Collio Evolution, l’occasione di un’analisi sul vino e sui consumi
- La ricerca di Nomisma Wine Monitor
- L’83% degli intervistati attribuisce una maggiore qualità ai bianchi di collina rispetto alla pianura.
- Una scelta probabilmente causata dall’eccessivo conto della bottiglia nel canale Horeca.
- I giovani preferiscono un cocktail, una beva semplice e veloce rispetto a un calice di vino, difficile da scegliere e con prezzi spesso più alti.
- Domanda che ci poniamo noi, fuori dal contesto del convegno.
- I vini del Collio resistono
Abbiamo partecipato al secondo anno di Collio Evolution, la lunga rassegna che permette al pubblico di venire a contatto con le tante realtà del Consorzio Collio, quest’anno focalizzato sul Pinot Grigio.

Durante il convegno organizzato a Gorizia, in cui abbiamo presentato i dati raccolti da Nomisma, abbiamo scelto di concentrarci su un aspetto fondamentale del mondo del vino: quello economico.

Alla presenza del Presidente del Consorzio Collio Luca Raccaro, insieme a Sebastiano Barisoni vicedirettore di Radio24 – Sole 24 ore e Denis Pantini responsabile dell’Osservatorio di Nomisma Wine Monitor, sono stato sottolineati alcuni dati interessanti.
La ricerca di Nomisma Wine Monitor
Su una base di 100 operatori interpellati (ristoratori ed enotecari), in questo territorio in particolare, i dati sul consumo del vino bianco sono molto più confortanti rispetto a quelli relativi alla produzione di vino rosso, che del resto ricopre una produzione ben limitata anche se di ottima qualità.

Il 96% dichiara di conoscere il Collio, l’81% di averlo in carta. Tra i vitigni Ribolla Gialla, Friulano e Sauvignon sono i più presenti, seguiti dal Pinot Grigio.
L’83% degli intervistati attribuisce una maggiore qualità ai bianchi di collina rispetto alla pianura.
Tra i punti di forza la posizione, la riconoscibilità della Doc, la versatilità negli abbinamenti, tanto è che il 32% lo recepisce come adatto a tutti i pasti.

Analizzando una fascia temporale di dieci anni, è evidente che i consumi faticano a riprendere quota e le varie analisi di mercato indicano un aumento del consumo al calice.
Una scelta probabilmente causata dall’eccessivo conto della bottiglia nel canale Horeca.
Bisogna dire che spesso nei ristoranti il ricarico della bottiglia è decisamente inadeguato ed è difficile trovare vini di alta qualità serviti al calice, soprattutto i rossi.
Altro fattore che condiziona l’acquisto della bottiglia è l’effettivo stato inflattivo della nazione dove il potere di acquisto familiare è più ristretto.
Nell’export si nota una leggera flessione negativa per i vini fermi mentre prendono sempre più quota gli spumanti con a capo il prosecco.
Vino che mantiene il titolo di maggior prodotto esportato grazie anche alla sua duttilità nell’utilizzo, da bere assoluto o nella mixology.
I giovani preferiscono un cocktail, una beva semplice e veloce rispetto a un calice di vino, difficile da scegliere e con prezzi spesso più alti.
Nel finale Barisoni ha sottolineato come nei paesi americani, dove è stato liberalizzato il commercio di droghe leggere, le vendite del vino hanno avuto una decisa flessione negativa.
Questo significa che lo “sballo” che prima derivava dal vino, viene oggi sostituito da quello provocato dall’assunzione di sostanze.
Domanda che ci poniamo noi, fuori dal contesto del convegno.
Il consumo di vino, in certi paesi, è legato a un fattore culturale oppure solo dipendente dall’effetto psicofisico che induce?
L’osservazione è stata fatta solo in relazione ai paesi americani, qui da noi, sarebbe lo stesso?

I vini del Collio resistono
Dalla ricerca Nomisma emerge infine che i vini del Collio mantengono una buona tenuta.
Questo, grazie al servizio al calice e alla fruizione degli stessi in contesti informali.
Il margine di crescita è rappresentato dal 19% degli operatori che non propone in carta il Collio.
Motivo fondamentale?
Poca conoscenza del territorio e preferenza per altre aree produttrici.
Luca Raccaro, presidente del Consorzio Collio, commenta “ascoltare chi il vino lo sceglie e lo propone ogni giorno ci serviva per capire dove siamo davvero, la ricerca restituisce una denominazione solida e riconosciuta con un legame forte tra collina e qualità percepita. Allo stesso tempo c’è ancora spazio per farci conoscere”.

La giornata è entrata nel vivo all’Enoteca di Cormons, dove abbiamo assaggiato il Pinot Grigio in tutte le sue sfumature.
Ve ne daremo conto nella prossima uscita.
Stay tuned.



