Un parigino in Toscana per amore del vino
- Abbiamo partecipato presso il ristorante Alfredo alla Scrofa ad un pranzo con degustazione di alcuni dei vini delle due aziende, alla presenza di Alessandro Fonseca.
- Queste caratteristiche hanno influenzato il papà di Alessandro Fonseca ad impiantare, a partire dagli anni settanta, Sauvignon Blanc e Gris, Riesling, Chardonnay, Semillon e Chenin Blanc.
- Al naso fiori d’arancio e fiori bianchi, in bocca frutti gialli maturi e miele d’acacia, con un finale salino che chiama il sorso successivo.
- Nel 2015 l’acquisto da parte di Austruy, che ristrutturò completamente la villa e i casali della tenuta, trasformandola in una dimora di grande fascino riservata anche all’accoglienza di alto livello.
- Passando al Chianti Classico Riserva 2023 troviamo un vino più austero, quasi da meditazione.
- Dopo la vinificazione il vino va 20 mesi in botte grande e successivamente tre anni di affinamento in bottiglia.
Abbiamo assaggiato alcune delle bottiglie prodotte da Philippe Austruy, imprenditore farmaceutico francese appassionato di vino e di arte: Tenuta Casenuove e Fattoria di Petreto.
Poco più di trenta chilometri dividono Panzano, nel cuore del Chianti Classico, sede di Tenuta Casenuove, da Bagno a Ripoli, alle porte di Firenze, dove a ridosso dell’Arno sorge Fattoria di Petreto.
Ma la distanza tre le due aziende si è ulteriormente ridotta dopo l’accordo tra la Philippe Austruy e il proprietario di Fattoria di Petreto Alessandro Fonseca, che già dal 2015 era stato delegato dall’imprenditore parigino alla gestione di Tenuta Casenuove.
Abbiamo partecipato presso il ristorante Alfredo alla Scrofa ad un pranzo con degustazione di alcuni dei vini delle due aziende, alla presenza di Alessandro Fonseca.

Fattoria di Petreto, la più recente acquisizione dell’imprenditore Philippe Austruy ha sede a Rosano nel comune di Bagno a Ripoli.
Situata in una zona famosa anche per la produzione di pesche, l’azienda conta su 12 ettari di vigneti con vitigni a bacca bianca di origine francese.
Microclima assai fresco grazie alla fortunata esposizione a nord-est, con terreni caratterizzati dalla presenza di roccia alberese (e infatti dalle “pietre” viene il nome dell’azienda).
Queste caratteristiche hanno influenzato il papà di Alessandro Fonseca ad impiantare, a partire dagli anni settanta, Sauvignon Blanc e Gris, Riesling, Chardonnay, Semillon e Chenin Blanc.
Insomma quasi un’enclave francese in riva all’Arno, che ha cominciato a produrre vini nei primi anni novanta.
In questa occasione abbiamo avuto modo di assaggiare due annate di Podere Sassaie, l’annata in commercio ora, la 2023 e la 2019.
Le uve utilizzate di solito sono Sauvignon Blanc, Sauvignon Gris, Semillon e Chenin Blanc, quest’ultimo non utilizzato nell’annata 2023.

Un discorso a parte merita il Pourriture Noble, un vino botritizzato che nasce alla fine degli anni Novanta.
In questo periodo, in azienda si inizia a fare attaccare dalla muffa nobile il Sauvignon Gris, in un contesto ambientale estremamente favorevole grazie anche alla vicinanza dell’Arno.
L’idea è stata vincente.
Grazie alla sapiente organizzazione della vendemmia selettiva, svolta anche più volte a settimana per selezionare i migliori grappoli al giusto punto di surmaturazione e di attacco della Botrytis, ha raccolto un eccellente successo di critica e pubblico fin dalle primissime annate.
Iniziamo la degustazione con il Toscana IGT Podere Sassaie 2023, che nonostante l’annata complicata dalla peronospera, esprime note di eleganza e finezza.
Al naso fiori d’arancio e fiori bianchi, in bocca frutti gialli maturi e miele d’acacia, con un finale salino che chiama il sorso successivo.
Nel calice arriva il Toscana IGT Podere Sassaie 2019 che grazie all’annata davvero ideale per i vitigni è un vino bello pronto e strutturato, con note di frutta tropicale ed erbacee.
Bella acidità.
Finale lungo e sapido, per un sorso elegante e rotondo.
Abbinato ai formaggi proposti nel corso del pranzo il Pourriture Noble 2006, metà Sauvignon e metà Semillon, è stato affinato in barrique per 18 mesi e imbottigliato nel 2009.
Un vino davvero eccellente, con sentori di miele, zafferano, frutta e canditi, sorretti da acidità e freschezza di beva nonostante i suoi 15 gradi.
Una bottiglia davvero interessantissima, la vera punta di diamante dell’azienda.

Le prime tracce scritte su Tenuta Casenuove ci riportano al 1608 quando era un monastero di clausura.
Ora si estende per 130 ettari nelle colline di Panzano in Chianti.
Intorno alla prima metà dell’800 la tenuta venne acquistata da una famiglia fiorentina che piantò 30 ettari di vigne.
Nel 2015 l’acquisto da parte di Austruy, che ristrutturò completamente la villa e i casali della tenuta, trasformandola in una dimora di grande fascino riservata anche all’accoglienza di alto livello.
L’imprenditore farmaceutico, grande appassionato di vini e di arte che nel 2001 coronò il suo sogno di diventare anche produttore vinicolo con l’acquisto della sua prima tenuta in Costa Azzurra, la Commanderie de Peyrassol.
Successivamente, con l’acquisizione negli anni successivi di aziende vinicole in Portogallo e in Provenza.
Lo stesso, ha arricchito angoli e ambienti di Casenuove con opere di artisti e artigiani locali che sono in mostra “permanente” per la gioia di ospiti e visitatori.

Tornando al vino, la riconversione iniziata nel 2018 di gran parte dei vecchi vigneti di Sangiovese.
Il nuovo impianto di vitigni bordolesi e il rimodernamento di cantina e metodi di lavorazione, hanno portato nel 2022 la certificazione biologica per l’intera gamma dei prodotti.
La produzione annua di Tenuta Casenuove si aggira sulle 100.000 bottiglie.
Queste ultime sono divise tra Chianti Classico Docg (la maggior parte delle bottiglie prodotte), Riserva (dalla vendemmia di solo quattro vigne) e Gran Selezione, vinificata da uve raccolte nel vigneto Sopra Torre che viene prodotta solamente nelle annate migliori.
Completano la produzione le bottiglie di IGT Toscana (Merlot e Cabernet Franc), quelle di ZIIK Rosé (metodo Charmat rosé Extra Brut da uve sangiovese raccolte tra fine agosto e primi di settembre) e quelle dell’eccellente Grappa bianca di Sangiovese in purezza prodotta in sole 800 bottiglie


Si parte con l’assaggio in anteprima del Chianti Classico 2024, Sangiovese con l’aggiunta di una piccola percentuale di Canaiolo vinificato in vasche di cemento e poi il 50 per cento del vino matura in botte grande per 12 mesi.
Prodotto freschissimo, da aspettare, ma che denota una grande potenzialità.
Sorso sapido, grande beva, frutto croccante e piacevole persistenza.
Passando al Chianti Classico Riserva 2023 troviamo un vino più austero, quasi da meditazione.
12 mesi di invecchiamento in un mix di botti grandi di rovere, barrique di secondo passaggio e vasche di cemento, prima dell’affinamento di due anni in bottiglia.
Minerale al naso, in bocca frutti rossi e neri, amarena, con tannini molto presenti.
Sorso pieno, acidità ed eleganza.


Ultimo assaggio per il Chianti Classico Gran Selezione 2021, (ancora non in commercio) dai terreni più preziosi dell’azienda, ricchi di scisto e galestro rosso.
Le uve vengono selezionate una prima volta in vigna e poi quasi acino per acino in cantina.
Se ne producono tra le mille e le tremila bottiglie, solo nelle annate più vocate.
Dopo la vinificazione il vino va 20 mesi in botte grande e successivamente tre anni di affinamento in bottiglia.
Vino potente, colore rosso rubino intenso e naso di fiori e frutti selvatici con note finali di sottobosco.
Ematico e speziato, elegante ed equilibrato, tannino setoso e asciutto.
Due aziende che sotto la guida di un imprenditore eclettico e appassionato e di un direttore di grande esperienza e conoscenza del territorio portano avanti l’una la tradizione e la classicità di un grande prodotto della viticoltura Toscana, l’altra dei vini quasi inediti per un territorio dall’anima rossista.



