Krug Grande cuvée 173éme édition o Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2015?
- Avere la fortuna di poterli degustare insieme non deve rappresentare una gara tra Francia e Italia ma un confronto sano tra due filosofie di altissimo pregio enologico.
- I vini di riserva contribuiscono ad ampliare il bouquet aromatico e a conferirne eleganza e profondità.
- Il successivo affinamento sui lieviti e il riposo in cantina favoriscono l’integrazione delle componenti e lo sviluppo di una trama aromatica articolata.
- Le condizioni pedoclimatiche del Trentino contribuiscono a definire un profilo nel quale maturità del frutto e freschezza convivono con il lungo affinamento di circa dieci anni.
- Chi avrà la meglio?
Chi avrà la meglio?
Ci sono vini che raccontano un territorio circoscritto e altri che sono destinati a divenire una icona mondiale.
Krug Grande cuvée e Giulio Ferrari Riserva del Fondatore appartengono alla seconda categoria: due colossi che occupano un posto di spicco nel panorama della spumantistica internazionale.
Aree geografiche di produzione molto diverse che condividono caratteristiche fondamentali: complessità, precisione enologica e una lunga sosta sui lieviti.
Metterli a confronto non è blasfemia, significa analizzare il calice e sfatare quelle congetture che spesso ci troviamo ad affrontare quando si parla di champagne e metodo classico italiano.
Non si tratta di stabilire quale dei due sia il migliore, bensì comprendere come due culture produttive possano raggiungere livelli di riconoscibilità attraverso strade differenti.
Avere la fortuna di poterli degustare insieme non deve rappresentare una gara tra Francia e Italia ma un confronto sano tra due filosofie di altissimo pregio enologico.
Da una parte Krug, interprete di una complessità costruita attraverso l’assemblaggio; dall’altra Giulio Ferrari, espressione dello Chardonnay che trova nel tempo la propria cifra stilistica.

La Maison Krug, fondata a Reims nel 1843 da Joseph Krug, ha costruito la propria reputazione su una visione ambiziosa dello Champagne.
Qui si produce ogni anno un vino capace di esprimere una precisa identità stilistica, senza dipendere esclusivamente dalle caratteristiche di una singola vendemmia. Krug Grande Cuvée è il vino più rappresentativo dell’azienda e nasce dall’assemblaggio di numerosi vini provenienti da annate e parcelle differenti.
I vini di riserva contribuiscono ad ampliare il bouquet aromatico e a conferirne eleganza e profondità.
La composizione varia da annata ad annata, così come cambiano le proporzioni dei tre vitigni tradizionali della Champagne: Pinot Noir, Chardonnay e Meunier.

La complessità di Krug non deriva, quindi, dalla ricerca di un’espressione varietale isolata, ma dalla capacità di mettere insieme componenti differenti e conferirne coerenza al calice.
Anche le tecniche di vinificazione contribuiscono a definire il profilo stilistico della Maison. L’impiego di piccole botti di rovere per la fermentazione dei vini base permette di lavorare su una pluralità di lotti, ciascuno con una propria fisionomia.
Il successivo affinamento sui lieviti e il riposo in cantina favoriscono l’integrazione delle componenti e lo sviluppo di una trama aromatica articolata.
Al calice, a seconda della maturità della bottiglia, possono emergere agrumi maturi, frutta a polpa bianca, frutta secca, spezie e richiami tostati. La bevuta è sostenuta da una struttura acida che mantiene vivo il sorso mentre la persistenza accompagna l’evoluzione delle sensazioni anche dopo la deglutizione.
Se Krug si racconta attraverso l’assemblaggio, Giulio Ferrari Riserva del Fondatore propone al calice una visione opposta: gioca la sua partita sulla centralità dello Chardonnay.
La storia della Riserva ha inizio con un’intuizione di Mauro Lunelli, che nel 1972 selezionò alcune migliaia di bottiglie ottenute dalle migliori uve Chardonnay del vigneto Maso Pianizza.
Dopo un lungo affinamento, il vino fu presentato alla famiglia nel 1980 e dedicato a Giulio Ferrari, fondatore della casa spumantistica. Questo vino viene ottenuto da uve Chardonnay in purezza raccolte a mano, provenienti da vigneti di montagna.
Le condizioni pedoclimatiche del Trentino contribuiscono a definire un profilo nel quale maturità del frutto e freschezza convivono con il lungo affinamento di circa dieci anni.
La lunga permanenza sui lieviti permette al il vino di sviluppare una maggiore articolazione aromatica e una tessitura più complessa mentre il dialogo tra acidità, componente fruttata e sensazioni evolutive contribuisce alla sua identità ben definita.
All’esame olfattivo possono affiorare agrumi, fiori, frutta matura, miele, fieno, spezie e note riconducibili all’evoluzione sui lieviti.

Il confronto diretto tra Krug Grande Cuvée e Giulio Ferrari Riserva del Fondatore mette in luce una differenza sostanziale nella costruzione del vino.
Krug affida la propria complessità alla pluralità di annate, parcelle e varietà. Giulio Ferrari, invece, concentra l’attenzione sullo Chardonnay e sulla sua relazione il territorio montano, lasciando che la selezione delle uve e il lungo affinamento sviluppino progressivamente le diverse dimensioni del vino.
Questa differenza si traduce in esperienze sensoriali distinte tra loro.
Krug Grande Cuvée tende a proporre una trama ampia e stratificata, nella quale il frutto, le note evolutive e la struttura si integrano attraverso l’assemblaggio.
Giulio Ferrari può offrire una lettura più focalizzata sulla rotondità del monovitigno, sulla freschezza di matrice alpina e sulla progressiva evoluzione aromatica.
Krug Grande cuvée 173éme édition o Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2015?
Chi avrà la meglio?
Per me non ci sono nè vincitori nè vinti, queste due bottiglie dimostrano che l’eccellenza nella produzione di vini spumanti non è riconducibile a un’unica formula produttiva.
La grandezza può nascere dall’assemblaggio di molteplici identità oppure dalla valorizzazione di un vitigno attraverso un territorio e un lungo percorso di affinamento.
La vera domanda da porsi davanti a due calici di tale spessore non è quale sia il migliore in assoluto ma quale dei due riesca a esprimere con maggiore naturalezza equilibrio e precisione. In questo caso posso sottoscrivere che entrambi i calici restituiscono queste caratteristiche e non vi è alcun vincitore.
Questo fa sì che davanti alla domanda emblematica Champagne o Metodo Classico Italiano non bisogna per forza indicarne il migliore, basta riconoscerne il valore di entrambi.
Dalla degustazione di queste due bollicine posso affermare con certezza che quando le tecniche di vinificazione diventano un momento culturale il confronto tra i grandi vini smette di essere una competizione si traduce in un puro strumento di conoscenza.
Provare per credere!




