Il moscato che canzona i superficiali e i maschilisti
Il 19 agosto Ezio Cerruti era in campagna a vendemmiare, lungo i pendii delle dolci colline che disegnano un panorama incantato tra la provincia di Cuneo e quella di Asti, a Castiglione Tinella.
“Ora ho 66 anni; quando ero ragazzo, si vendemmiava dopo il 18 settembre”. Una vendemmia anticipata di un mese, dunque: non per scelta, ma perché il clima ha riscritto il calendario che da bambini imparavamo a scuola — quello in cui settembre era, per definizione, il mese della vendemmia.
Ma se il calendario cambia, l’uva resta sempre la stessa: tutto moscato, solo moscato. Uva aromatica associata, troppo superficialmente, a vini superficiali, sbrigativi.
Il Rifol Bianco, invece, stupisce e lascia una lunga eco di perplessità. Non inerente alla qualità e alla bontà, ma riconducibile a due interrogativi, questi sì, semplici: possibile che sia un moscato? Possibile che sia così buono?
Ezio precisa che è proprio tutto moscato. Vinificato con la sincerità dei lieviti indigeni, senza ricorso a quelli selezionati, ossia da un catalogo industriale, e senza uso del freddo per il controllo della fermentazione.
Un processo naturale orientato anche dall’andamento astronomico: “rifermenta fino alla luna crescente di aprile”.

Dal taccuino delle due bottiglie stappate in momenti e contesti diversi, riporto: il colore è brillante, giallo un po’ velato. Non bisogna lasciarsi suggestionare dall’opacità, sintomo di una chiarifica che procede solo per travasi, senza processi chimici. L’odore è forte di uva spina e mela con fragranze di erbe aromatiche come rosmarino e salvia. Si percepisce anche una nuance muschiata e salina.
Una sinestesia si palesa chiudendo gli occhi e lasciando parlare gli effluvi: gli odori sono brillanti.
Il sorso regala, poi, una sensazione di allegria soave, composta, armonica. Il sapore è vinoso (qui si percepisce netta la scelta dei sinceri lieviti indigeni) ma anche croccante di uva appena spremuta. Si riconosce l’aromaticità del vitigno dietro il sapore di scorze d’agrume, un tocco di mandorla e la conferma dell’erbaceo.

Un vino allegro e non banale. Sofisticato a suo modo, con profonda schiettezza. Ideale per canzonare il bevitore superficiale e forse un po’ maschilista. Il vino giusto per l’estate che rinfresca (finalmente) e per una lettura fuori dagli schemi come Il pigiama del moralista di Amalia Guglielminetti, di cui alcuni episodi sono scorsi innanzi agli occhi del cronista insieme ai sorsi dell’ottimo vino del Cerruti.
NOTA TECNICA
Il Rifol Bianco appartiene alla famiglia dei vini frizzanti “rifermentati”. Nella rifermentazione naturale il vino acquisisce la sua bollicina grazie a una seconda fermentazione spontanea, innescata dagli zuccheri e dai lieviti ancora presenti in bottiglia. Il metodo di Ezio Cerruti, in questo, è esemplare. Una parte del mosto ottenuto dalla vendemmia viene conservata a temperature prossime allo zero (0/–1 °C): il freddo blocca l’attività dei lieviti e mantiene il mosto nel suo stato originario, con tutto il patrimonio zuccherino intatto. Questo mosto di riserva viene poi utilizzato per innescare la rifermentazione del vino base.
RiFol bianco
Ezio Cerruti – Castiglione Tinella (CN)
In enoteca € 17
Il pigiama del moralista, Amalia Guglielminetti
Tab Edizioni, pp. 108
€ 9,50 (anche ebook, € 8,00)



