo d’origine e aveva costruito la sua residenza estiva a Spalatum (l’odierna Split). Con le vinacce che rimangono dopo la produzione del Prošek si fa una specie di grappa chiamata lozovača, che è popolare quasi come la rakija.

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I vini dalmati sono conosciuti e stimati fin dai tempi più antichi. Molti di questi vini sono prodotti da vitigni autoctoni, tra quali regnano le varietà rosse. Postup e Dingač, considerati dagli intenditori fra i migliori vini del mondo, sono prodotti nella penisola di Pelješac dal vitigno plavac mali (che significa piccolo blu). Questo vitigno è il più diffuso nella regione della Dalmazia centrale e meridionale e dà dei vini caratteristici, forti, ben strutturati e con il carattere caldo del meridione.

I Croati chiamano crno (nero) il vino rosso e lo servono tradizionalmente nel bukara, un grande calice di legno di grande capacità, almeno mezzo litro. Nel 2001 il metodo del DNA ha dimostrato che il ceppo californiano zinfandel proviene proprio dalla Croazia. Il plavac mali discende dai ceppi autoctoni crljenak (identico sia al californiano zinfandel che all’italiano primitivo) e dobričić crni. Sull’isola di Hvar, dove il sole splende più fortemente, le piccole vigne sono quasi a picco sul mare.

Qui maturano le uve del plavac mali da cui si produce l’eccellente vino Ivan Dolac, dal gusto caldo, arrotondato, pulito. Si abbina a cacciagione, formaggi pregiati e pesce di mare. Il nome di questo vino non proviene dal nome e cognome di un produttore, ma dal paese presso il quale sorge la vigna. Il secondo più importante ceppo locale è il babić. Coltivato sul suolo molto debole e povero nei pressi di Šibenik in Dalmazia centrale, ha una resa molto bassa. Il vino di questo ceppo è di colore rubino scuro e ha un gusto armonioso, caldo e pieno. Le foto delle vigne di Primošten che producono il magnifico vino Babić sono state esposte nell’edificio delle Nazioni Unite di Ginevra come un monumento alla tenacia umana, poiché la terra di questi dintorni spreme più sudore che vino.

I ceppi bianchi più diffusi in Dalmazia sono il maraština, conosciuto anche come rukatac, e poi bogdanuša, grk e pošip (che sembra imparentato con il furmint ungherese). Particolarmente degno di attenzione è il vino del ceppo maraština che viene dalle vigne presso la chiesetta di Sant’Anna sulla penisola di Pelješac. Il tempio è stato costruito per proteggere il raccolto dalle calamità e anche il vino di questi luoghi ha ricevuto il nome della santa patrona. Sveta Ana è un vino bianco tipicamente meridionale, focoso, dagli aromi floreali e fruttati pregiati e dal gusto molto ricco.

 

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Istria

Questa penisola a forma di cuore è situata a Nord Est della Dalmazia. La stretta vicinanza con Trieste e Venezia si nota dalle tracce distintamente visibili dell’influenza italiana. Fino agli anni 50 del secolo scorso l’Istria apparteneva all’Italia ed è certamente per questo motivo che il preponderante ceppo teran è stato identificato spesso con il vitigno italiano refosco. Il Teran è il rappresentante rosso, secco e molto apprezzato dell’Istria, un vino che galvanizza la vita e ha un gusto rinfrescante, leggermente acerbo e un bouquet intenso di profumi di lampone. Possiede virtù medicinali in quanto è ricco di ferro e di acidi organici. A quanto pare lo beveva Casanova per ricostituire le forze indebolite in alcova con questo vino vispo ed eccitante dal colore rubino rosso profondo. Nelle sue memorie ricorda proprio che gli è capitato di bere in Istria ”il fantastico vino Refošk” che probabilmente era Teran. I vini bianchi dell’Istria hanno dei colori che vanno da quelli paglierini a quelli dorati e hanno dei rinfrescanti aromi floreali.

Il Malvazija, che ha oltre 100 anni di tradizione, nel profumo ricorda i fiori di acacia e si abbina alla perfezione con la cucina marinara. La potenza di questo vino, a seconda delle condizioni delle vigne, si avvicina al 14% di alcool. Il dorato Muškat, dall’aroma secco-dolce dei garofani selvatici, è celebre come afrodisiaco e si abbina alla perfezione con i dolci serviti a fine pasto. I Croati consumano da soli la maggioranza dei propri vini. In una delle tante cantine istriane un frequentatore abituale ha riassunto così l’essenza della cultura del vino nel suo Paese: “Non posso immaginarmi la Croazia senza vino che, come un estratto, implica tutto: il clima, il colore del Paese, l’anima e la gente. Al vino è stata legata la nostra vita“.

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Slavonia. Sono pochi quelli che andando in Croazia si inoltrano verso l’interno continentale, stretto tra l’Ungheria, la Serbia e la Bosnia, cioè nella regione della Slavonia, ed è un peccato perché il clima settentrionale di questa regione, più freddo e decisamente continentale, fa nascere i migliori vini bianchi croati.

Da una parte è comprensibile perché il viaggio verso la migliore regione vinicola che si trova intorno alla cittadina di Kutjevo è lungo quasi 500 km e, soprattutto quando si viaggia con la famiglia, ci vuole una determinazione abbastanza grande su queste strade, in alcuni punti in grande rinnovamento ma spesso ancora accidentate. Il viaggio però non è poi così brutto. Da Zagabria bisogna imboccare l’autostrada per Belgrado e poi uscire a Nova Gradiška, in direzione di Požega e poi di Kutjevo. La buona notizia è che non si deve andare più in là, perché a Kutjevo si trovano tutti i migliori vignaioli della regione. Raccomando soprattutto i vini della Vinarija di Vlado Krauthaker, in particolare il Graševina di cui è un vero maestro, il Sauvignon Blanc e il Pinot Crni, cioè il Pinot Noir. Vale la pena anche di visitare Jozo Jakovljević, Petar Majetić e Ivan Lukačević.

Degna di raccomandazione è la cooperativa vinicola di Kutjevo, dove si trova tutta la gamma dei vini bianchi, dal più che dignitoso Rajnski Rizling al Traminac fino al Sivi Pinot e ovviamente al Graševina. Tutti a un prezzo alla portata di mote tasche. Ci sarebbe una notizia forse ancora migliore per chi non ama deviare dal principale itinerario verso il mare e cioè che sia i vini di Krauthaker che quelli della cooperativa di Kutjevo si possono spesso comprare anche sulla costa croata. Di altri produttori della Slavonia penso che si debba andare alla scoperta, sempre che ne sia emerso qualcun altro in questa terra di ”boscaioli”.

Una festa da non mancare

Ogni autunno nella capitale della Croazia si tiene il festival in onore del vino. Come a metà novembre in Francia gli amanti del vino aspettano l’apertura della prima bottiglia del rosso Beaujolais Nouveau, anche gli abitanti di Zagabria iniziano l’allegra consumo del vino novello Portugizac. L’equivalente croato del Beaujolais Nouveau ha vari colori, dal rubino fino al rosso granata, con un aroma spiccato e un gusto armonioso. La maggioranza dei vini prodotti in Croazia non abbandona i confini del paese. Nei ristoranti, nelle osterie e nelle enoteche occidentali i vini croati sono sempre una vera rarità, anche se i clienti che hanno passato delle belle ferie in Croazia cercano sempre più spesso i gusti dell’inebriante estate passata sul Mare Adriatico. I produttori croati hanno una grande occasione di trovarsi al centro dell’attenzione dei potentati del settore vino e con il tempo potranno perfino essere nell’élite europea.

Rolando Marcodini

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